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Poltrona Frau

De Lucchi e il fare bene

Non è un caso che Poltrona Frau abbia chiesto a Michele De Lucchi di progettare il Museo dell’azienda, che oltre a raccontare la storia centenaria e illustrare i prodotti di eccellenza, ne mette in luce la maestria e la cura del fare manuale, che completa e bilancia la razionalità dell’organizzazione e della produzione industriale.

Conosco Michele dagli anni dell’università quando da giovane assistente e lui laureando, ho potuto apprezzarne le doti di capacità progettuali e critiche, che si univano sempre con la necessità di sperimentare e manipolare personalmente i materiali e le tecniche del fare. Abbiamo insieme in quegli anni poi proseguito il lavoro di indagine sulla cultura contadina, che ancora una volta poneva l’accento sulla divisione nella nostra civiltà urbana tra i differenti attori che si succedono dal progetto, alla trasformazione, all’uso, mentre tutte queste fasi si concentrano nella cultura materiale extraurbana in un’unica persona.

Non meraviglia quindi che De Lucchi, mentre progettava per grandi industrie dall’Olivetti alla Siemens, dall’Artemide alla Philips, abbia mantenuto la necessità di sperimentare in prima persona la coincidenza dei tre momenti dall’ideazione all’uso finale, sfidando le proprie capacità di homo faber, contro la progressiva meccanizzazione e automazione del percorso produttivo.

Così nel laboratorio “Chioso” di Angera Michele manipola legni e pietre per ricreare colonne, tavolini, piccole case alternando nella propria persona il designer, l’architetto, lo scultore, l’artista, lo scrittore di storie, ancora una volta cercando la coincidenza tra immaginare e fare. Ecco che allora De Lucchi, chiamato a progettare gli spazi per raccontare la storia dei cento anni di Frau, alterna spazi di grande definizione tecnica e razionale, con altri come “le torri”, che ci mostrano nel giuoco delle trasparenze tra le tele tese e i profili di legno retrostanti, quella attenzione verso i materiali “originari” e la necessaria abilità manuale nel costruire spazi ideali come sfondo naturale di oggetti divenuti archetipi del “fare bene” nell’immaginario collettivo.

Cristiano Toraldo di Francia

 


 

In mostra Poltrona Frau
Fedele a se stessa evolvendosi nel tempo

La scelta del luogo è un omaggio al territorio marchigiano nel quale l’azienda, fondata a Torino da Renzo Frau nel 1912 si è trasferita all’inizio degli anni ´60. Un solido legame rafforzatosi nel corso di quasi 50 anni grazie alla competenza del tessuto produttivo regionale e al coinvolgimento della comunità locale. Interprete dell’eccellenza italiana di cui Poltrona Frau è ambasciatrice nel mondo.

La facciata del museo, bianca e geometrica, è avvolta da una lunga parete arancio che nasconde al suo interno una zona di verde e relax. Ad accogliere il pubblico una dimensione silenziosa e appartata, inaspettata in un ambiente produttivo. All’ingresso la caffetteria, completa di libri da sfogliare e consultare, e sulla destra, suggestiva introduzione all’esperienza espositiva vera e propria, nove video totem.

Con un alternarsi di parole e immagini, da “martellina” a “capitonnèe”, per conoscere tutti i termini che compongono il glossario del fare di Poltrona Frau.
Come fondale materico, una parete realizzata da innumerevoli pelli sovrapposte, condensato sensoriale di tattilità e colori. Subito dopo una presenza carismatica cattura lo sguardo. Vanity Fair, icona indiscussa dell’azienda e del design italiano. Al centro di un grande patio centrale avvolto nel vetro e immerso in una luce a effetto naturale.
E come nasce la Vanity e come nascono tutti i prodotti Poltrona Frau lo si scopre immergendosi nei laboratori dell’azienda. Nove monitor e una serie di filmati suggestivi come quadri animati. Fasi di lavorazione descritte come un susseguirsi di gesti antichi, lenti e attenti che si ripetono in un ritmo senza tempo. Poi il cuore storico del museo.
Una città di torri scenografiche in diverse altezze. Quattro, sei e otto metri, imponenti ed eteree al tempo stesso. Struttura in legno, rivestimento in tela écru semitrasparente e illuminazione calda dall’interno. Come enormi lanterne fuori scala che definiscono un’atmosfera quasi magica e segnano diversi percorsi possibili. Fra le icone di Poltrona Frau. Dal Chester fino alla Juliet, undici in tutto disposte in una sequenza fluida e cronologica. Ciascuna racchiusa in una torre. Nuda. Illuminata da un semplice spot. Segno grafico di bellezza ed eleganza. Ed è anche un viaggio nel tempo, fra le cinque torri dedicate ai cinque ventenni dal 1912 a oggi. Ognuna un piccolo concentrato di costume. All’interno un duplice allestimento. Da un lato i mobili realizzati da Poltrona Frau in quegli anni. Pezzi originali, che riportano i segni del vivere e dell’abitare. Luci, dettagli, pavimenti citano filologicamente il mood del momento. Dall’altro una teca ricca di documenti originali, cartoline, manifesti pubblicitari, cataloghi, schizzi, disegni che completano la storia dell’azienda e ampliano lo sguardo sul contesto internazionale, su atmosfe re, idee e eventi chiave del periodo.
In mostra è Poltrona Frau e il suo incontro con le diverse epoche.
La sua capacità di raccogliere stimoli, di evolvere e rimanere fedele a se stessa. I suoi valori. Eleganza, forma, funzione, artigianalità, eccellenza.
Valori che emergono anche in due sale speciali. La prima dedicata ai grandi progetti contract di teatri e auditorium eseguiti con i più grandi architetti internazionali. Dieci realizzazioni, tutte ad alta complessità, al fianco di dieci premi Priztker. Dal Parlamento Europeo di Strasburgo al Walt Disney Concert Hall di Los Angeles di Frank O. Gehry, dall’Auditorium Parco della Musica di Roma di Renzo Piano al Forum di Barcellona di Herzog & De Meuron. Ogni realizzazione è ospitata in una nicchia, dove campeggia la seduta che ne è protagonista. Scenografia d’impatto, le immagini fotografiche del progetto che rivestono completamente il fondale. Il racconto prosegue con il mondo delle auto, degli yacht, degli aerei, degli elicotteri dove la storica cultura della pelle che distingue l’azienda si esprime nel complesso rivestimento degli interni. La sala riservata all’Interiors in Motion mostra i progetti di maggior prestigio per aziende internazionali come Ferrari, Maserati, Lancia, Pershing, Italo, Etihad Airways. L’allestimento riprende la struttura della sala Contract con un coup de théâtre. Una Ferrari California al centro dello spazio e della scena.