MENU

Recupero dell’area ex Montecatini a Porto Recanati

Università degli Studi di Camerino Facoltà di Architettura di Ascoli P.

Anno Accademico: 2001/2002 (sessione autunnale 11 ottobre 2002)
Tesi di Laurea in Architettura: Programma di recupero dell’area
ex Montecatini a Porto Recanati (MC) – Centro di documentazione
e studio dell’immagine della Costa Adriatica
Autore: Ilaria Infusini
Relatore: prof. Pippo Ciorra
Correlatore: prof. Franco Panzini

Analisi dell’Area
L’area presa in esame è quel tratto frontemare all’ingresso settentrionale di Porto Recanati (MC) che cattura l’attenzione degli innumerevoli viaggiatori sia di treno che d’auto per la presenza di un’imponente struttura in cemento armato: in pochi secondi l’enorme massa appare, ruota e scompare lasciando un’impressione persistente. Si tratta dell’ Ex stabilimento Montecatini, documento di archeologia industriale che rappresenta un episodio unico nel quadro figurativo del litorale marchigiano nonché di quello adriatico tutto.
L’edificio, che fungeva da magazzino per i materiali, è quanto rimane dell’intero complesso produttivo; attribuito a Pierluigi Nervi e realizzato negli anni Cinquanta del Novecento, costituisce uno degli esempi di maggiore innovazione della fabbrica di questo secolo, dove gli elementi strutturali fanno architettura e la forma, bandita ogni decorazione, è la risultante della composizione consapevole e dello sviluppo della costruzione.
Collocata a cavallo tra le foci dei fiumi Musone e Potenza (che disegnano i denti di quel sistema a pettine che è tipico dell’idrografia marchigiana), la stretta lingua di terra su cui si erge il manufatto occupa una posizione strategica in connessione alle infrastrutture presenti quali l’autostrada A14 con la relativa uscita Loreto-Porto Recanati e la ferrovia Bologna – Bari con la stazione di Porto Recanati stessa.
Il peso dell’area si misura non solo in relazione alla fascia costiera di cui è parte integrante, ma anche in rapporto al  territorio limitrofo interno con i paesi di Loreto e Recanati in primis ( mete di turismo religioso e culturale) e numerosi altri come Osimo, Castelfidardo.  Rispetto al paese di Porto Recanati tale spazio rappresenta un’appendice naturale si ma non interamente praticabile: è difatti una sorta di GAP, di salto tra il tessuto insediativo del paese e l’antipolo più recente (quartiere di Scossicci) fatto di residenze prevalentemente estive che costellano il lungomare.

Gli accessi
Gli accessi attualmente fruibili sono, dalla parte del paese, un pista ciclabile che corre parallela alla linea ferroviaria e dalla parte opposta un angusto sentiero ricavato tra il cavalcavia del lungomare Ludovico Scarfiotti e gli scogli frangiflutti o anche un anello di strada che va a ricongiungersi con la suddetta pista ciclabile. Non manca poi la possibilità per i più arditi di raggiungere la struttura abbandonata attraverso un percorso di spiaggia accidentato.

L’idea di progetto
Per uno spazio che risulterebbe depauperato e banalizzato dall’assenza del suo elemento identificatore ma al tempo stesso così come è oggi non è totalmente fruibile nelle sue molteplici potenzialità, inevitabile è l’idea del recupero.
Ho pensato perciò che la possibilità di ATTRAVERSAMENTO potesse essere la chiave di lettura primaria del progetto.
Segno individuante dell’area è la linea che la percorre in senso longitudinale e attraversa la costruzione bipartendola idealmente; quest’ultima si pone in asse con il corso principale  di Porto Recanati di cui, fino all’edificazione (anni Settanta) della struttura residenziale a pianta circolare, costituiva il fuoco prospettico.
Reiterando il segno principale in altre direzioni si viene a creare un sistema di flussi che si dipartono dall’ex-magazzino (immmaginabile come una mano che lancia sul terreno i numerosi bastoncini del gioco dello shangai) disegnando FASCI DI SPAZI.

Flussi: direzioni e livelli
Ogni flusso individua una promenade: se il primo segno è l’unico a rimanere ancorato fisicamente al suolo e a conservare una univocità di direzione, gli altri invece, oltre a subire variazioni direzionali e angolari, si sollevano si abbassano e risalgono in un andirivieni di quote.
Da una prima idea di accostamento dei volumi ( e quindi di funzioni) a questi flussi, sono passata a quella di un loro ” ispessimento” .Oltre che vettori di movimento, le passeggiate diventano così anche architetture, spazi costruiti che s’innalzano dolcemente dalla geometria fluida del network.

Centro di documentazione e studio dell’immagine della costa Adriatica
Le architetture derivanti dall’ispessimento dei FLUSSI sono state pensate come contenitori di funzioni collettive, a ricucire la frattura del tessuto interrotto tra il centro civico di Porto Recanati e il lungomare L.Scarfiotti: biblioteca (1), spazio della rappresentazione (2), ostello (3) diventano un unicum finalizzato allo studio, alla ricerca e alla documentazione di tutto ciò che riguarda la costa adriatica.
Alla base di una tale scelta stanno sia la stessa configurazione dell’area con le opportunità  e potenzialità intrinseche sia la volontà di dotare la fascia  adriatica di un centro aggregante dalla duplice valenza culturale ed evasiva.

