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Il sistema degli accessi al parco del Cardeto ad Ancona

Tesi di laurea

Cristina Maria Ferrara

Relatore, Prof. Arch. Pippo Ciorra
Correlatore, Arch. Stefan Tischer
Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno, Università di Camerino
Anno Accademico, 2000-2001

L’area di progetto fa parte del più vasto sistema del Parco del Cardeto di Ancona. L’area è caratterizzata dal limite naturale della falesia, una rupe di cinquanta metri a strapiombo sul mare.
La difficoltà di raggiungere questa zona e la conseguente ‘invisibilità’ del Parco, mi hanno portato a scegliere l’accessibilità come tema iniziale del progetto.
Ho innanzi tutto considerato il Parco, come un sistema di stanze in collegamento labile (ma efficace) tra loro, dove più importante è ciò che risulta in grado di legarle alla città.
Di queste parti quella in cui insiste l’intervento, è localizzata tra il Baluardo dei Cappuccini e il Baluardo del Cardeto e si pone in continuità con il tracciato ottocentesco della città, oltre l’ostacolo visivo e spaziale costituito dalla ex-Caserma Villarey, oggi sede della Facoltà di Economia e Commercio. Qui, si determina un’interruzione, un momento di sospensione del metabolismo urbano; il limite storico costituito dalle vecchie mura risulta una soglia sgretolata.
Il programma è stato pensare a uno spazio attivo e vitale in cui si producesse cultura e avvenissero incontri. Quello che oggi viene considerato un limite, uno spazio che divide la città dal mare, acquista una propria consistenza, ospitando funzioni collettive che alimentano processi vitali.
Due nuovi accessi conducono a questo ‘paesaggio pubblico’: uno dal Piazzale antistante la ex-Caserma Villarey (Piazzale Martelli), l’altro da via Goito. Il primo è caratterizzato da una scala che teatralizza l’evento, altrimenti poco visibile; l’altro, posto sul tracciato della via esistente, ricuce semplicemente il tessuto della città con il sistema Parco.
L’elemento scultoreo della scala su Piazzale Martelli conduce a un percorso-parco di accesso articolato su tre livelli. Percorrendolo, si raggiunge l’ex-Polveriera Castelfidardo, pensata come spazio espositivo, attraversando così il Centro Civico. Articolato in tre volumi incastrati a formare una sorta di galleria, ospita uno spazio polifunzionale, una piccola sala conferenze, un bar ed un atelier per artisti. L’idea è quella di procurare più affacci possibile sul Parco circostante, creandomomenti di sosta, di incontro e di scambio, lungo un percorso in cui la moltiplicazione della quota zero permetta di fruire dei nuovi spazi insieme con il paesaggio.
Da via Goito si arriva invece all’Ostello e agli appartamenti per ricercatori e artisti. Questi volumi si relazionano direttamente con la consistenza dell’edificato esistente e hanno come ‘quinta’ il retrostante Baluardo dei Cappuccini. In questo caso, lavorando sul suolo, attraverso la moltiplicazione dei livelli di percorrenza e dei sistemi di accesso, ha preso forma un basamento articolato che supporta tre rigidi volumi.
Fanno parte del progetto due altri interventi che insistono sull’area attualmente occupata dalle strutture militari di servizio (le ‘Casermette’).
I Laboratori universitari sono ricavati sotto una grande copertura verde che prende corpo dalla modellazione del suolo e unisce, anche visivamente, le due strutture preesistenti conservate nel progetto, all’attuale parcheggio dell’Università. Dalla quota del secondo piano del parcheggio si accede alle aule e alla sala conferenze, mentre una rampa in salita permette di raggiungere la quota 54.00 e di qui si può giungere fino al belvedere sul mare.
Infine la forte e suggestiva testimonianza del Cimitero Ebraico (in funzione dal 1462 al 1864), giustifica la presenza dell’ultimo intervento: il Centro di Cultura Ebraica.
Allungato proprio a ridosso del muro di pietra e mattoni che separava l’area del Cimitero dalla zona delle Casermette, il Centro di Cultura Ebraica costituisce l’unico accesso al ‘Campo’.
Attraverso un percorso espositivo – documentario si arriva a un collegamento ipogeo che si apre proprio tra le caratteristiche lapidi abbandonate del Cimitero. L’idea è anche quella di mettere in evidenza punti panoramici e privilegiati del Parco, senza dover entrare nel museo, ma salendo sul tetto – terrazza del nuovo edificio.