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Linea guida: il dna

Da casa colonica ad agriturismo senza perdere l’anima

A+studio
Franco Costarelli
Mario Sardella
Pamela Ciattagli

Intervento: ristrutturazione di casa colonica per attività agrituristica
Luogo: Rosora (AN)
Progettisti: A+studio: Franco Costarelli, Mario Sardella, Pamela Ciattaglia
Collaboratori: grafica: Luca Montenovesi;
relazione geologica: Studio Bernardini
Committente: Pratelli6 Agriturismo in Rosora
Anno di redazione e di esecuzione: 2004/2006
Imprese esecutrici: opere murarie e movimenti terra: Cotogni Adriano, Castelbellino (AN), Gasparini Gianfranco
e Claudio, Castelplanio (AN), impianto elettrico:
Vignati Andrea, Cingoli (MC), impianti termoidrici:
Termoidraulica Bramati, Castelplanio (AN)
Imprese fornitrici: materiali edili: Gagliardini Edilizia, Monte Roberto (AN); arredamento: Cantori, Ancona; Contemporaneo, Serra de Conti (AN); Elica, Fabriano (AN), Cucine Gatto, Ancona; opere in legno: Faltech Serra de Conti (AN); illuminazione Effettoluce Castelfidardo (AN); infissi: Evolux, Serra de Conti (AN); opera da pittura: Art Color Castelplanio (AN)
Caratteristiche tecniche particolari: fitodepurazione

Foto: Pamela Ciattaglia, Riccardo Stornati

Il telefono squilla. Rispondo, dall’altra parte Gianfranco che chiede la disponibilità dello studio di assumere l’incarico per il progetto del suo agriturismo, ed io senza esitazione accetto con la consapevolezza del rischio che mi sarei assunto. Già dal primo incontro sul posto rimasi subito folgorato dal vigneto che abbracciava tutta la casa, dal panorama e dalla pace che il luogo emanava. Nella mia mente si affollavano flash come fotografie istantanee di una vecchia polaroid e già mi immaginavo il passato e il futuro. Pensieri che si intrecciavano alle parole: slow, local, sostenibilità, paesaggio, storia. La nostra storia la nostra cultura. Ma subito anche il dubbio: come conciliare la semplicità della vita contadina con la tecnologia odierna? Come far andar d’accordo il wi-fi con i fiori di zucca fritti? Come non cadere nella trappola degli stereotipi? Come dare corpo, anima e nuova vita al tutto? Mi prefiguravo vecchi gesti, tradizionali segni eseguiti quasi con sacralità, come prendere in mano la nuda pietra dal campo appena arato e trasformarla in qualcosa di vivo, la casa, “l’ara”; sapienti e antichi selcini che con cura cercano le venature giuste, con colpi secchi e precisi, come quelli di una fiorettista che colpisce l’avversaria per l’ultimo punto vincente. Il tutto mi riportava all’infanzia, alla casa del contadino, al lampadario della sala, alla bigattiera, alla stalla, ai colori, tra i quali primeggiava il bianco perché si era data la calce con il suo profumo inconfondibile: ”disinfetta”, dicevano; al rosso pompeiano delle pareti esterne dato con la scopa, ai semplici mobili fatti e recuperati. L’orto, i recinti in canne, le erbe officinali per cucinare, poche lampade, la dignità della stanza da letto per eccellenza, la camera matrimoniale. Tutto in casa. Il mondo di allora era piccolo le distanze erano incolmabili. Più a favore e meno contro. Ho voluto che tutto questo rivivesse, perché quei ricordi sicuramente erano anche di Gianfranco, uno dei proprietari. Con l’aiuto prezioso di Mario e Pamela, il lavoro è iniziato. L’intenzione fortemente sentita da tutti era quella di arricchire l’arredo con alcuni oggetti di nostri amici, per questo il quadro di Simona Bramati ed altri di Fulgor Silvi, artista molto attento alla sperimentazione dei segni e dei colori. Inoltre non potevano mancare i piatti ed alcune tazze di Sandro Catani. Molti arredi sono stati disegnati da noi stessi coadiuvati dalle maestranze del luogo. Volevamo che il tutto fosse molto sobrio, essenziale, come la vita contadina e come è nel nostro dna, ma non per questo non raffinato, nulla di sfacciato, niente di urlato. Volevamo dimostrare che in zona esistono delle eccellenze che parlano, ma sottovoce, senza rumore, senza clamore, attraverso le sensazioni.

Franco Costarelli

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