La Biblioteca
In contiguità con il tessuto urbano di Porto Recanati è la biblioteca, concepita non solo come servizio inteso a soddisfare le esigenze degli utenti ma anche come nuovo centro civico.
Al di là della ferrovia infatti la sala conferenze di cui è dotata e un sistema di due spazi aperti inframmezzati da una piazza lievemente inclinata ( che conduce al piano interrato di questa) offrono momenti di scambio e incontro.
La promenade ha inizio superando la ferrovia grazie ad un “braccio-ponte” costituito da tre percorrenze (rampa, scalinata, piastre sospese e rampe) che conducono, nei loro diversi gradi di fluidità, al secondo livello della biblioteca.

L’Ostello
A differenza degli altri due spazi, le cui direttrici tagliano lo stabilimento, l’ostello risulta lievemente disancorato dal network al fine di una maggiore indipendenza correlata alla sua funzione.
Esso può essere raggiunto dalla pista ciclabile o pedonabile per chi arriva dalla stazione ferroviaria di Porto Recanati o altrimenti dal lungomare.
Dotato di due piani, svolge nelle testate funzioni sociali di accoglienza e svago (reception, self-service, sale tv e lettura, palestra) per poi diventare alloggio in 32 unità cellulari di ispirazione lecorbusieriana (Unité d’ Habitation, Marsiglia).

Lo Spazio Polivalente dell’immagine
Dal punto in cui il segno principale piega prende forma lo spazio polivalente dell’immagine così detto perché destinato alla proiezione (cinema), esposizione e generale visione del materiale relativo alla costa adriatica.
Articolato su due livelli, in quello inferiore ospita un cinema-teatro ed una caffetteria collegati da un’imponente  hall vetrata,  mentre in quello superiore diventa al tempo stesso passeggiata coperta e spazio espositivo.

L’ex stabilimento Montecatini

All’interno del patrimonio  archeologico  industriale delle Marche, uno degli esempi tipologicamente più singolari dell’intero territorio regionale  risulta, senza dubbio,   l’ex-stabilimento Montecatini a Porto Recanati.
Collocato a Nord dell’abitato del paese, nei pressi della statale Adriatica, lo stabilimento (o meglio ciò che ne resta), è situato nell’area compresa tra la linea ferroviaria ed il mare (ugualmente a quello di Falconara e Porto S. Elpidio).
“Tutto ciò che rimane del complesso produttivo è l’edificio che fungeva da magazzino per i materiali, attribuito a Pierluigi Nervi, e realizzato negli anni  Cinquanta del Novecento; della parte restante si hanno delle immagini fotografiche, che mostrano edifici in laterizio e legno, tipologicamente e morfologicamente simili a quelli dell’impianto di Porto S. Elpidio.
La struttura, realizzata interamente in cemento armato, è costituita da una serie di archi parabolici autoportanti, che coprono una luce di circa trenta metri, raggiungendo un’ altezza di diciotto, tenuti insieme da numerosi elementi trasversali incastrati in corrispondenza dell’ estradosso, che, oltre ad avere funzione strutturale di controventamento, formano il supporto su cui poggia il manto di copertura. Originariamente i due lati corti della costruzione erano chiusi, come appare in alcune immagini degli anni Settanta. L’edificio ha numerosi elementi in comune con le aviorimesse di Orvieto e Orbetello, progettate da Nervi ed è identico ad una costruzione analoga presente nel territorio comunale di Assisi.
Il valore architettonico dell’edificio sta nella concezione strutturale, che identifica l’intera costruzione con la copertura, riducendola alla sua funzione essenziale, quella della protezione dei materiali, e facendone l’elemento compositivo principale.
La scomposizione della struttura e la sua semplificazione, ridotta ad un’ ossatura essenziale, l’abolizione del piedritto,  nell’appoggiare la copertura voltata direttamente sul terreno, la correttezza costruttiva, la verità funzionale, la ripetizione seriale di un numero limitato di moduli, sono tutti elementi che rendono l’edificio quanto mai aderente alla tipologia architettonica della fabbrica. L’estremo rigore compositivo, la simmetria, l’ortogonalità, l’uniformità, lo spazio compatto, omogeneo, lasciano pensare, invece, ad una sotterranea presenza del classicismo.
L’elemento di novità sta nell’aver fatto divenire mezzi espressivi l’ossatura portante leggibile e l’aspetto funzionale dell’edificio. L’esempio recanatese mostra, dunque, l’elemento di maggiore innovazione della fabbrica del Novecento, e cioè la possibilità di fare architettura con gli elementi strutturali, ovvero di rinunciare alla decorazione e di ricavare la forma solo dalla composizione consapevole e dallo sviluppo della costruzione.

  • Recupero dell'area ex Montecatini a Porto Recanati
  • 1031g
  • 1032g
  • 1034g
  • 1035g
  • 1036g
  • 1040g
  • 1041g