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Solea. Hotel di campagna

Dalla tradizione e dal ‘degrado’ l’ispirazione progettuale

Intervento: recupero di casale ottocentesco con tre annessi, destinazione d’uso ad albergo-country house
Luogo: Ripe (AN)
Progettista: arch. Gianni Volpe
Collaboratori: ing. Renato Montesi,
Studio tecnico Prussiani-Bizzarri
Committente: Solea snc
Anno di redazione: 2004
Anno di realizzazione: 2005 – 2006
Imprese esecutrici: 
opere edili: Impresa Sabbatini e figlio, Ripe (AN);
materiale edile: Novedil, Casine di Ostra (AN);
falegnameria: Vincenzo Scalone, Milano;
opere in ferro: Artinferro, Fossombrone (PU),
Montapponi, Jesi (AN);
impianto elettrico: Rettaroli f.lli, Castel Colonna (AN);
illuminazione: Biagetti, Ravenna; Rema, Ancona

Foto: Francesco Di Loreto – F38F

Il luogo dove sorge ‘Solea’ (località Santa Lucia di Ripe, sulla strada di crinale che dal paese porta a Senigallia) è un paesaggio straordinario di per sé, godendo di un orizzonte a 360°, che spazia dall’Appennino all’Adriatico attraverso l’altro “mare” marchigiano, quello verde delle colline. Un paesaggio storico, punteggiato da tanti piccoli insediamenti umani e da quella fitta rete di segni lasciati da un sistema agricolo mezzadrile vecchio di sette secoli. Il nostro gruppo di edifici è uno di questi tipici insediamenti rurali, con l’imponente casa colonica quadrangolare con tetto a capanna dominante sul podere, attorno alla quale, come una covata, sono cresciuti il capanno col forno, il ripostiglio e il ricovero degli animali, il pozzo e un grande fabbricato destinato ad ovile. La casa, organizzata su due piani, presentava al piano terra vari ambienti di lavoro, stalle e depositi, mentre al piano superiore ospitava la cucina, diverse camere e l’immancabile bagno “a sbalzo” sul retro del fabbricato. Sulla facciata verso sud si apriva invece l’ampio voltone che dava accesso ad un grande vano centrale. Sul lato occidentale, in un volume più basso e con tetto ad una sola falda, era stato a lungo collocato il più recente ricovero-attrezzi. La struttura muraria, realizzata completamente in cotto, in parte intonacato, dava all’intero volume quell’immagine di sana architettura tradizionale, che alcuni dettagli come il cornicione di gronda  con i mattoni disposti ”a denti di sega” e il piccolo cordolo sulle facciate nord-orientali rendevano per nulla banale. Prima dei lavori lo stato del fabbricato era molto compromesso da crolli di solai, coperture e pareti interne. Ciò nonostante, le murature portanti, i colori sugli intonaci e certi dettagli costruttivi ancora presenti consentivano di apprezzare perfettamente antichi usi e spazialità originali di un’architettura semplice e potente al contempo. Così pure era per gli edifici di contorno, dal tradizionale pozzo “a tempietto” posto al limitare dell’aia, ai capanni sul retro della casa e davanti l’aia, che connotavano lo spazio esterno di un’organizzazione funzionale radicata. Il luogo e l’architettura mantenevano dunque un fascino del tutto particolare, che, paradossalmente, lo stesso degrado contribuiva ad accrescere, quasi suggerendo soluzioni per la sua nuova destinazione. E così è stato. Il progetto, finalizzato al recupero dell’intero complesso a fini turistico-ricettivi, ha interessato fabbricati e area di pertinenza. Nella casa si sono concentrate tutte le funzioni ricettive: al piano terra, la cucina, con sottostante cantina-dispensa, i locali di servizio, la hall, la sala ristorante e la sala-convegni, con il grande “giardino d’inverno”, ospitale e soleggiato grazie alla copertura in vetro in sostituzione del tetto crollato, pensato come fulcro ricettivo dell’intera struttura. Al primo piano hanno trovato posto invece le camere da letto, tutte disposte lungo il corridoio “a ferro di cavallo” che gira attorno al sottostante “giardino d’inverno”. Nel volume adiacente è stata collocata la palestra, mentre nei fabbricati esterni sono state ricavate altre due camere da letto e un appartamento. L’intervento ha recuperato il più possibile le antiche strutture e riproposto l’uso tradizionale del cotto, del ferro e degli intonaci colorati alla maniera contadina; il tutto senza rinunciare ad arredi moderni e tecnologie innovative. All’esterno si è intervenuti recuperando l’aia come baricentro e introducendo il “teatro naturale” e la piscina a completamento di un progetto di recupero inteso come riappropriazione totale di un luogo straordinariamente vitale e carico di storia.

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