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Nuovo waterfront per Ancona

Ricucire porto e città storica valorizzando la risorsa mare

Università Politecnica delle Marche
Facoltà di Ingegneria
Anno accademico: 2007 – 2008 Sessione Straordinaria
Tesi di Laurea Specialistica a ciclo unico in Ingegneria
Edile-Architettura:
Riqualificazione e Progettazione del Waterfront e delle nuove connessioni tra la Stazione, il Lazzaretto e la ‘Città Storica’ di Ancona
Autrici: Agnese Pirani, Caterina Pirani
Relatore: prof. ing. Mario De Grassi
Correlatori: prof. ing. Doriano Sordoni,
prof. ing. Marco Principi

Negli ultimi vent’anni le problematiche relative al recupero dei waterfront delle città italiane hanno rivissuto un rinnovato slancio progettuale volto ad andare ben oltre al semplice ridisegno, inseguendo un obiettivo trasversale: quello di tentare di ricucire un sistema di confini permeabili intorno alle barriere infrastrutturali, tentando di recuperare quella presenza del mare che si è andata perdendo e che è stata il vero cuore propulsore di quelle città. Questo è quello che è successo anche per la città di Ancona sulla quale si è focalizzato il progetto. Oggi, infatti, il rapporto tra città e porto appare in crisi, perché le attività portuali hanno avuto negli ultimi anni, in uno spazio rimasto invariato, uno sviluppo maggiore di quanto previsto, mentre le connessioni tra il porto e le grandi infrastrutture esterne sono rimaste sostanzialmente le stesse e la crescita delle attività portuali, fattore trainante per lo sviluppo economico della città e del suo contesto territoriale, ha avuto ricadute ambientali negative sulla città stessa, in termini di traffico urbano e quindi di inquinamento atmosferico e acustico. Il progetto si inserisce, dunque, nel dibattito attuale sul futuro della aree degradate interne alle città, nello specifico sull’area portuale compresa tra la Stazione Centrale e la ‘Città Storica’ di Ancona e si pone in linea con quanto previsto dal recente Piano di Sviluppo del Porto. L’intento è ricucire progettualmente la zona di intervento con la restante area urbana di Ancona prendendo come punto di partenza la geografia della città, le sue esigenze, le sue problematiche e introdurre con l’architettura elementi di connessione interni ed esterni al porto sfruttando la risorsa più importante: il mare.
Si è immaginata la città e il mare come un unico organismo piuttosto che come singole unità puramente affiancate. Due segni filiformi che agiscono sia sulla terraferma che sulla superficie dell’acqua è l’idea progettuale. L’uno si snoda dalla Stazione Centrale alla ‘Città storica’, l’altro dall’attuale area del ‘Mandracchio’ a piazza Kennedy, disegnando una nuova topografia sinuosa ed organica evocativa dei movimenti delle maree. Si sono creati, dunque, due flussi: un collegamento leggero,un ‘People Mover’ che, muovendosi dalla stazione sfrutta una parte dei binari esistenti, diventa ipogeo nella sua prima stazione ‘Mercato Ittico’, sbuca a filo acqua, terminando, poi, in quota, nella stazione finale in corrispondenza di piazza Kennedy. Il percorso ricopre all’incirca un chilometro e mezzo. Questo sistema di mobilità intelligente rivoluziona il trasporto pubblico rendendolo più efficiente ed efficace, favorendo una sostanziale riduzione del traffico su gomma ed una riorganizzazione spazio-temporale della città. Si semplificano i collegamenti tra i poli attrattivi urbani con un’evidente riduzione dei tempi di spostamento, di attesa e di percorrenza facendo ridiventare la Stazione di Ancona una realtà centrale ben organizzata e ben connessa al resto della città. Il secondo flusso è un percorso pedonale che si interfaccia con l’altro continuamente, parte come edificio dal Molo Sud,  diventa ponte in acqua, permettendo quindi, la vista della Mole e di tutto ciò che c’è intorno, continua su via XXIX Settembre, per terminare in prossimità di piazza Kennedy creando una passeggiata a mare in quota. I due percorsi si intersecano, si sovrappongono, si arrampicano formando tetti erbosi, si dividono creando altri percorsi (pedonali, ciclabili…),  si impennano, si abbassano generando un acquario, si aprono originando spazi multifunzioni, piazze e luoghi d’incontro, giardini, musei all’aperto, sprofondano nel terreno forgiando cavee e si incurvano per le sedute. Infine si allargano e si restringono plasmando la stazione finale del ‘People Mover’.

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