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La casa dell’architetto

Ristrutturazione di appartamento in condominio in Ancona

Luogo: Ancona, via San Marcellino
Progettista: Roberto Angeloni, architetto
Committente: Roberto Angeloni
Anni di redazione del progetto: 1993/1994
Anni di esecuzione dell’intervento: 1994/1995
Costo dell’intervento: £ 100.000.000
Imprese esecutrici: edilizia Lucarini, Ancona; falegnameria Clementi, Ancona
Dati dimensionali: appartamento 116 mq
Foto: Paolo Perina

Architettura minima che prende forma dalla pianta, che sente la città, che crea libertà.
E’ questo il tentativo di Roberto Angeloni di progettare lo spazio della sua esistenza. La sua casa, la casa dell’architetto, appunto. E non c’è niente di più difficile e pesante che costruirsi il proprio spazio, e viverlo costantemente, sperimentandone le scelte nella quotidianità, col rischio di vederne prima o poi superate alcune ed averle lì di fronte sempre a ricordarti l’«errore».
L’appartamento collocato in un condominio composto di tre corpi a formare una T, sito nella zona centrale di Ancona, presentava prima dell’intervento caratteristiche molto particolari, solo apparentemente penalizzanti e per questo più intriganti. La sua pianta stretta e lunga, infatti, tutta orientata a nord, guarda per nove finestre su undici verso il centro storico della città.
Il Guasco con il Duomo, il colle Cardeto e i Cappuccini fino al Passetto costituivano le viste percepibili dalle singole stanze poste in successione con unica eccezione sul retro: il bagno veniva banalmente posto come terminale del corridoio.
L’appartamento si concludeva, nella zona giorno, con la forma a punta dell’edificio, modellato da due vie. Lo schema distributivo di origine ottocentesca, applicato improbabilmente ad uno spazio oblungo.
Il progetto, concepito con un duplice percorso, prevede la creazione di una sequenza di stanze da un lato collegate fra loro da un corridoio tradizionale, dall’altro, a ridosso del muro verso la città, come in una casa rinascimentale, da “un giardino d’inverno”, attraverso aperture scorrevoli. La città è così percepita dall’interno dell’abitazione in un piacevole percorso continuo. La soluzione, oltre a rileggere i rapporti urbani, permette la massima flessibilità d’uso e la possibilità di far interagire compiutamente spazi fra loro attigui. Lo spazio assume una continuità quasi da pianta libera. Ciò è stato possibile grazie allo spostamento dei bagni, spazi non permeabili, spostati nella nicchia al fine di rendere invece totalmente permeabile ad ogni cambiamento ed interrelazione lo spazio dell’abitare. La stanza da bagno, poi, con un’unica finestra, è stata pensata in maniera simmetrica divisa ed unita da una zona doccia-vasca in acciaio inox e vetro Madras progettata appositamente. I bagni così studiati possono essere due, oppure, aprendo le scorrevoli del box doccia, diventare uno spazio unico, vera e propria “stanza della salute” e non più mero spazio minimo funzionale. L’ingresso viene enfatizzato da un elemento di forte impatto scultoreo, un trilite appendiabiti e portaombrelli realizzato in legno, vetro e acciaio inox. Ad arricchire questo schema progettuale, così lineare, i due terminali: da un lato una cucina a penisola – vero e proprio nodo compositivo del complesso – dall’altro lato uno studiolo realizzato sulla testata del letto con funzione di scrivania, utile anche a rendere più utilizzabile nella giornata la stanza da letto e la sua finestra a est.
Tutto l’arredamento è stato progettato in maniera tale che chi lo utilizza abbia lo sguardo rivolto verso il paesaggio sia che prepari il cibo, che utilizzi le scrivanie o che si sdrai sul letto al fine di godere della vista esterna fino al mare. Gli spazi testimoniano di nuove specializzazioni: l’ingresso, la cucina e il soggiorno; la camera, la scrivania e il terrazzino; la stanza da bagno. Tutto legato allo spazio esterno che entra prepotentemente e con l’architettura traccia il filo della vita.
I luoghi architettonici come modelli abitativi.
L’arredo fisso, interamente disegnato, è in legno di doussié. Il parquet, in doussié industriale, percorre tutta la casa e ogni stanza viene colorata con i soli colori delle sedute.
L’utilizzo del vetro tipo Madras serve, oltre che a dare continuità allo spazio, anche ad aumentare e rendere di volta in volta diversa, a seconda dell’inclinazione, la luce del nord, altrimenti monotona e fredda. Non potendo la luce comporre o scomporre le masse e non potendoci proteggere da essa o concederci ad essa, si crea tuttavia l’esperienza di vedere modificata l’atmosfera della casa nell’arco della giornata.
Una serie di schizzi autografi di Umberto Riva relativi ad una sua esperienza anconetana campeggia in un angolo discreto dello spazio, a testimoniare in qualche modo di una presenza importante.