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l’Hotel che ospita l’arte: Alexander Museum Palace

progetto di Marco Tamino

Un’architettura “minimalista” era l’unica scelta possibile per la natura e la complessità del lavoro che avevamo di fronte. Si trattava di inserire un elemento nuovo e consistente dal punto dimensionale su di una struttura preesistente molto caratterizzata dal punto di vista compositivo che non volevamo alterare e si trattava anche di confrontarsi con un ambiente costruito circostante eterogeneo, molto confuso e disordinato. L’immagine delle nostre città è in generale così carica di contrasti, di accostamenti casuali, di decorazioni e di arredi vecchi e nuovi che si sono sovrapposti nel tempo, da rendere ormai improponibile quell’ingenua effervescenza e quell’esibizionismo progettuale narcisista che ha caratterizzato l’architettura della postmodernità.

Nelle zone turistiche pesaresi la caotica eterogenesi urbana appare ulteriormente acutizzata da una spensierata cultura del loisir e dalla voglia di riconoscibilità che le varie strutture turistiche, con l’aiuto di spensierati progettisti, si sentono in dovere di esprimere e che ha prodotto una massa magmatica di elementi edilizi insulsi e incongruenti impegnati in una fastidiosa competizione di forme, di volumi, di colori e di decorazioni insignificanti che dagli anni ’50 in poi, ha offuscato le poche architetture superstiti della città giardino novecentesca.

Né io né Nani (nome d’arte dell’eclettico, irrefrenabile e geniale committente dell’Alexander) siamo interessati a queste desolanti competizioni: la scelta controcorrente alla quale abbiamo lavorato è stata quella della sobrietà, di un’immagine dell’edificio composta e volutamente poco appariscente, e di tenere sotto controllo le inevitabili diversità legate all’innesto tra vecchio e nuovo. Un unico colore, il bianco, copre le nuove parti progettate e quelle preesistenti, gli impianti, le ringhiere, le cornici e gli infissi; insomma tutto l’edificio fatta eccezione per le sole parti vetrate, è coperto dallo stesso colore. L’omogeneità cromatica è stata un’idea di Nani sulla quale ci siamo trovati immediatamente d’accordo: rappresenta infatti un metodo efficace al quale ricorro spesso quando si tratta di controllare realtà diverse. Nella ristrutturazione della Stazione Termini di Roma l‘impiego estensivo di un solo colore (in quel caso il grigio metallizzato) mi ha permesso di ricomporre visivamente per quanto possibile le diversità e la complessità dei nuovi elementi architettonici introdotti. E non escluderei che una scelta di questo genere possa essere applicata con successo alle varie disordinate strutture turistiche che compongono il waterfront pesarese: tutto bianco con poche sfumature e con la sola eccezione del verde delle nuove alberature che si potrebbero inserire tra gli edifici. Naturalmente la formula minimalista non si riferisce tanto alle scelte cromatiche quanto ad una maniera di pensare l’architettura e il disegno urbano, che scarta le vistose esibizioni architettoniche e le immagini appariscenti che si banalizzano e si consumano rapidamente, concentrando l’interesse sull’equilibrio del disegno e della composizione, e su pochi elementi concettualmente significativi che a volte, apparendo anche solo tra le righe, rendono percepibile l’originalità, i contenuti e la qualità del progetto. L’ampliamento e la ristrutturazione dell’hotel Alexander, sviluppato con la collaborazione di Paolo Marconi, segue questa strada proponendo una geometria semplice, primaria del volume aggregato alla base del corpo di fabbrica preesistente che ospita l’ampliamento dei servizi dell’albergo e le nuove suite del primo piano, disegnando una partizione equilibrata dei pieni e dei vuoti sulle superfici. La scelta del materiale con cui queste sono realizzate – lastre composite di polietilene e alluminio pre-verniciato – sommano elevati requisiti tecnici alla versatilità necessaria per risolvere con semplicità ed eleganza tutti i dettagli costruttivi. La hall/reception e gli spazi che ospitano i servizi al piano terra, formano un contenitore neutro destinato ad ospitare prestigiose opere d’arte, che si prolunga visivamente all’esterno verso la vasca/ piscina che si trova immediatamente a ridosso degli infissi e verso il mare. Il volume dell’albergo si conclude in alto con le lastre di cristallo che proteggono il roof terrace senza limitare la straordinaria vista del mare e del vicino “monte” Ardizio. E infine gli elementi-segnale: come la pensilina di vetro opalino retro-illuminato e l’insegna che assieme alla stele di Cucchi, indicano l’ingresso e come la grande vetrata a doppia altezza che dalla strada lascia intravvedere il concept che Nani ha scelto per sviluppare questa sua nuova struttura: incrociare il tema ospitalità con l’esperienza della creatività e della cultura artistica del nostro territorio.

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