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Rettangolo e quadrato

La geometria dialoga con la natura in tre unità abitative a Jesi

Intervento: edificio trifamiliare
Luogo: via Murri, Jesi (AN)
Progettista: arch. Paolo Contuzzi
Committente: Capecci Costruzioni srl, Jesi (AN)
Anno di redazione: 2004 – 2005
Anno di esecuzione: 2006 – 2007
Impresa esecutrice:
Impresa Edile Cassano Domenico, Jesi (AN)
Dati dimensionali: superficie lotto 576 mq,
superficie edificio 435 mq

Posto lungo la via Murri nella frangia nord della città di Jesi, l’edificio ha una bellissima vista sulla campagna marchigiana.
Il nuovo fabbricato ha origine da un piano di recupero che ha permesso la totale demolizione del fabbricato
esistente. La superficie utile dell’edificio è di mq 435 ed il volume di mc 1.334. Non si tratta di una imponente architettura, ma l’interesse di un progetto architettonico non deve focalizzarsi sui mastodontici “giganti” dell’architettura,
che mortificano lo studio puro delle forme e lo trasformano in un gioco illusionistico; un’architettura spettacolo in cui l’uso e il contenuto dell’involucro diventano
secondari e il cui unico scopo è attirare sprovveduti e soprattutto, paganti visitatori. Se l’espressione architettonica
diviene frutto del “mondo interiore” dell’architetto, con esibizioni scenografiche ad effetto, non si avrà cultura, ma culto della personalità, e si renderanno gli spettatori e utilizzatori, schiavi di una illusoria felicità individuale
e massmediatica. L’architettura per essere condivisa e divenire evento culturale, deve modificare la percezione della realtà e farci sentire partecipi e parte integrante della nostra città e della nostra società. L’architettura risiede nelle piccole cose e fa cultura nel momento in cui diviene arte/artigianato, piccola bottega di ricerca e studio. L’industria
dell’architettura uccide l’arte, la rende succube della produttività, in un ciclo industriale frenetico nella ricerca di una committenza che trova nell’architetto un manifesto del proprio stato sociale od una fonte di plusvalore. Questo edificio è il frutto di un confronto intellettuale con la committenza,
che ha prodotto quella fondamentale unione di idee che deve esistere tra il progettista e la società civile. Un’architettura non soggetta al culto della personalità o ad un gigantismo scenografico ad effetto, che rimossa “la cornice”,
diviene opera “sociale” condivisa. Ragione, geometria e natura sono le fonti della ricerca di questo progetto. Forme geometriche elementari si compenetrano creando nuovi equilibri spaziali. Le forme dialogano con gli spazi circostanti e l’armonia artificiale della materia si confronta con la natura che la circonda. Il calcestruzzo è il materiale che meglio si adatta alla ricerca sviluppata nel progetto. La forma del cassero, come le mani di uno scultore, crea la materia, che si plasma e si trasforma come magma in roccia, elemento naturale. Si contrappone nella freddezza e rigidità delle forme, l’acciaio, forza della ragione. Su tutto irrompe la verticalità della scala come perno su cui ruota il progetto. Gli ampi terrazzi e le numerose finestre, come
dita protese, si intrecciano con l’ambiente circostante. L’edificio accoglie tre unità abitative. Due duplex ed un attico. Nei due duplex l’elemento centrale è la scala che rappresenta il connubio fra funzione e forma; la geometria violenta degli angoli viene attratta dal vortice della scala che la trasforma in un’onda verticale e rende armonico l’insieme delle forme.

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