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Lo spazio del silenzio

Il palco per la celebrazione liturgica di Papa Benedetto XVI a San Marino

Intervento palco per la celebrazione liturgica di Papa Benedetto XVI luogo Stadio di Serravalle, Repubblica di San Marino, 12 giugno 2011
progettisti arch. Simone Subissati, ing. Massimo Orselli
collaboratori Marzia Luchetti (graphic design), arch. Nicoletta Mosca geom. Danilo Manzotti; ArtExpò, San Marino (allestimento)
committente Diocesi di San Marino— Montefeltro
redazione del progetto/ realizzazione 2011

Come in un processo di sottrazione, lo spazio esterno penetra nei limiti del volume disegnato dalle forme della geometria elementare e vi si confonde. Il vuoto (il silenzio) generato è attraversato dal mistero.Un’opera dal carattere sacro – seppur temporanea – dovrebbe avere la proprietà di generare intorno a sé uno sguardo di silenzio, uno sguardo diverso sulla realtà, crudo, astratto, grazie al quale il mondo si offre sotto il segno della contemplazione.

Attraverso questo silenzio non si ottiene di fuggire dal reale o soppiantarlo. Piuttosto di coglierne le dimensioni occulte e nascoste. Come si possono coniugare silenzio e forza? Il progetto tiene conto dei seguenti fattori: scopo della struttura e suo carattere sacro; carattere temporaneo della struttura; contestualizzazione nello spazio e nel tempo.

LA STRUTTURA, TEMPORANEA E SOSTENIBILE
L’austerità può essere una scelta estetica così come un’esigenza etica. Il carattere temporaneo della struttura e la sua “sostenibilità” sono intesi in questo caso come una estrema funzionalità allo scopo. Un unico segno, un marcato sviluppo orizzontale e netto scaturisce dall’esigenza di definire e chiudere un intero lato dello stadio. Ma come in un processo di sottrazione, lo spazio esterno penetra nei limiti del volume disegnato dalle forme della geometria elementare e vi si confonde. Il vuoto (il silenzio) generato è attraversato dal mistero. Ciò significa che la struttura che tiene in piedi l’edificio non viene nascosta, ma è foderata da un leggerissimo tessuto bianco, una membrana che l’avvolge come un bozzolo. La parte absidale che è il cuore del progetto, è un arazzo tridimensionale dove lo scheletro Layher si fonde con i setti microforati in poliestere stampato. L’iconografia dell’arazzo che solitamente è a supporto dei crocifissi lignei, viene rievocata, reinterpretata e fissata velatamente nei diafani teli mesh dall’opera dell’artista Marzia Luchetti. Anche alla luce è affidato il compito di esprimere il senso trascendente. La luce filtrata dai tessuti contiene intonazioni molto diverse e in questo gioco di variazioni e contrasti – compreso l’effetto moirè dato dalla rifrazione attraverso i due diaframmi forati – si trova una delle chiavi del progetto.

Simone Subissati, Massimo Orselli