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Luce per le navate

Intervento di restauro e risanamento illuminotecnico per la Chiesa Parrocchiale di S. Andrea Apostolo

Intervento: Progetto illuminotecnico
Chiesa parrocchiale S. Andrea Apostolo
Luogo: Castelferretti (Ancona)
Progetto Lampada: Marco Turchi
Collaboratori: Daniele Carloni
Realizzazione: Light Contract by Flos
Anno di redazione: 2002
Anno di esecuzione: 2003/2004

Foto: Alessandro Ciampi

Intervento: Restauro della chiesa parrocchiale
S. Andrea Apostolo
Luogo: Castelferretti
Progettista: Marco Turchi
Collaboratori: Francesco Baiani, Francesca Vecchi
Strutture: Natale Puglisi
Committente: Arcidiocesi di Ancona
Restauro pittorico: Moreno Angelani
Restauro organo ‘700: Marco Fratti
Anno di redazione: 2002
Anno di realizzazione: 2004
Impresa esecutrice: Piccinini

Foto: Alessandro Ciampi

 

La costruzione della Chiesa Parrocchiale S. Andrea Apostolo risale al 1869. In stile neoclassico, di pianta rettangolare, ha una sola navata conclusa con abside e soprastante catino, il soffitto voltato a botte e lunettato in corrispondenza delle finestre. L’interno arricchito con lesene e cornici. L’altare maggiore si trova nell’abside e decorato da un paliotto in marmo con intarsi e rilievi, proveniente dalla vecchia chiesa; quattro altari, posti simmetricamente due per lato, sono inseriti in nicchie voltate. Sopra la porta d’ingresso si trova la cantoria con un organo settecentesco opera dell’organaro veneto Pietro Nacchini. L’organo è racchiuso in un elegante cassa lignea, addossata alla parete della controfacciata, decorata con laccatura policroma e festoni. I decori e le pitture, che ricoprono completamente l’interno, risalgono al 1927 e sono state realizzate dai fratelli Bedini di Ostra. L’intervento si configura come restauro e risanamento conservativo e si presenta come un insieme sistematico di opere finalizzate alla conservazione dell’edificio. Il progettista si è concentrato in particolare sulla struttura lignea del tetto e della cantoria della chiesa. Il tetto a capanna appare nei suoi elementi costitutivi come un insieme di capriate e terzere di legno di larice, travetti d’abete e pianelle su cui sono collocati i coppi. Nel tempo l’incuria e le infiltrazioni d’acqua hanno causato una serie di stati deformativi che hanno intaccato profondamente la funzionalità della struttura.
Inoltre, l’acqua piovana, penetrando dalla copertura e cadendo sulla volta in camorcanna, ha provocato lesioni e in alcuni parti della struttura il distaccamento di parti di gesso, arrecando danni alle pregevoli decorazioni in tempera della volta e mettendo in pericolo la stessa incolumità dei fedeli. La struttura cantoria presenta danni meno invasivi, dovuti principalmente alla mancanza di manutenzione e alle infiltrazioni d’acqua piovana penetrata dalla parete della facciata principale, sopra il portone d’ingresso della chiesa. Su questo porzione architettonica si è intervenuti riducendo notevolmente la parete per fare posto alla cassa lignea dell’organo che si trova addossata. Per rendere agevole la manutenzione della struttura lignea del tetto, sopra la volta in camorcanna è stata realizzata una passerella in legno, fissata alle capriate, dalla quale è possibile accedere al sottotetto. L’intervento appare poco invasivo ma allo stesso tempo dona funzionalità e bellezza a un monumento di pregio della provincia anconetana.
All’inizio degli anni sessanta l’interno della chiesa era illuminato per mezzo di lampadari con struttura di legno. Alla fine degli anni sessanta furono sostituiti con lampadari di ottone. Negli anni settanta, la scarsa illuminazione della struttura aveva richiesto l’integrazione con gruppi di proiettori collocati sul cornicione e sulle superfici laterali della muratura. La realizzazione recente di alcuni lavori di restauro del tetto e delle decorazioni interne alla chiesa ha dato stimolo perché si provvedesse alla sostituzione del vecchio impianto elettrico e alla eliminazione di tutti i gruppi di proiettori e dei lampadari di ottone con nuovi corpi illuminanti. Il più moderno sistema di illuminazione è montato al centro della navata. Ogni corpo è costituito da tre anelli fissati su un’asta centrale. Ogni anello si differenzia dagli altri per dimensioni del diametro e per numero e caratteristiche dei corpi illuminanti che si presentano come tanti proiettori montati sugli anelli e alimentati attraverso alcuni trasformatori contenuti in scatole ellittiche fissate all’asta centrale del lampadario. Questi corpi offrono una grande versatilità nelle possibilità di orientamento che può avvenire indifferentemente sulle pareti o sulla volta o verso il pavimento rendendo la diffusione della luce omogenea su tutte le superfici. Tutto il sistema di illuminazione diretta e indiretta è collocato all’altezza di 10 mt sulla trabeazione. L’impianto è stato progettato per ottimizzare le potenzialità dell’impianto e per distribuire separatamente la luce dei lampadari in base ai diversi periodi liturgici e al tempo stesso e per rendere apprezzabile e godibile ai fedeli e ai visitatori sia l’architettura che le decorazioni pittoriche e gli arredi. Il progetto comprende la miscelazione della luce ad alogenuri metallici, molto apprezzata per il suo alto rendimento e per la compattezza delle fonti e la ridotta manutenzione, con la luce alogena che invece offre un apporto cromatico indispensabile alla valorizzazione e al mantenimento dei colori naturali. La parte di proiezione con lampade ad alogenuri metallici è ottenuta con la proiezione mediante un elemento che incorpora una lampadina da 70W HIT con attacco G12 in tecnologia al quarzo posta all’interno di un riflettore calcolato Flood 35 con un ulteriore aggiunta di diffusore in vetro pirex sull’anteriore per un effetto diffondente. Il sistema è controllato da un alimentatore elettronico che riduce lo sfarfallio, prolunga la vita della lampada fino al 50% e riduce il tempo di riaccensione consentendo di risparmiare energia. La parte di proiezione ad alogeni a bassa tensione è invece ottenuta attraverso lo stesso proiettore con sorgente ad alogeni 90W GY 6.35 ed alimentazione elettronica.

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