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Progettare il limite

Un nuovo paesaggio urbano

 Titolo della tesi: IUAV Istituto Universitario di Architettura di Venezia
Anno accademico: 2007 – 2008
Tesi di Laurea Specialistica in Architettura per la Città: Progettare il limite: un nuovo paesaggio urbano per Ancona
Autori: Erica Cecchetti e Lucia Da Villa
Relatori: prof. Bernardo Secchi, prof. Alberto Ferlenga,
prof. Agostino Cappelli

Il rapporto fra Ancona e il suo porto è storicamente complesso: molto stretto per alcuni aspetti, poiché nascita e sviluppo dell’uno e dell’altra sono intimamente connessi; conflittuale per altri aspetti, perché gli spazi del porto hanno spesso sacrificato quelli della città che ha trovato difficoltà nel suo collegamento col mare, filtrato, e spesso ostacolato, dalle esigenze delle attività portuali. Il rapporto fra il porto e la città storica vuole essere ristabilito attraverso la riqualificazione

dell’area Mandracchio, luogo di cerniera caratterizzato
dalla presenza della Mole Vanvitelliana. Il problema principale è quello del decongestionamento di un’area in cui sono concentrate una serie di oggetti e di funzioni che si ostacolano reciprocamente :
– la Mole del Vanvitelli, capace di sviluppare una superficie espositiva di 17.000 mq
– il passaggio obbligatorio in uno spazio fisicamente insufficiente
della viabilità di collegamento fra il nuovo porto, quello storico e la città
– la presenza della flotta pescherecci nello specchio d’acqua antistante la Mole, senza alcuna possibilità di sviluppo o di ammodernamento delle necessarie strutture a terra.
– la presenza della Fiera di Ancona, un contenitore ad alto
impatto urbanistico che soffre della mancanza di spazi adeguati.
In quest’area caratterizzata da limiti incerti e da un’accentuata
mixitè funzionale, si è cercato di intervenire con strumenti progettuali flessibili: una strategia d’intervento piuttosto che un intervento risolutivo, per costruire, a partire dalla lettura del territorio, un possibile scenario futuro per il waterfront di Ancona. Si è intervenuti sul sistema della viabilità urbana e l’accessibilità pedonale alle funzioni e beni culturali dislocati lungo l’arco del porto storico realizzando una gerarchia di accessi e percorsi che riescano a ricomporre al meglio la frattura tra città e porto che si è gradualmente formata nel tempo. Il progetto propone la messa a sistema delle funzioni e dei beni collocati sull’arco del porto storico, dal Mandracchio alla Lanterna, tramite un percorso unitario che, partendo dalla Mole Vanvitelliana e seguendo le mura antiche permetta di raggiungere l’arco di Traiano, senza entrare
in conflitto con l’area doganale. Gli interventi proposti sui percorsi e sulla viabilità in quest’area costituiscono un punto essenziale nel ridisegno del rapporto città-porto. A questo fine si è pensato di riconvertire l’attuale muro doganale
nella linea di tramway urbano che colleghi la Stazione Centrale con il centro della città ripercorrendo tutto l’arco del porto, diventando così linea di ricucitura dell’antica frattura.
Le stazioni intermedie in corrispondenza della Mole e della Stazione Marittima diventano episodio urbano e punti di intersezione tra città e waterfront. Il progetto cerca di unire elementi differenti mantenendone inalterata l’identità, giocando con la qualità degli spazi e con le loro diverse nature. A partire dalla Stazione Ferroviaria, ripercorrendo il sedime dei binari, si originano una serie di fasce di verde, attrezzature, percorsi pedonali e piccoli edifici di servizio al parco. Alcune fasce rimangono piane e si connettono con il lungomare diversificando lo spazio pubblico e articolando un sistema di piazze, altre in prossimità del mare si piegano, si sollevano diventando coperture degli edifici. Tra gli edifici che vengono a configurarsi si originano percorsi rallentati dalle linee spezzate che permettono una graduale scoperta della Mole, dell’arco portuale antico e della città. Il volume rivolto alla città si confronta con la maglia del tessuto edilizio
più antico del quartiere Archi e ospita la Stazione Centrale
del Tramway, spazi commerciali e uffici amministrativi per le attività del porto. Alcune fasce del parco diventano copertura e suolo per attività ludico-ricreative, commerciali e per attrezzature sportive. La fascia centrale del parco si alza fino a quota sei metri offrendo un percorso verde e una vista inedita aperta verso l’arco della città; mentre al di sotto ospita uno spazio urbano polivalente versatile: di giorno
mercato coperto, di sera aula espositiva multifunzionale. Oltre il taglio d’acqua che ospita approdi per piccole imbarcazioni, si colloca il Polo di Ricerca Universitario. I grandi volumi
si confrontano con la scala dei capannoni industriali e fungono anche da barriera visiva e acustica al caos dell’area portuale. L’obiettivo del progetto non è quello di proporre l’ennesima soluzione di musealizzazione di un porto, ma di adottare strategie progettuali dinamiche e flessibili capaci di adattarsi alle esigenze temporali e spaziali di un’area in continua trasformazione, al fine di costituire un ponte ideale verso un nuovo paesaggio urbano per Ancona.

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