MENU

Ricordo di Paola Salmoni

Ricordo di Paola Salmoni

E’ ormai qualche settimana che Paola Salmoni, eminente architetto e urbanista anconetana, ci ha lasciati. Ovviamente non è ancora tempo di fare un bilancio critico, serio e ponderato, sul vasto corpus del suo lavoro, che necessiterà della giusta distanza, di uno studio serio e paziente e dell’attenzione di chi conosce a fondo la storia di Ancona e del suo territorio. Non c’è invece alcun dubbio sul fatto che sia appropriato e urgente rendere subito il giusto omaggio alla sua memoria, all’impegno che ha profuso per la sua città, alla passione vitale e ottimista che ha sempre saputo infondere nel lavoro professionale e nei rapporti con tutti quelli che venivano a contatto con lei.

Paola Salmoni

Nata a Ravenna nel 1921, Paola si trasferisce ad Ancona con i genitori e il fratello intorno al 1930. Nel 1938 è costretta ad abbandonare la scuola per le leggi razziali e completare gli studi da privatista per poi iscriversi, non potendo accedere all’università, a un  corso privato di studi in chimica. Finito il periodo della guerra si iscrive alla facoltà di architettura di Roma insieme a una generazione eroica dell’architettura italiana, segnata dall’impegno politico, dall’influenza di Bruno Zevi, dalla presenza, negli stessi anni di corso, di figure di rilevo come Carlo Aymonino, Carlo Melograni, Ruggero Lenci. Dopo essersi laureata, nel 1951 si iscrive all’ordine degli architetti, prima donna nella storia dell’albo anconetano, e fonda nello stesso anno col fratello Claudio, ingegnere e futuro sindaco della città, lo studio Salmoni. Da quel momento la sua storia professionale si identifica con quella della città e del suo sviluppo postbellico, responsabile di molti progetti cardine della vicenda urbana, “architetta” sempre presente nei dibattiti e nei momenti chiave della storia della città. Nel 1958, appassionata come tutta la sua generazione alla “centralità dell’urbanistica”, partecipa infatti alla redazione del primo piano regolatore “moderno” di Ancona con il gruppo coordinato da Astengo, collaborando a impostare le linee per il futuro sviluppo della città. Negli anni sessanta è particolarmente attiva in tutte le scale della progettazione. Redige molti piani regolatori per comuni marchigiani e non, trasferendo nel lavoro di pianificazione il suo impegno per il progresso politico e civile, la sua lucidità di architetto e la concretezza di chi ama profondamente la propria terra. Realizza alcune bellissime case unifamiliari – villa Cagli a Montacuto, le ville Cagnoni e Ferranti – distribuite sulle colline intorno alla città, considerandole come prototipi essenziali del rapporto tra l’abitazione e il paesaggio che la ospita. Coltiva relazioni vitali con alcune delle teste più pensanti dell’architettura del tempo – Quaroni, Coppa, Lugli – portandoli ad Ancona e nella regione ogni volta che era possibile, coinvolgendoli spesso in studi, piani e lavori professionali. Con Ludovico Quaroni, particolarmente legato alla famiglia, realizza la bellissima sede della Cassa di Risparmio di Ravenna, tutt’oggi tra gli edifici moderni più interessanti della città, capace di confrontarsi con schietta integrità modernista con il tessuto urbano del centro storico. Negli stessi anni realizza alcuni altri piccoli capolavori, spesso sottolineati con i premi Inarch. Tra questi la sistemazione del monumento ai caduti della Resistenza di Ancona,  la Legione dei Carabinieri, alcuni piani di edilizia economica e popolare. Con l’Istituto d’arte di Ancona, del 1962, realizza un edificio di sicuro valore nazionale, bellissimo per le sua spazialità e per l’uso intelligente e appassionato dei materiali, fortemente legato all’esperienza neorealista che aveva segnato la sua generazione nell’immediato dopoguerra. Gli anni settanta sono invece caratterizzati dal rinnovato impegno nel settore urbanistico e dalla proficua collaborazione con Valerio Paci, col quale lavora a molti progetti, ma che è anche il partner attento e stimolante di molte riflessioni teoriche sul rapporto tra architettura e governo del territorio nelle Marche del primo boom industriale. E’ infatti in questo periodo che si infittisce anche il dialogo e la collaborazione con Giorgio Fuà, recente fondatore dell’ISTAO, attento osservatore, dal punto di vista dei fenomeni economici, dello stesso paesaggio in via di urbanizzazione.

