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La bellezza delle cose future

Mostra sul Design delle Marche alla Mole Vanvitelliana di Ancona

Le rapide trasformazioni in atto nell’ideazione, nella produzione e nella distribuzione di beni e di servizi richiedono nuovi elementi di riflessione anche per il progetto, che sempre di più deve rielaborare i propri fondamenti metodologici per partecipare alla definizione delle strategie dell’impresa. Si sta quindi vivendo un periodo di ripensamenti, all’interno del quale occorre essere più competitivi nei confronti del mercato, più propositivi e responsabili verso gli utenti, la società, l’ambiente.
L’estetica dell’oggetto fine a se stessa, con le sue variazioni continue, rende il sistema delle cose instabile in termini percettivi e d’uso: le “popolazioni” degli oggetti esistenti attendono entro breve tempo di essere sostituite da altre che fanno le stesse funzioni ma che si presentano con fogge più alla moda. Occorre invece progettare e produrre cose che trovino il loro valore
nell’evoluzione delle loro prestazioni e che abbiano la capacità di adeguarsi in modo più efficace alle loro condizioni d’uso e di riuso. Quindi la bellezza delle cose deve essere determinata dalla scoperta di nuove relazioni che gli oggetti riescono a instaurare all’interno dei contesti in cui vivono, in modo da contribuire a introdurre nuovi modi di pensare e nuove visioni del mondo.
La mostra La bellezza delle cose, Il Premio Compasso d’Oro ADI e il Design delle Marche, che si è tenuta alla Mole Vanvitelliana di Ancona (9 marzo – 15 giugno 2003) ha evidenziato delle problematiche e degli argomenti particolarmente attuali per il mondo della progettazione e della produzione, come: il valore della tradizione locale, l’innovazione morfologica degli oggetti, la collocazione dei beni in fasce alte del mercato fino a diventare di lusso, l’espressività delle tecnologie e dei materiali, l’originalità nell’uso delle tecnologie, il sistema delle relazioni del prodotto. Su queste tematiche è stata messa a confronto la storia recente del design italiano, vista attraverso alcuni oggetti premiati e segnalati durante le diciannove edizioni del Premio Compasso d’Oro ADI, il più prestigioso in Italia e uno dei più importanti nel mondo, con prodotti e progetti di più di settanta imprese delle Marche. Il Compasso d’Oro Adi e il Design delle Marche sono così diventati due “personaggi” con ruoli non sempre nettamente distinti: in alcuni momenti il design italiano ha indicato alle imprese delle Marche dei percorsi di evoluzione del prodotto, o evidenziato come la metodologia del design consentisse lo sviluppo dell’impresa; mentre in altri momenti le Marche hanno realizzato dei modelli che sono diventati originali percorsi di sviluppo, significativi per l’intera produzione italiana. Pertanto la mostra ha cercato di confrontare i processi e le ragioni locali con le dinamiche di trasformazione nazionali: in questo contesto la storia è stata utilizzata come serbatoio di riflessioni per la progettualità futura.
Questo percorso si è posto anche un altro obiettivo: far emergere l’identità delle Marche, dove è il territorio nel suo complesso che diviene fabbrica. Quindi il disegno delle Marche è la sintesi dei processi di sviluppo delle singole imprese, il cui risultato deve poter divenire permanente, attraverso l’instaurarsi di un network di abilità finalizzate alla costituzione dell’identità del territorio come sistema ideativo, produttivo e commerciale di beni e di valori globali.

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