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Restauro e riqualificazione urbana

Analisi come riflessione progettuale. Due tesi di laurea

Università Politecnica delle Marche
Facoltà di Ingegneria
Anno Accademico: 2003 – 2004
Tesi di laurea in Ingegneria Edile-Architettura:
La Chiesa del San Giovanni Battista in Pesaro.
Analisi storiografiche per il restauro della facciata
Autore: Roberto Parrino
Relatore: prof. Paolo Clini
Correlatore: prof. Gabriele Fangi
Collaboratrice: ing. Ramona Quattrini

Le tesi qui presentate nascono da percorsi accademici compiuti nell’ambito della Storia e del Rilievo dell’Architettura. Ma essi hanno il coraggio di non arrestarsi davanti al progetto, come a denunciare quella insanabile frattura che nella comune prassi operativa del restauro, o comunque della più generale riqualificazione di segmenti storici urbani, riscontriamo tra il momento dell’analisi e quello dell’intervento. Un rapporto troppo sofferto e penalizzante laddove l’analisi non sa assumersi proprio il coraggio di trasformarsi essa stessa in momento di riflessione progettuale. Ecco quindi i due casi specifici affrontati (restauro della facciata del San Giovanni Battista di Pesaro di Gerolamo Genga e la riqualificazione a parco archeologico dell’area urbana di Sant’Agostino a Fano) proprio con l’obiettivo di rintracciare nelle specifiche “storie” le ragioni, le necessità e le soluzioni per il loro futuro. Soluzioni che avessero la simultanea valenza di tutela, valorizzazione e comunicazione di un patrimonio che, in entrambi i casi, non solo si trova in uno stato di degrado fisico (più facilmente affrontabile) ma, soprattutto, ha perso nel tempo i caratteri della propria originalità ed eccellenza storica. Fino ad arrivare a non rendere più nemmeno riconoscibile e comunicabile la sua stessa memoria perdendo anche il proprio ruolo caratterizzante del tessuto urbano di appartenenza. Quindi la tradizionale analisi storica e rappresentativa vuole trasformarsi nella sua complessa articolazione (le fonti, i modelli, le stratigrafie, le tradizioni) da necessario ma ingombrante supporto normativo a indicatore di qualità dell’intervento, permettendosi di suggerire percorsi obbligati all’interno dei quali può, in una fase progettuale vera e propria, muoversi la discrezionalità del progettista stesso.
Paolo Clini

 Per il restauro della Chiesa del San Giovanni Battista in Pesaro

L’obiettivo che questa tesi si è proposta di perseguire è quello di delineare alcune linee guida per un possibile e corretto intervento di restauro della facciata della Chiesa di San Giovanni Battista in Pesaro senza voler giungere ad una specifica e restrittiva indicazione sulle modalità operative e tecniche con cui condurre a termine l’intervento, ma indicando la via su cui occorre incamminarsi per avere una visione globale delle problematiche che questa opera architettonica implica e offrendo un’ipotesi generale per risolvere l’intervento di restauro. Infine si è cercato di rendere l’aspetto del progetto voluto dal Genga per la chiesa pesarese che rappresenta un’emblematica opera incompiuta. Duplice dunque la finalità di conoscenza: conoscenza del manufatto come è giunto fino a noi e ricostruzione del progetto originario. I mezzi con cui si è condotta la ricerca sono prevalentemente quelli dell’indagine storiografica, intesa come ricerca dei documenti d’archivio e come studio dell’ambiente in cui questa architettura è nata; nonché dell’iconografia, in cui si sono rintracciate le rappresentazioni significative che testimoniassero l’aspetto del prospetto principale della chiesa. Alcuni dipinti hanno guidato nel ricostruire la vita della chiesa di San Giovanni Battista: la dettagliata veduta di Pesaro a volo d’uccello del Blaeu (1663), così come il dipinto della città del Mingucci, ci mostrano la presenza delle volute ripetute lungo i lati della chiesa. O ancora, il quadro del Cantarini San Pietro che risana lo storpio (1640) che ci regala l’immagine della facciata con un timpano diverso, la cui esistenza è stata confermata dalla controfacciata della chiesa. Muovendo dal quadro storico-politico, sono state approfondite le conoscenze tecniche sulla apparecchiatura e finitura delle cortine laterizie del ‘500, quelle relative al rigoroso proporzionamento dell’architettura secondo i canoni del De re aedificatoria albertiano che, con tutta probabilità hanno indicato al Genga le geometrie e i numeri “magici” da seguire. L’indagine storica è stata infine integrata con un approfondimento relativo allo stato di conservazione dei materiali che, oltre ad un contributo alle considerazioni di carattere storico, ha esteso la conoscenza a quell’aspetto imprescindibile in un restauro, della natura dei materiali costituenti la facciata. Nonostante siano presenti già alcuni testi sull’argomento, in particolare sulla storia della chiesa, si è giunti, attraverso questa tesi, alla conoscenza della vita della facciata, innegabile chiave d’accesso per le scelte dell’intervento di restauro. L’indagine storica preventiva oltre a fornire gli strumenti per un restauro filologicamente corretto ha indirizzato le ricerche stesse verso scoperte che altrimenti sarebbero emerse solo in fase di lavori avviati e avrebbero potuto complicare l’andamento degli stessi. Inoltre, grazie ai consolidati mezzi della modellazione tridimensionale, si è riusciti a fare luce sul progetto incompiuto della facciata della chiesa giungendo infine ad una ricostruzione, seppur viziata da inevitabili ipotesi fatte per coprire alcune lacune, del modello soltanto immaginato da Genga.

