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L’architettura

Daniele Frulla, Fabio Tarabelli

L’architettura in generale e quella degli spazi chiusi in particolare, deve poter essere “gustata” dall’utente come una buona portata di un gourmet, o del tanto di moda  slow food; deve cioè dare il senso del bello e del buono nell’osservarla, deve emanare colore come senso della vita e del mondo naturale che ci circonda; deve sentirsi il  profumo dei materiali (meglio se naturali) che la costituiscono e la caratterizzano; deve dare gioia e allegria nel viverla, far sentire a proprio agio chi la vive e la frequenta in base al suo modo di vedere il mondo; può essere semplice o elaborata, con una “poetica” più o meno espressa, ma sempre mantenere un equilibrio ed una eleganza formale. Chi fa dell’architettura deve interpretare al meglio, indirizzare, e far emergere il “senso del bello” che c’è dentro a tutti noi potenziali committenti, far prevalere quella voglia di vedere un manufatto realizzato bene tanto da far diffondere a partire anche da piccole cose come queste, quel senso collettivo per il “gusto” delle cose belle e di qualità, anche se semplici. Da qui forse in un tempo non troppo lontano si potrà cominciare a vedere delle città, dei paesaggi più coerenti con il vero spirito umano e non più sopraffatti dalle “brutture” che la società spesso ci impone. Come oggi sempre più persone iniziano a capire quali sono i veri piaceri della vita, tra cui un buon e bel piatto da gustare con un vino di qualità, un bel film, una bella mostra, un bel paesaggio, un bel centro storico ancora integro ed originario, un bel pezzo di design; così forse un domani prossimo inizieranno a pretendere che le loro città, i loro luoghi di lavoro o svago siano più “belli” e di qualità, dove vivere diventa più piacevole, luoghi fatti di cose semplici o complesse ma “di gusto”, dotati di qualità architettonica e non pensati come  sola edilizia per il riparo dalla natura. Buon lavoro e, buon “gusto” a tutti!

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