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La casa rossa al porto Senigallia

Sopraelevazione di un edificio in area portuale 

Intervento: Ristrutturazione di edificio in area portuale
Luogo: Senigallia (AN), porto
Progettisti: D.L. Fabio M. Ceccarelli, Michele Gasparetti
Collaboratori: Marco M. Ceccarelli, Enrico Quagliarini
Committente: il Timone srl vendita imbarcazioni nautiche da diporto
Anno di redazione: 1997/2004
Costo dell’intervento: 218.000 euro
Dati dimensionali: mq.137
Ditte esecutrici: Kaufmann Bautechnik, Canducci Hollservice-Pesaro,
opere in legno, Della Ceca-Civitanova, infissi Punto Luce-Senigallia,
imp. elettrici-illuminotecnica Casarredo-Fano,
forniture, Schiaroli Elso-Senigallia, impresa edile
Coordinamento: Marco Argentati
Sicurezza del cantiere: Marco Volpi
Foto: Paolo Semprucci

A chi osservi la città di Senigallia, l’area portuale appare chiaramente costituita dai recinti monofunzionali dei servizi, delle fabbriche, dei cantieri nautici che serrano gli specchi d’acqua delle varie darsene; tra questi uno, più piccolo degli altri, di proprietà della società “Il Timone” si situa al termine del lungomare Mameli e all’intersezione con uno dei collegamenti col centro della città.
Al suo interno, circondato su due lati da un fabbricato a forma di elle e sui rimanenti da un muro di recinzione alto un piano, era posta una piccola costruzione a pianta rettangolare costituita da un piano fuori terra ed un sottotetto. Il progetto prende partito proprio dalla semplicità dell’impianto originario e dalle esigenze funzionali di aumentare, seppure di poco, il volume del piccolo edificio; così mantenendo la parte basamentale in muratura e soprelevandola con un materiale diverso abbiamo cercato di dare cifra al progetto. La costruzione si misura da un lato con la grande dimensione delle fabbriche vicine e dall’altro con la presenza delle imbarcazioni ormeggiate a pochi metri di distanza nelle banchine. Essendo l’edificio molto piccolo, doveva trarre forza nella semplicità dell’impianto, dunque due corpi sovrapposti ed identificabili per diversità di materia, ed una forma molto semplice in pianta; la casa è un parallelepipedo con sovrapposto un tetto a due falde aggettante su uno dei lati corti. Al corpo di fabbrica si aggiungono il balcone in acciaio proteso sulla darsena, ed il pontile di ingresso anticipato da una scala in cemento a vista realizzata con casseri metallici che guadagna il primo livello partendo dalla corte interna. L’intervento è stato quindi concepito come due corpi distinti con la parte in sopraelevazione che ricalca la sagoma della base ristrutturata.
Il materiale utilizzato nell’intervento segnala in modo netto la sua duplice natura: la base è in muratura portante e cemento armato e si presenta fortemente connessa con lo spazio della corte, la pavimentazione in pietra di Trani Minervino a grandi lastre prosegue in continuità dall’esterno all’interno; tutto il corpo sovrastante è invece realizzato in legno dai solai, alla copertura ventilata, fino al pacchetto di tamponatura delle pareti con la seguente stratificazione: dogato di larice verniciato rosso, coibente rigido, camera d’aria, pannello di lamellare di larice, multiplan di abete verniciato di bianco. Le pavimentazioni del 1° piano e del soppalco sono in tavole di cedro su solaio in cassettonato sempre di cedro ed anche a questo livello il pavimento interno corre all’esterno nel balconcino e nel pontile di ingresso.
Fabio M. Ceccarelli, Michele Gasparetti

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