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Pesaro. Una nuova definizione del perimetro della città storica

Tensione continua tra conservazione e trasformazione

Università IUAV di Venezia
Anno accademico: 
2004 – 2005
Corso di laurea in Architettura:
Per la città: sei progetti di riqualificazione
del margine del centro storico di Pesaro
Autore: Francesco Primari
Relatore: prof. arch. Gino Malacarne

La tesi vuole costituire un momento di riflessione sul ruolo del progetto di architettura nella costruzione della città. Il progetto urbano, scelto come metodo di indagine, ha permesso, da un lato, di tematizzare gli interventi architettonici proposti nell’ambito di un piano più generale; dall’altro di riverificare immediatamente alla scala architettonica le scelte generali, cercando in questo modo di superare un’idea normativa e funzionalista dello sviluppo della città. Il progetto, infatti, tenta di risolvere unitariamente problematiche differenti che coinvolgono alcune aree perimetrali al centro storico di Pesaro, adiacenti al tracciato delle mura roveresche. La loro demolizione, nei primi decenni delNovecento, determina ancor oggi non solo la perdita della forma urbis – in gran parte caratterizzata dal segno delle mura – ma conseguentemente lo snaturamento dei rapporti spaziali dei luoghi che con il limite difensivo si confrontavano, la loro riduzione a spazi puramente funzionali ed interstiziali.

Di fronte a questo stato di cose l’ipotesi è che una nuova definizione del perimetro della città storica sia ancora una necessità attuale, da perseguire ove ancora possibile. Non solo al fine di conferire una nuova forma logica ai fatti urbani che con il sistema difensivo roveresco dialogavano, ma soprattutto per costruire nuove centralità che, anche grazie alla loro destinazione pubblica, costituiscano delle cerniere nel rapporto fra le varie parti della città, sia dal punto di vista fisico e spaziale, che da quello psicologico percettivo. In questo senso i progetti proposti si distinguono per una continua ricerca di dialogo con gli elementi peculiari della città. In particolare l’aspetto tipologico sia del tessuto urbano che degli elementi architettonici fornisce quello strumento di regolazione della composizione architettonica, in grado di porre il progetto in continuità con l’esperienza della città storica, così come è giunta sino a noi, in una tensione continua tra conservazione e trasformazione.

Le soluzioni avanzate, dunque, si distaccano volutamente da qualsiasi tentativo diricerca della novità, ma anzi si fondano su un criterio di analogia con motivi, spazi, elementi già presenti, nella convinzione che solo attraverso la ripetizione sia possibile individuare la variazione e valutare il progresso conoscitivo apportato da una nuova architettura. Questa indagine progettuale, svolta a livello planivolumetrico su tutto il perimetro della città storica, viene approfondita a livello architettonico in due aree specifiche del tessuto urbano: piazzale Matteotti e largo Aldo Moro, accomunate dall’essere punti conclusivi degli assi viarii principali della città romana – cardo e decumano – ed entrambe in relazione con l’emergenza architettonica di Rocca Costanza.

Nel primo caso il tema della riscoperta di frammenti della città storica diviene centrale: lo scavo del vallato, la ricostruzione sullo stesso tratto della parte superiore delle mura collegano e rendono di nuovo significativa la presenza diRocca Costanza. Un giardino pensile ad una quota rialzata rispetto a quella stradale, costituisce allo stesso tempo la copertura dei resti archeologici della domus romana riscoperta negli anni ’90, fronteggiandosi con un nuovo edificio porticato che si pone a conclusione di via San Francesco. Relativamente all’area di Largo Aldo Moro due manufatti architettonici – una torre per uffici ed un edificio a doppia corte per i nuovi uffici comunali – definiscono una piazza posta sull’asse via Rossini – viale della Repubblica, inquadrando la prospettiva della città verso il mare e definendo un nuovo limite sul margine della statale adriatica.

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