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La Chiesa della Resurrezione a l’Aquila

Completato il progetto di Nothing Studio. Colloquio con Enzo Eusebi

L’esperienza del terremoto sembra avere suggerito di lavorare ad un format di chiesa che si possa in un certo senso spostare e adattare a contesti molto diversi. A partire dalla forma, dalla scelta dei materiali, dalla tecnologia sostenibile, dalla sua adattabilità ai contesti: è così?

Siamo partiti dai macro “temi-problemi” che attanagliano il capoluogo abruzzese dal sisma dell’aprile 2009 quali la gestione delle risorse energetiche, l’identità urbana, l’economia immobiliare, le pratiche da attuare per tornare ad abitare il cuore della città e molti di questi sono scaturiti dopo la risposta insediativa straordinaria rappresentata dal progetto C.A.S.E. L’Aquila deve affrontare le conseguenze negative di un consumo di suolo eccessivo, di un nuovo policentrismo urbano a seguito della nascita di diversi quartieri in pochi mesi e la conseguente ghettizzazione degli stessi e quindi abbiamo scelto la “nuova” periferia sperando che poi attorno alla chiesa nasceranno volumi e spazi a servizio della collettività. Volevamo che in qualche modo la città-tenda, insediatasi a seguito dell’emergenza, rimanesse nel ricordo e lo abbiamo cercato simbolicamente attraverso la tecnologia dei materiali utilizzati; un luogo rappresentativo e della memoria; una “tenda” per la dimensione religiosa e per il ricordo civile. La forma è stata il secondo interrogativo che ha dato inizio alla riflessione progettuale. Se le forme storiche non sono riproducibili in quanto tali, perché non esistono più le condizioni che le avevano generate, abbiamo ricercato la soluzione attraverso il dialogo con la simbologia “cattolica”: la croce, il sacro lenzuolo coniugate alle qualità “naturali”, gli elementi della natura reale: la luce, il sole, l’acqua, l’aria che, volutamente, attraversano di rimbalzo lo spazio progettato. Il risultato è una forma mutevole nel senso che si sottrae all’immagine fissa (nelle prospettive canoniche e nelle ore del giorno). Il progetto di una chiesa è particolarmente importante perché in esso è immediatamente visibile il problema del rapporto tra edificio e comunità, e tra esterno e interno. Abbiamo cercato di reinterpretare il tema del passaggio attraverso l’acqua, quattro soglie che si attraversano per entrare in uno spazio “altro”, nella successione di sagrato, nartece, protiro, porta. Il “passaggio” è ricco di significato: l’acqua assume il duplice significato di “nascita” (battesimo) e “morte” (la veglia pasquale, notte battesimale per eccellenza).

È corretto parlare, con un paradosso, di chiesa temporanea?

Sì, forse… ma tutto è insito nella definizione “che cos’è il tempo?” È il tempo a sancire e a governare da sempre il rapporto fra architettura e storia ed è il tempo che evidenzia la capacità dell’architettura di essere tramandata ai posteri, di essere eredità e testimonianza, di divenire simbolo caratterizzante di un determinato periodo storico. Così, il progetto della chiesa vuole appropriarsi del tempo o meglio di una frazione di Tempo controllandone lo stato (emergenza=ricordo); strumento indispensabile per rispondere a realtà in continuo divenire e soggette a trasformazioni violente e repentine (come quelle generate dal terremoto). In questo senso è da definirsi “temporanea”.

Per restare all’esperienza concettuale, poiché ancora l’iniziativa resta a livello potenziale, qual è l’identità più forte che avete voluto dare alla ‘Chiesa di Tessuto’, lei come progettista e la Curia come committenza?

Il progetto per la realizzazione della Chiesa della Resurrezione nasce in suffragio delle 308 vittime del terremoto, alle quali sono state idealmente dedicate altrettante sedute. Come precedentemente illustrato i criteri adottati sono frutto di scelte fondamentali, quali la tendenza al concetto di “impatto zero” nell’uso di materiali e tecnologie adeguate, quindi anche dell’involucro passivo, ossia della costruzione low-tech (a basso impatto tecnologico), concetto apparentemente “inappropriato”, considerando l’elevato valore innovativo dell’intera operazione. Riteniamo che l’innovazione non risieda esclusivamente nella tecnologia, ma nell’uso consono che ne abbiamo fatto; infatti in questo caso sistemi costruttivi e materiali adottati realizzano per la prima volta uno spazio sacro permanente. Forse per rispondere alla domanda, l’identità più forte è proprio nella replicabilità. La chiesa, seppur concepita per essere realizzata a L’Aquila, in linea generale potrebbe rappresentare un modello costruttivo, replicabile all’infinito, in tutte quelle situazioni di emergenza e non.

L’idea che già contenga accanto al nome anche la dicitura del materiale con cui verrà realizzata è un interessante cortocircuito: è voluto o casuale?

