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Riconnettersi al contesto

Edificio unifamiliare

Intervento: edificio unifamiliare
Luogo: Filottrano (AN)
Progettista: Lorena Luccioni, architetto
Committente: Impresa Morresi Ernesto, Filottrano (AN)
Anno di redazione del progetto: 1995
Anni di esecuzione dell’intervento: 1995-96
Impresa esecutrice: Impresa Morresi Ernesto, Filottrano (AN)
Dati dimensionali: volume: 1.280 mc (distribuiti su 3 livelli)
Caratteristiche tecniche particolari:  struttura in c.a., tamponamenti
in laterizio

Quando Gadda nella Cognizione del dolore se la prende con gli “architetti pastrufaziani”, che avevano riempito di “ville! di villule! di villoni ripieni, di villette isolate, di ville doppie, di case villerecce, di ville rustiche, di rustici delle ville… i vaghissimi e placidi colli delle pendici preandine…”, in realtà descriveva ciò che stava accadendo in tanti dei colli d’Italia fuor delle mura dei centri storici di collina, dai quali si fuggivano gli abitanti per rifugiarsi nel sogno del suburbia americano, della home sweet home, tradotto per il vulgo da stuoli di geometri pastrufaziani. Così sono nati alle pendici dei colli marchigiani, paradisi di falde sfalsate, con voglia di chalet o di pagoda, circondati da altrettanti paradisi di recinzioni a delimitare e difendere privacy improbabili o ciò che resta del geometrico giardino all’italiana nella siepe potata di grigie tuie, o nel migliore dei casi di odoroso pitosforo. Mai un albero, che ne oscurerebbe la vista, a meno che non sia di origine alpina o quantomeno esotico, ad una terra che mostra le più belle farnie d’Italia, olivi secolari, pioppi e salici ormai solo ridotti a seguire e proteggere la frescura di un corso d’acqua.
Anche Filottrano non è meno “ingioiellata” di altre città di collina, di tali ammucchiate di case che poco concedono allo spazio pubblico in termini di marciapiedi, illuminazione, alberature, parcheggi, ma che anche qui sono un tripudio di citazioni mal digerite di miti da rotocalco, fino a qualche anno fa difese da recinzioni che finivano con il filo spinato.
La casa è stata costruita tra questi gioielli, in un lotto intercluso, rimasto vuoto, all’interno di un’espansione a sud-ovest di Filottrano, che reca testimonianza di un colloquio violentemente interrotto, con una tradizione formale e materiale di alta qualità, e dell’immissione di brutte copie di modelli senza radici.
Il progetto tenta una difficile ricucitura con il “contesto interrotto”, con occhio attento non solo alle architetture urbane del centro storico ma all’architettura rurale che segna valli e crinali con la rassicurante forza di volumi elementari, riconoscibili punti di orientamento nel mutare continuo del paesaggio rurale.
Da tali esempi deriva la volontà di segnare il luogo con un volume unico, terminato da una copertura a falde continua, al quale aggiungere altri volumi o sottrarre porzioni, senza peraltro sminuirne la figura di base, ma anzi rinforzandola con il nuovo rapporto di dimensione.
Nasce così il volume della scala a pianta ellittica, che denuncia la sua natura di figura indipendente, metà all’interno e per metà all’esterno, con l’interrompersi della cortina muraria e la sostituzione con una lama di vetro, lungo il perimetro dell’incastro.
Ugualmente dalla parte opposta simmetricamente, una porzione di edificio viene ruotata mettendo a nudo una colonna della struttura e introducendo ad una loggia sottratta al volume di base; questa sottrazione verrà poi “compensata” dall’estrusione di una piattaforma che proietta la loggia all’esterno.
Il vuoto di quest’ultima continua all’interno, dove si estende verso l’alto in un doppio volume sul quale si affaccia il piano delle camere.
Anche per i materiali si riduce la scelta: il volume esterno è unificato dalla continuità di una cortina a facciavista in laterizio, ricavata sperimentando un mix di tre tipi di mattone Pica: il giallo, il rosato e il “fumato”, miscelati secondo percentuali studiate su un campione di muratura tradizionale della città storica. Le minime variazioni epidermiche sono ottenute con il solo disporre in varie figure il laterizio. All’interno il colore unico e la pavimentazione continua in legno, lasciano il campo ai giochi della luce che segnano lo scavo e i volumi che lo delimitano. Unica eccezione, l’inserto della scala realizzata in cemento finito al quarzo e segnato da profili in ottone.

Cristiano Toraldo di Francia