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Particolare universale

L’identità visiva come inizio. Il caso del Parco San Bartolo

Mostra ‘Particolare Universale. Una mostra sul metodo di lavoro per il racconto del territorio’
Curatore: Marco Tortoioli Ricci
Realizzatori del progetto e dell’allestimento:
studenti del secondo anno del diploma specialistico in Comunicazione e Design per l’editoria ISIA di Urbino
Pesaro, Centro Arti Visive Pescheria, 5 – 25 giugno 2009
Enti promotori: ISIA – Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Urbino, Centro Arti Visive Pescheria – Istituzione comunale – Dipartimento Design, responsabile Mariadele Conti

Foto: Maxx Nertinger; Müge Yilmaz

Se il tema dell’identità applicata al territorio ha prodotto come risultato i grandi progetti di ‘branding’ di alcune città o ‘macrocittà’ come si tende oggi ad identificare ampi comprensori territoriali riuniti però da vocazioni comuni e comuni sistemi di valorizzazione economica, allo stesso tempo il medesimo tema sfugge a quella dimensione sociologicamente utopica che ha inteso includere in un certo periodo storico, all’interno di un disegno unificante, grandi masse di popolazione e grandi categorie di bisogni. La contemporaneità ci ha consegnato società cellulari o ‘liquide’ per usare le parole di Baumann, all’interno delle quali il tema dell’identità è strettamente connesso a quello dell’appartenenza o per meglio dire della corrispondenza. Ci corrisponde un lavoro, la lettura, un credo religioso; ci sentiamo corrisposti da una sorta di memoria collettiva se questa è però intesa come universo in evoluzione e aperto e non come materia chiusa e preconfezionata.

In definitiva il tema dell’identità, della corrispondenza ad un territorio, volendo anche riferirci all’esperienza dello ‘Shared Space’ applicato da Monderman nei suoi progetti di ridisegno del traffico urbano, ha profondamente a che fare con il voler favorire l’esperienza dello spazio e la relazione quali strumenti di conoscenza e produzione di coscienza, attenzione, consapevolezza e memoria.
Che il ‘segno’ grafico di per sé non potesse soddisfare esaustivamente la necessità correlata al tema dell’immagine della città come si usava dire qualche anno fa, lo rileva in un suo breve saggio anche Mario Piazza parlando dell’esperienza di Carmi per la città di Genova già negli anni ’50: ”…ma può anche agire con modalità trasversali attraverso l’articolazione di piani visivi rilevanti, non necessariamente afferenti alle necessità comunicative dell’oggetto-città, bensì momenti, istanze, esperienze, ‘storie’ di prodotti e attività, capaci, come in una narrazione orale che si tramanda di generazione in generazione, di rendere il clima, l’immaginario di un luogo”. Il progetto di analisi sull’identità del Parco San Bartolo, sviluppato insieme ai miei studenti, ha voluto porre al centro della questione, quindi, il ruolo stesso del designer, del progettista, e analizzare quale debba essere il livello di coinvolgimento di questa risorsa professionale nel processo di decisione che governa i destini di un area protetta come questa, posta tra centri densamente antropizzati sulla costa adriatica.

Se abitualmente chi progetta la comunicazione e si occupa di produrre un’identità visiva, ha la necessità di raccogliere quante più informazioni possibili sulla storia e sui segni caratteristici riferibili al proprio oggetto di studio (azienda, istituzione, città che sia), è anche vero che questa fase di lavoro arriva alla fine di grandi decisioni strategiche che hanno già tracciato la via su molti degli aspetti che poi la ‘comunicazione’ è tenuta a promuovere e documentare.
Ma la stessa storia della grafica italiana ci ha insegnato che quando il messaggio visivo è diventato interprete dei tempi che mutavano e del nuovo ruolo che la società e le città in epoche specifiche andavano assumendo (Pesaro da questo punto di vista è stata ed è un caso italiano e internazionale), questo è potuto avvenire perché i progettisti hanno lavorato al fianco dei ‘decisori’, di amministratori e capi d’azienda che hanno voluto al loro fianco nel momento del pensiero, anche la capacità di visione e mediazione che quel pensiero avrebbero reso tangibile e originale.

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