Casuale e forse adottato dai media proprio dopo la richiesta di pubblicazione del progetto sul sito di una nota azienda di abbigliamento internazionale (Costume National); da lì poi si sono alternate varie definizioni da Chiesa del Suffragio a Chiesa dell’Emergenza. L’architettura temporanea che generalmente costituisce uno dei nostri settori di ricerca e di sperimentazione legato al controllo dimensionale e costruttivo di spazi effimeri destinati all’emergenza (e l’emergenza tuttavia doveva rimanere nel ricordo della tragedia), risulta un patrimonio di sperimentazione di tecnologie innovative. Il progetto si realizza attraverso la codificazione delle diverse fasi costruttive, quindi perché non rispondere anche alle esigenze del recupero e all’impiego di materiali della demolizione ma soprattutto perché non risolvere la problematica dell’involucro attraverso nuovi materiali intervenendo nella sfera della micro-materia? Al ridotto impatto della fase umida o bidimensionale, in cui si realizzano le opere di fondazione e che prevede anche il recupero di macerie del terremoto, segue la fase secca o tridimensionale, in cui si istalleranno tutti gli elementi costituenti il volume sacro, la struttura portante in legno lamellare e il tessuto/membrana in triplo strato che permette la coibentazione e contemporaneamente il passaggio di luce naturale filtrata. L’ETFE (fluoropolimero termoplastico) ha risposto alle richieste. Si tratta di un materiale plastico progettato per avere un’alta resistenza alla corrosione in un ampio spettro di temperature che assicurerà all’interno un clima estivo anche nei mesi più rigidi. La trasparenza dell’ETFE assicura il passaggio di luce naturale all’interno; durante l’inverno la formazione di ghiaccio dell’involucro sarà impedita da un sistema di controllo climatico che spingerà aria calda verso la superficie interna della tenda; sistema che impedirà inoltre la formazione di correnti d’aria discendenti.

Davanti alla devastazione dell’Aquila e alla difficoltà di salvare molte delle sua chiese storiche e monumentali, l’idea di rilanciare con la realizzazione di una chiesa di nuova concezione appare come una sfida a più livelli: dalla traduzione dell’idea contemporanea del Sacro alla costruzione di un luogo di aggregazione che faccia comunità, oltre lo stesso culto. Rispetto a queste due polarità come si colloca la Chiesa della Resurrezione?

Nell’arte contemporanea, il significato di “sacro”è divenuto irriconoscibile; si è camuffato in forme, propositi e significati che sono apparentemente “profani”; non è scontato, com’era per esempio durante il Medioevo; non si riconosce immediatamente e facilmente, perché non è più espresso attraverso il convenzionale linguaggio religioso. Noi al contempo volevamo definire uno spazio di riguardo, inviolabile, sacro nell’accezione che rimandasse direttamente all’etimologia della parola: circoscritto, ristretto, separato. Limite e soglia, confine e passaggio, la Chiesa della Resurrezione si costituisce sempre come rapporto – quando esclusivo e privato (attraverso il passaggio sull’acqua), quando collettivo e condiviso (attraverso la condivisione dello spazio interno). A progetto ultimato ci siamo chiesti se a un edificio come la chiesa fosse stato lecito richiedere qualità estetica, significato, eloquenza, espressività oltre che sia “chiesa”, in senso proprio cioè luogo della comunità e luogo di preghiera. Se il cuore della chiesa è l’aula – là dove la comunità si riunisce – ci siamo ricordati che bisogna prepararsi, per entrare in quell’aula. Lo spazio della chiesa diventa quindi speciale; è spazio “qualitativo” e richiede un tempo “qualitativo”. Ecco che la chiesa necessita di uno spazio anteriore: che serva per la preparazione, per l’introduzione e che, nel contesto dello spazio urbano, la qualifichi (ecco l’acqua). Non siamo partiti da una facciata che competa in altezza o ricchezza con i palazzi della città ma da uno spazio che la stacchi e la identifichi.

Se l’oggettività del pensiero moderno ha irrimediabilmente smarrito la concezione del luogo come forma simbolica, ecco che il progetto Chiesa della Resurrezione vuole invece ripercorrere il senso della tradizione attraverso la scelta del sito, della collocazione, dell’orientamento utilizzando però un linguaggio attuale, sfrondato di qualsiasi stratificazione secolare.

L’entusiasmo e la collaborazione con cui la dirigenza ha accolto il progetto – congiuntamente all’atmosfera drammatica del territorio – sono stati elementi decisivi per scegliere questa città disastrata in cui l’interesse per l’arte e l’architettura contemporanea è relativamente in secondo piano rispetto alla risoluzione dei problemi legati alla ricostruzione.
Tuttavia lo spazio architettonico, realizzato grazie a un apparato tecnologico originale, dopo un’attenta valutazione, ha integrato alle funzioni liturgiche una ricerca degli elementi simbolici in considerazione anche dell’astronomia e della cultura religiosa rispetto al mistero della Resurrezione. In passato le costruzioni architettoniche sacre erano assimilabili agli edifici astronomici. L’Aquila fu edificata non solo guardando la pianta della città di Gerusalemme, ma anche disponendo i principali monumenti in modo da ridisegnare a terra la costellazione della stella Altair. Le città rappresentavano segni tangibili di qualcosa di più grande che consentiva a chi le abitava di sentirsi perfettamente inserito in uno spazio accogliente e denso di significato celeste. Colle Maggio rappresenta in questa città un modello di questa condizione culturale del sacro. Nel progetto della Chiesa della Resurrezione si è ritenuto opportuno collegarsi a questa antica tradizione verificando alcune condizioni della mappatura celeste sul territorio aquilano, adattandola all’angolo dell’azimut rispetto alla linea d’orizzonte (asse est-ovest effettivo), del giorno di Pasqua (04.04.2010) o di Resurrezione. Dal sagrato al portale si accede attraverso uno spazio d’acqua che costituisce un elemento di transizione tra l’esterno e l’aula; esso contiene il campanile (ipogeo), con il ricordo della sua antica posizione “esterna” all’aula. Il soffitto dell’aula è ritmato, nella permeabilità del tessuto dalla tettonica primaria delle fitte nervature trasversali della struttura a croce. Due leggere “vele” semi sospese circoscrivono l’area presbiteriale, realizzando un fondale prospettico dalle elevate capacità acustiche. Pochi materiali per (ri)costruire: legno e tecno tessuto.

(Intervista di Cristiana Colli).