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Sobrietà esterna e complessità interna

Ricostruzione di una parte di isolato nel centro storico di Senigallia

Luogo: Senigallia, Ancona
Progettista: Massimo Canzian, Vania Curzi, architetti/Studio Canzian & Curzi Architetti
Committente: Domus 2000 srl
Anno di redazione del progetto: 1991
Anni di esecuzione dell’intervento: 1992/1994
Costo dell’intervento: £ 9.000.000.000
Imprese esecutrici: Curzi Costruzioni srl, Immobiliare Marinella srl
Dati dimensionali: 5.000 mc

Il progetto, come previsto dal locale Piano Particolareggiato, riguarda la demolizione e la ricostruzione di una porzione di isolato nel centro storico di Senigallia, morfologicamente compromesso dalle vicende del terremoto degli anni ‘30 e dalla successiva ricostruzione di un edificio che ne alterava la continuità urbana e funzionale. La sovrapposizione della normativa urbanistica ed antisismica ha tuttavia posto una incoerente limitazione delle altezze che ha comportato notevoli difficoltà dal punto di vista progettuale. L’intervento tenta di sopperire alla differenza di scala rispetto al resto dell’isolato attraverso elementi sobriamente monumentali che da una parte consentono di competere figurativamente con esso e dall’altra esaltano  – soprattutto attraverso il rafforzamento dei cantonali d’angolo –  le potenzialità dei nodi prospettici che convergono sulla testata di via Mastai.

La relazione con il contesto si realizza nell’individuare come invarianti alcuni elementi che si ripetono costantemente e che riguardano in senso più generale “l’ordine tettonico” di comporre i fronti: la ricorrenza della tripartizione verticale nel sistema dei prospetti, la sottile continuità lungo le facciate degli elementi di marcapiano o marcadavanzale, la forte vibrazione prodotta da bucature regolari e ricorrenti… A tale proposito è peculiare la ricorrente ‘sproporzione’ dell’ordine tettonico – dovuta alla generalizzata alterazione dei fronti causata dal terremoto degli anni ‘30 – che ha ormai definito un’immagine consolidata del paesaggio urbano senigalliese.
L’edificio realizzato è segnato da un’intima alterità tra la sobria immagine civile dei prospetti urbani (che marcano la programmatica volontà di intervenire nel centro storico attraverso una “architettura senza applausi”, attraverso il doveroso riserbo dell’architettura civile privata) e la complessità distributiva e architettonica dell’interno, articolato spazialmente dal sistema della rampa carrabile, dalla sovrastante scala di risalita organizzata a ponte tra la chiostrina principale e una chiostrina di servizio, e gli appartamenti al secondo piano, organizzati in duplex intorno a una doppia altezza che consente di far penetrare la luce  – attraverso la chiostrina interna –  all’interno del profondo corpo di fabbrica. Tale esplicita differenziazione è evidentemente orientata a segnalare il momento di grande discontinuità tra la scena urbana e lo spazio interiore delle abitazioni, distaccato da un consistente spazio di relazione che (come nei cortili dell’architettura novecentesca) marca uno spazio sospeso che separa la vita pubblica dalla vita privata, facendone al tempo stesso – quotidianamente –  esperienza significativa. Dal punto di vista funzionale l’edificio organizza cinque negozi al piano terra, sette uffici con diverse possibilità di aggregazione al primo piano, e sei appartamenti residenziali di pregio al secondo piano. Questi ultimi sono direttamente collegati al piano sottotetto e forniti di logge private, aperte verso l’interno e caratterizzate – grazie a una serie di accorgimenti tecnici – da un notevole grado di riservatezza. Un’ulteriore differenziazione si realizza tra il fronte situato sulla storica via Cavour – caratterizzato da un ritmo regolare e su cui aprono principalmente i negozi – e quello organizzato sulla più discontinua via Armellini, dove è situato l’ingresso principale agli appartamenti e alle autorimesse private. Alla testata su via Mastai è affidato il compito di segnare – in maniera misurata e senza protagonismi espressivi – la lieve piegatura del tracciato dell’importante asse urbano che qui si realizza prima di aprire verso il lungofiume. I prospetti sono articolati, dal punto di vista dei materiali, da un cornicione in cemento armato a vista, da elementi in pietra d’Istria in massello su un fondo di intonaco colorato in massa, e da infissi in legno laccati.  La copertura è composta da un’intercapedine ventilata in compensato fenolico e – secondo le prescrizioni del Piano Particolareggiato – da coppi di colore giallo. Le ampie vetrate all’interno delle chiostrine sono realizzate con infissi in alluminio.  I grandi blocchi ad ‘esse’ in pietra d’Istria, che marcano gli ingressi del negozio ai due angoli dell’edificio, sono tratti – attraverso un accurato studio del materiale –  da una lastra di 27 centimetri di spessore.
Il progetto ha partecipato, ricevendone menzione, al Premio nazionale di architettura ‘Luigi Cosenza’/Migliore Opera realizzata 1998.