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Poliambulatorio sulle mura orientali di Urbisaglia

Recupero di un palazzetto e di parte di un ex mattatoio

 Intervento:
ristrutturazione di un palazzetto e di un ex mattatoio
Luogo: Urbisaglia (MC)
Progettisti: Brunetti Filipponi e Associati
Committenti: Teresa Buccolini, Roberto Pascucci
Anno di redazione: 2002 – 2003
Anni di esecuzione: 2004 – 2006
Imprese esecutrici: opere edili: Impresa Fattori, Urbisaglia (MC); impianti: Caldo Clima AL.PI., Tolentino (MC);
falegnameria: Arredinfissi, Osimo (AN)
Dati dimensionali: 450 mq

Foto: Danilo Maceratesi

“Nelle ore grigie ed oscure di Auschwitz, abbiamo sempre visto davanti a noi, come un miraggio, il luminoso giardino di Urbisaglia in Italia, paese di sole e di buona gente.” Paul Pollak unico superstite degli ex internati del campo di Urbisaglia, poi deportati ad Auschwitz. Da lontano, sulla sommità della collina, è ancora visibile il Castro de Orbesallia, rifugio dai malanni di fondovalle, luogo fortificato, protetto dalle razzìe, tentativo di rinascita dopo la decadenza che la cittàdi Urbs Salvia aveva patito a seguito del passaggio delle truppe di Alarico. Come tante altre città e cittadine, Urbisaglia ha vissuto alterne vicende ed ospitato, tra l’altro, anche un campo di internamento di cui pochi oggi hanno memoria ma che rivive nelle chiare parole sopra riportate. Ed è sulle mura orientali che si trovano i manufatti oggetto dell’intervento: un piccolo edificio – il palazzetto – che insiste sul giro delle mura, occupando all’incirca la metà interna del lotto medioevale, e parte di un’altro edificio – l’ex-mattatoio – che copre l’altra metà delle mura, quella esterna.

I fabbricati si trovano in prossimità dell’ingresso nord di porta Vittoria, e si affacciano ad est in una propaggine di piazza Salvia, che è una sorta di cortesia, un tirarsi indietro di fronte alla austera presenza della ex-chiesa di San Giorgio. Qui, come ovunque nel resto storico della città, è sentita la presenza del mattone: un bel cotto pieno e forte, di un colore giallo paglierino, rosato, solare, amorevolmente fatto tornare a nuova vita dalle mani della famiglia Fattori, costruttori e muratori nella più completa accezione del termine da varie generazioni. Oltre le facciate, dove l’intervento è di restauro, si è trattato di una ristrutturazione, con nuovi solai di piano (latero-cemento nel palazzetto, legno nell’ex mattatoio), nuovi solai di copertura (tutti in legno) e di un recupero del piano interrato del palazzetto, completamente occupato dal cuore dei – tanti – impianti tecnologici di cui abbisogna un organismo di questo genere.

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