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Memoria del passato e visione del futuro

Intervento: edificio per residenze
Luogo: via Orsini, Ancona
Progettisti: arch. Vittorio Salmoni, arch. prof. Pippo Ciorra,
ing. Luigi Fagiani (progetto strutturale)
Collaboratore: arch. Cristina M. Ferrara
Committente: Lexus immobiliare srl
Anno di redazione del progetto: 2005
Anno di esecuzione: 2006 – 2007
Costo dell’intervento: 1.300.000,00 euro
Impresa esecutrice: Sebi Costruzioni srl
Dati dimensionali: superficie utile lorda ca 600 mq

Foto: Andrea Jemolo

L’intervento riguarda un complesso di edifici residenziali situato nel cuore del centro storico di Ancona. Rimasto tra gli ultimi comparti ancora in attesa di restauro dopo il terremoto, l’isolato aveva infatti al suo interno condizioni di degrado molto diverse, ed è quindi stato affrontato con approcci progettuali diversi, sensibili alle varie situazioni. La parte che affaccia su via Matas, infatti, è un’unità edilizia compiuta per la quale è stato possibile
ipotizzare un programma di restauro che ha lasciato intatte le caratteristiche architettoniche e il prospetto principale. La parte su via Orsini invece era già stata demolita in due successivi interventi. Il primo, nel 1980, aveva riguardato il corpo più basso situato su via Orsini verso San Francesco. Il secondo, nel 2002, aveva riguardato la parte rimanente, ed era stato reso necessario dall’altissimo livello di degradazione delle strutture.
Le demolizioni hanno peraltro reso molto più evidenti le presenze archeologiche della zona, già oggetto di alcuni scavi lungo la via Orsini, che hanno infatti contribuito a rendere delicato e impegnativo il programma di ricostruzione dei volumi perduti.
Nell’area si sovrappongono quindi problemi architettonici di ordine diverso: restauro, ristrutturazione, ricostruzione, scavo, recupero e sistemazione archeologica. Il progetto rispecchia la complessità del programma e lo interpreta – come si diceva all’inizio – alternando e intersecando le tecniche di recupero e ponendo grande attenzione al problema archeologico.

Per quel che riguarda la parte di nuova costruzione – in pratica il primo intervento “moderno” nel cuore del centro storico di Ancona dopo alcuni decenni – il progetto è impostato su poche scelte nette ed essenziali.
La prima è quella di ricostruire per intero l’edificio demolito, ribadendo anche l’articolazione preesistente in due volumi di altezza diversa.
La seconda quella di organizzare conseguentemente la facciata in due parti, una continua e piegata, molto “moderna”, la seconda come una specie di “traccia” preesistente, corrispondente alla parte alta del vecchio volume. La terza scelta importante è quella di “staccare” lievemente l’edificio dal suolo per consentire l’accesso alla zona archeologica.
L’ultima è la “continuità” tra interno e esterno, resa evidente dal varco d’accesso e dal vano scala aperto. In questo modo l’immagine finale di un edificio inserito in un contesto angusto e difficile può riassumersi tutta nella forma complessa e tridimensionale della sua facciata principale, disegnata in modo da “rivelare” fino in fondo l’articolazione degli spazi e dei rapporti urbani. In queste condizioni materiali e dettagli architettonici non possono che esprimere una ricerca di semplicità, sia per sottolineare la natura plastica dell’intervento che per dare forma compiuta all’intenzione di inserirsi con discrezione orgogliosa in un contesto reso terribilmente complicato dalle presenze architettoniche e naturali che incombono: il pendio ripido del centro storico, il volume nobile di San Francesco e quello sgraziato della scuola elementare, il tessuto fitto del Guasco, i resti romani e quelli più recenti dei chiostri del complesso religioso.
Sospeso tra molti “tempi”, quello archeologico, quello medievale, quello dei resti rinascimentali e settecenteschi, quello del terremoto, quello della città contemporanea, il progetto “moderno” del nuovo edificio si pone appunto come la proiezione di uno sguardo ottimista, testimone della possibilità di tenere insieme la memoria del passato, attraverso il completamento del “restauro” della città terremotata, e la visione del futuro, grazie alla forma di un edificio schiettamente contemporaneo.

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