L’ultimo periodo del  lavoro di Paola Salmoni è segnato dai cambiamenti nell’organizzazione dello studio e da alcuni progetti pubblici di grande importanza. Dallo studio escono Anita Sardellini e Massimo Di Matteo, al loro posto entrano i nipoti Vittorio e Giovanna, laureatisi presso la facoltà di Roma nella prima metà degli anni ottanta. Nell’87 è incaricata, insieme a Danilo Guerri, della ristrutturazione del Teatro delle Muse, l’opera più importante della città e della sua carriera, che riesce finalmente a portare a termine, dopo un iter lungo faticoso e complicato, nello scorso autunno. Negli stessi anni in cui lavora al teatro segue alcuni progetti particolarmente interessanti, misurandosi con entusiasmo con le nuove condizioni del lavoro professionale e con l’allargamento dello studio a una più ampia collaborazione con professionisti più giovani. In quest’ottica, tra i lavori dell’ultimo periodo, vanno certamente ricordati il complesso ex- Eden  e le case di viale dei Pini a Senigallia e il quartiere residenziale Montedago con Aldo Aymonino, Alberto Ferlenga e Cino Zucchi ad Ancona – tutti lavori a cui partecipa anche Pippo Ciorra. A qualche anno fa risale l’ultimo incarico pubblico importante, ora seguito da Giovanna Salmoni e ormai vicino alla fase di realizzazione: il progetto di restauro e valorizzazione dell’antico cimitero ebraico di Ancona – il Campo degli Ebrei a Monte Cardeto – all’interno del progetto di recupero generale del Parco del Cardeto.

Paola ha continuato a lavorare fino a poche settimane fa nello studio di viale della Vittoria, a contatto con un appassionato gruppo di giovani e meno giovani collaboratori a cui ha trasmesso, fino alla fine, la sua passione e la sua esperienza professionale e di vita. Ma nonostante questo, e nonostante le opere, pur notevoli, che abbiamo ricordato, Paola Salmoni lascia alla sua città e a chi l’ha conosciuta e ha avuto la possibilità di lavorare al suo fianco la traccia di uno stile inconfondibile che attraversava tutto il suo modo di essere e di agire e identifica un modo esemplare di essere classe dirigente, ormai raro. Saggezza, integrità, disincanto, schiettezza, capacità di interpretare fino in fondo il proprio mestiere come un servizio alla società, laicità e attaccamento sincero alla sua comunità, attenzione alla memoria e alla tradizione ma anche interesse per il nuovo, disponibilità al dialogo e alla tolleranza con tutti, sono attributi giusti e comunque insufficienti a descrivere il modo semplice, consapevole e moderno, con cui Paola sapeva relazionarsi con gli altri, con i problemi della professione e con quelli della vita politica. Positiva e ottimista, fino alla fine si è mostrata sensibile ai problemi della città e pronta allo scambio e alla collaborazione con i progettisti di tutte le generazioni.
Anche la rivista Progetti è stata tra le iniziative che Zia Paola ha osservato con attenzione, e la sua presenza, discreta ma acuta e pertinente, è stata  un  costante incoraggiamento in questi anni. Di quella lucida onestà intellettuale, oltre che dell’affettuosa passione per l’impegno della rivista alla valorizzazione tout court del progetto nel nostro territorio, abbiamo fatto tesoro.
E già manca a tutti moltissimo.

  • 845g
  • 846g
  • 847g
  • 848g
  • 849g
  • 850g
  • 851g
  • 852g
  • 853g
  • 854g
  • 855g
  • 856g
  • 857g
  • 858g
  • 859g