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Piazza Baldassarri

Uno spazio multifunzione all’aperto per rendere omaggio al fondatore di Box Marche

Intervento: ‘Piazza Baldassarri’
Luogo: Corinaldo (AN), presso la sede di Box Marche
Progettisti: Nazzareno Petrini architetto; Monica Rafaeli, scultrice
Collaboratori: arch. Matteo Avaltroni, arch. Anna Serretti
Committente: Box Marche
Anno di redazione: 2004
Anno di esecuzione: 2005
Costo: 90.000 euro
Imprese esecutrici: opere vivaiste: Mario Letizi;
opere edili: Mauro Marcantoni;
carpenteria metallica: Ubaldo Apolloni
Imprese fornitrici: tenda a vela mobile: Sun Square System; illuminazione: Fontana Arte
Dati dimensionali: 1.061 mq
Foto: Davide Caporaletti

Giuseppe Baldassarri è stato un personaggio eccezionale. Nato in una famiglia di agricoltori, intuisce i cambiamenti che avvengono nel territorio marchigiano dove all’unica e secolare attività produttiva della coltivazione dei campi, agli inizi degli anni Sessanta se ne affianca un’altra con prospettive a più lungo respiro e capace di determinare il successivo sviluppo della regione. Da mezzadro si trasforma dunque in coltivatore diretto e poi in imprenditore nel settore delle macchine agricole e infine in promotore di un’attività manifatturiera legata alle aziende calzaturiere delle valli del Misa e del Nevola. Con lungimiranza intuisce e precede i cambiamenti che stanno avvenendo nell’economia delle Marche. Un personaggio dunque di grande spessore, generoso, a cui la Box Marche ha voluto dedicare una piazza che sarà inaugurata il prossimo 22 luglio. Nella piazza, una scultura allude alla vita di Giuseppe: ‘Flusso Vitale’. Dalla terra al futuro, come è stata l’esperienza vissuta dal fondatore della azienda.

Il progetto architettonico
È interessante notare che il confine fra industria e agricoltura, fra spazio meccanicamente automatizzato e spazio naturale, fra la condizione artificiale dello spazio lavorativo e quella naturale della campagna è segnato da un lembo di terra per meeting, presentazione prodotti e spazi di rappresentanza. È ciò che succede alla ‘Box Marche’ in cui una dimensione “orizzontale” delle cose è stata ritagliata nella parte terminale della proprietà dell’azienda, al confine con i campi. Lo spazio progettato, di forma triangolare, è diviso dall’azienda dalla strada interna, spazio che dà alla facciata degli uffici il respiro di una quinta. L’organizzazione distributiva richiedeva un ambito di sosta “in cui” ci si potesse sedere, mangiare, discutere e un altro “da cui” si potesse parlare, suonare, ecc. Vista la diversa consistenza delle funzioni, gli spazi sono stati planimetricamente separati in due diverse superfici, allineate lungo la strada, tra le quali si inserisce il verde che vede in secondo piano la scultura collocata in direzione della punta triangolare del lotto e che costituisce di fatto la presenza più importante dell’intervento. Sono tre elementi che si integrano, grazie sia al verde che li lega e li compenetra, sia ad una pendenza naturale che va via via aumentando verso l’esterno e che provoca delle incisioni nei punti di contatto tra il terreno, le due piattaforme in legno e la scultura. Nell’ambito di sosta maggiore il sistema di protezione dal sole e dalla pioggia è affidato a una tenda a vela bianca di forma trapezoidale, un “velo” sospeso e dinamico che può, nei periodi di non uso, essere facilmente richiuso.
N. P.

L’intervento artistico
“Peppe” Baldassarri: un uomo ricco di quella “volontà di fare” tipica di chi è venuto dalla terra, che non può che lasciare un segno incisivo del suo passaggio. Ho pensato a una forma simbolica portavoce della sua anima e di quell’insieme di tradizioni, eventi, fatti, opere, ideali con cui ha convissuto. Mi sono così calata più in profondità frugando con curiosa attenzione fra tradizioni, testimonianze, oggetti d’uso, reperti e materiali per osservare quel modo di vivere che ci ha preceduto, un mondo in cui tutto era vissuto con intensissima partecipazione, cercando di evidenziare l’origine del personaggio fatta di rapporto diretto e privilegiato con la natura, di lavoro e sacrificio. Ho pensato così ad una “forma celebrativa del ciclo vitale” in breve: un “qualcosa” che nasce dalla terra, vive, ne coglie i frutti, evolve, pensa, crea e torna di nuovo in essa. Ed è il cerchio, simbolo dell’universale ciclo vitale, sinonimo di perfezione e di rinnovamento continuo. Ho poi tratto spunto dai terreni solcati dall’aratro, con quelle sequenze ripetute in lungo e in largo per le morbide colline, come se queste fossero grandi tessuti intrecciati al telaio e percorsi da una “doghella”.  Tracciare un solco è considerato universalmente un atto sacro, generativo, mentre il movimento per tessere è sinonimo dell’evolversi della vita, dello svolgimento dei giorni e del concatenarsi degli atti.  Ed è solo dalla Terra che può venire il mio progetto: ho pensato di modellare il terreno lasciando che sia la “Materia Madre” ad esprimersi nella sua verità, lasciandole prendere forme e direzioni simboliche come cerchi e solchi, che giocano tra loro con un moto di trame tessili che dalla terra si materializzano, si staccano e si elevano in un concatenarsi di elementi formali forti e dinamici. Un origami di metallo che assume la leggerezza di un volo di uccelli, come a idealizzare un pensiero che si alza verso un futuro tutto da percorrere e sorvolare parallelamente al territorio.
M. R.

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