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Semplice e dinamica

La nuova sede del Demanio in Ancona

Intervento: ristrutturazione e riqualificazione edilizia di un edificio per uffici
Progetto e direzione lavori: arch. Anita Sardellini
Collaboratori: arch. Giorgio Marasca,
ing-arch. Andrea Marasca
Strutture: Studio Tecnico Antonucci-Leoni & Associati
Impianti: Elleci progetti
Committente: Agenzia del Demanio, Roma
Anni di redazione del progetto: 2001-2004
Anno di esecuzione: 2007
Dati dimensionali dell’intervento: 1700 mq
Costo: 1.504.000,00 euro
(comprensivo di iva e spese tecniche)
Imprese esecutrici: ATI: impresa geom. Cargini Antonio,
IMIT snc

Foto: Pietro Savorelli, Andrea Marasca

L’edificio, che nasce come residenziale negli anni ‘60, rappresenta un classico esempio di trasformazione sia a scala edilizia che urbana. Infatti occupa un’area che non solo non è più periferica, ma che nella fase successiva dello sviluppo urbano verrà completamente inglobata diventandone parte integrante. Durante gli anni ‘80 era già stato adibito a uffici ma il precoce degrado dovuto alla modesta qualità edilizia, la non razionale distribuzione, l’obsolescenza degli impianti, oltre che la mancata conformità alle vigenti normative in materia di sicurezza, rendeva l’edificio non idoneo all’uso per uffici. Nel 2001 l’Agenzia del Demanio ha indetto un concorso per farne la propria sede. Il progetto, risultato vincente, ha volutamente negato le stratificazioni funzionali tentando di far emergere con chiarezza il nuovo ruolo di rappresentanza istituzionale con l’obiettivo di diventare un’architettura civile, semplice e chiara. Il budget molto limitato previsto dalla committenza avrebbe consentito solamente una buona ristrutturazione interna oltre che il necessario adeguamento sismico strutturale. Ma l’occasione di effettuare una trasformazione più radicale dell’edificio era allettante. Oggi un edificio deve dare qualcosa in più, può sembrare pura retorica, ma è così. Oggi l’edificio deve comunicare. L’esperienza maturata nel tempo attraverso ristrutturazioni ha spinto quindi il progetto più avanti. Infatti, conservando e rinforzando la struttura si è poi effettuata una vera e propria operazione chirurgica edilizia. Liberato l’edificio dagli ornamenti residenziali, nessun cornicione o balcone che ne bloccasse la composizione, si è cercato di raggiungere una semplicità formale e un’armonia d’insieme dando allo stesso tempo alla costruzione una sensazione di dinamicità. Ciò grazie a un gioco compositivo che individua negli elementi pieni le orizzontalità e nella particolare soluzione d’angolo la dinamicità del complesso. Le aperture, apparentemente posizionate in maniera aleatoria, a volte scorrono come strette fessure davanti alla struttura, fasciandola di lamiere d’alluminio brunito, altre volte aprono grandi squarci schermati, sempre diversi, sempre inaspettati. Poiché situato in un crocevia di grosso impatto visivo e di intenso traffico veicolare, estremamente importante è la soluzione d’angolo dell’edificio: attorno ad esso si muove l’immagine futura dell’intero edificio. L’angolo è stato ridisegnato aperto e scavato sia per permettere al percorso pedonale su via Fermo di inserirsi nel portico e collegarsi con via della Montagnola, sia per rafforzarne la percezione prospettica e la profondità volumetrica. L’intero edificio è semplicemente rivestito di tonachino rosso, elemento storico da sempre presente nella nostra tradizione costruttiva, mentre l’isolamento dell’edificio è garantito da uno strato coibente inserito all’interno del pacchetto murario. E se fuori l’edificio si fa notare per forma e colore, gli spazi interni evidenziano la volontà di ottenere un ambiente sobrio, caldo e rilassante: l’atrio a doppia altezza è lo spazio di riferimento e distribuzione di tutto l’edificio. Pietra chiara, bianchi caldi, vetro e luce zenitale ne fanno un luogo accogliente ed elegante.

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