Si ringraziano per il contributo alla presente tesi il prof. Riccardo Gulli e la prof.ssa Maria Letizia Amadori.

Centro Studi Vitruviano e un parco archeologico a Fano

Vitruvio e Fano oggi possono essere considerati come un binomio inscindibile, come due elementi della stessa essenza. L’importanza che ancora dopo secoli aleggia attorno la figura del grande Architetto pone la città che ospitò la sua splendida Basilica in posizione privilegiata nel panorama storico e culturale. Per anni gli scavi archeologici sotto il complesso monumentale dell’ex convento di Sant’Agostino sono stati ritenuti i resti dell’unico edificio vitruviano, la Basilica. D’altronde, anche se le più recenti campagne di scavi insieme a nuovi studi urbani dimostrano che i resti non sono quelli della Basilica, quel luogo continua a sprigionare un alone ricco di valore culturale e di memoria storica impareggiabile. Questo lavoro ha avuto come premessa una ricerca storica che, fissando l’importanza sia del legame tra Vitruvio e la città di Fano sia del complesso monumentale, portasse ad un metaprogetto consapevole di ogni valenza. La caratura e le potenzialità dell’area dell’ex convento di Sant’Agostino obbligano a guardare quel luogo con occhi diversi e a vedere nello stesso delle possibilità di progettazione culturali, sociali e turistiche elevatissime. Anche se oggi un luogo di così alta considerazione storica si presenta in uno stato di degrado urbano, sconnesso dalla realtà quotidiana, ridotto ad essere un luogo di passaggio più che un luogo di meditazione, sono molto evidenti le suggestioni e le risorse delle strutture che lo racchiudono. Tali considerazioni fanno della città adriatica il luogo più autorevole per accogliere un Centro Studi dedicato all’opera vitruviana e all’architettura classica, nei suoi rapporti ed influenze con l’architettura moderna e contemporanea. Gli spazi del Sant’Agostino, oggi senza una vera destinazione e funzione, dovrebbero diventare un contenitore di cultura, espressione dei giacimenti intellettuali educativi e formativi presenti sul territorio.

Dalla Necessità della Storia all’urgenza del Progetto
Il rapporto tra memoria e futuro di una città suggerisce numerosi argomenti di studio e vie per aggiungere valore ad un centro storico, attraverso interventi urbanistici e di progetto architettonico. Il Centro Studi Vitruviano per l’architettura classica ed il parco archeologico sono una soluzione possibile contro la precarietà del futuro dei luoghi su cui sono sviluppati, ma soprattutto nascono da un’esigenza culturale che incorpora quella di tutela del patrimonio storico, archeologico e architettonico. La concezione della rete culturale per la valorizzazione del patrimonio territoriale è scaturita da percorsi ricognitivi che hanno calcato tracce letterarie, storiche, archeologiche e di riferimento sul panorama europeo. La procedura adottata mira ad una proposta che al di là dei singoli interventi, vuole fornire un nuovo punto di vista sulle potenzialità dei luoghi dimenticati coinvolti e sugli innegabili legami tra città di Fano e gli studi sulla questione Vitruviana. Il contributo di questo lavoro vuole essere quindi un’altra opportunità per riflettere sull’esigenza di affermare l’identità di un luogo, attraverso nuovi progetti che tramite più discipline pianifichino la fruizione futura dei suoi spazi.

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