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Le città ideali

L’utopia del Rinascimento a Urbino tra Piero della Francesca e Raffaello

Il principio fondante che ha guidato la progettazione è la modulazione prospettica di volumi autoportanti, modellati per restituire continue suggestioni visive ed emotive tra le diverse opere, gli spazi e i singoli elementi del palazzo.

La mostra allestita nel 2012 nel Palazzo Ducale di Urbino offre l’opportunità di ammirare, per la prima volta, la tavola dipinta con la Città ideale della Galleria Nazionale delle Marche accanto ad un’altra “città ideale”, di analoga impostazione, conservata nella Walters Art Gallery di Baltimora. Un’occasione unica per approfondire la conoscenza di opere così singolari e misteriose e per cogliere il senso delle utopie in esse rappresentate.
Accanto alle due tavole sono esposti, in 455 mq di sale, oltre 50 fra dipinti, sculture, tarsie, disegni, medaglie, codici miniati e trattati di architettura che illustrano a tutto campo la felicissima stagione vissuta da Urbino, piccola capitale cerniera fra le terre di Toscana, Umbria, Marche e Romagna. Sono presenti opere di Jacopo de Barbari, Piero della Francesca, Luca Signorelli, Fra’ Carnevale, Domenico Veneziano, Sassetta, Mantegna, Perugino, Bramante e infine Raffaello, che, formatosi pienamente nella cultura urbinate, diverrà uno dei grandi “architetti” del Cinquecento.
Il progetto espositivo racconta questo raffinato contesto inserendolo in piena armonia in un contenitore, il Palazzo Ducale appunto, entro il quale i tanti artisti presenti in mostra hanno trovato ispirazione. Da qui la necessità di far convivere la valorizzazione delle opere con la sublimazione delle armoniose spazialità rinascimentali delle sale ducali. L’allestimento si è inserito nel pieno rispetto dei luoghi ed ha condotto ad una sintesi tra gli ideali architettonici espressi e le istanze di un’esposizione temporanea, flessibile e articolata, attenta all’uso dei materiali e del colore. Il principio fondante che ha guidato la progettazione è la modulazione prospettica di volumi autoportanti, variamente composti e modellati per restituire continue suggestioni visive ed emotive tra le diverse opere e, attraverso scorci creati ad effetto, con gli spazi e i singoli elementi del palazzo. Anche le opere d’arte, come le sale ducali, vengono proposte al pubblico attraverso l’esaltazione della visuale prospettica, collocate all’interno di nicchie di diversa dimensione e profondità, ora schermate con vetri, ora lasciate alla visione ravvicinata ed intima dello spettatore e inquadrate da una cornice che spezza il piano espositivo accompagnando la vista verso l’opera. Si è tentato di restituire, attraverso un’attenta analisi del colore, il cromatismo dei raffinati elementi decorativi in pietra. Il bianco avorio delle cornici e dei capitelli viene riproposto negli elementi dell’allestimento e modulato nelle sue tonalità più scure negli sfondi delle nicchie.
Grande attenzione è stata data al progetto illuminotecnico (realizzato in collaborazione con Titta Buongiorno e Volume) che, a partire da inderogabili condizioni di conservazione delle opere, ha privilegiato il delicato contrappunto tra una minimale illuminazione d’ambiente, volta ad esaltare esclusivamente gli elementi decorativi del palazzo ducale ed un’illuminazione più precisa e concentrata sulle singole opere. Sono state utilizzate differenti tipologie di fonti luminose, dalle più tradizionali lampade a fluorescenza alle lampade a led, scelte in base alla temperatura colore adatta ad esaltare il cromatismo originario e i dettagli di cui le opere sono ricchissime. Nel Palazzo Ducale, limitatamente alle sale di mostra, e proprio in occasione di questo evento è stato attivato, grazie ad un progetto realizzato dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici, un sistema di climatizzazione e di controllo dell’umidità permanente, adeguato agli standard internazionali di conservazione delle opere d’arte, flessibile ed integrato al progetto di allestimento temporaneo.

Studio Salmoni Architetti Associati


 

La città ideale nel Rinascimento

Il tema della città ideale è un tema ricorrente nell’intera storia dell’umanità, ma è presente in particolare nel Rinascimento, nel momento in cui la storia italiana, caratterizzata fin dall’antichità da una grande urbanizzazione, ritrova gli ideali della classicità e li riporta all’attualità, quando la città riprende nuovamente il ruolo centrale di luogo fondamentale per l’attività dell’uomo. È a Firenze che Leonardo Bruni accosta per primo la struttura architettonica della città alla struttura politico sociale, che ha come fine l’armonia. La riflessione sulla città ideale era peraltro organicamente legata agli studi, che si concretizzano all’inizio del secolo, sull’osservazione delle architetture classiche. A questo si accompagna la nuova consapevolezza della dignità dell’uomo artefice, e, come afferma Garin, nasce la “fiducia umanistica nell’uomo, nella sua capacità di edificare”.
Alla corte di Urbino e al suo “Rinascimento matematico”, (Chastel), è legata una visione, teorizzata dal grande matematico Luca Pacioli, per la quale la realtà, data dalla creazione divina, è regolata dai rapporti matematici, che rappresentano quindi la misura divina della realtà visibile e sui quali si deve basare l’uomo nel riprodurre la realtà, soprattutto nel ricreare lo spazio reale dell’architettura.
La prospettiva rinascimentale è alla base della costruzione dello spazio reale e le tre famose tavole, nate sicuramente in ambito urbinate, rappresentano “un esempio perfetto della tangenza fra prospettiva e urbanistica” per cui “L’utopia della città ideale è il punto di incontro del pensiero politico e del pensiero estetico” (Argan). Alberti afferma che “architetto chiamerò colui che con metodo sicuro e perfetto sappia progettare razionalmente e realizzare praticamente”. Non è un caso lo stretto rapporto che intercorre fra Federico e l’Alberti, i cui concetti si rispecchiano nel più importante edificio realizzato da Federico – il palazzo ducale di Urbino –, che verrà definito da Baldassarre Castiglione proprio una “Città in forma di palazzo”.
Lorenza Mochi Onori

Intervento allestimento della mostra “La Città Ideale. L’utopia del Rinascimento a Urbino da Piero della Francesca a Raffaello” a cura di Lorenza Mochi Onori
luogo Galleria Nazionale della Marche, Palazzo Ducale, Urbino 6 aprile/8 luglio 2012
progettisti Studio Salmoni Architetti Associati arch. Vittorio Salmoni con arch. Carla Lucarelli e arch. Giovambattista Padalino
committente Gebart spa
redazione del progetto 2011
realizzazione 2012
costo 150.000,00 euro
dati dimensionali opere n. 50, mq 455
caratteristiche tecniche particolari: strutture totalmente autoportanti
foto Andrea Pacioni