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Spazi per l’arte. Tre tesi di laurea

Indagine e progetti sui luoghi per l’arte contemporanea nella ‘metropoli adriatica’

 
Quella che sta alla base della ricerca svolta dalle laureande Coppari, Gentile, Gentili, Semeghini e Ugolini è l’idea di città che abbiamo sviluppato studiando i fenomeni urbani della fascia costiera adriatica. La nostra convinzione, ormai consolidata da dieci anni di osservazioni, elaborazioni e ricerche sul campo, è che al sistema urbano storico del medioadriatico, fatto di città murate collinari, centri portuali, valli coltivate e interminabili spiagge si sia ormai compiutamente sovrapposta una nuova rete metropolitana ampia, che si stende (in modo omogeneo) senza soluzione di continuità almeno nei trecento chilometri che vanno da Ravenna a Vasto. La prima città, quella “storica” si organizza intorno a valori e relazioni spaziali che siamo ben abituati a indagare: assialità, struttura morfologica dei suoli, vie di comunicazione, coni ottici e prospettici, paesaggi e carattere architettonico degli insediamenti e degli edifici. La “metropoli adriatica”, se così si può chiamare, ha una struttura più complessa e sofisticata, certamente basata sull’ovvia potenza dei grandi assi infrastrutturali paralleli e perpendicolari alla costa, ma fortemente dipendente anche da una serie di sistemi e relazioni “a rete”, in gran parte ignote o ininfluenti nei paesaggi storici, la cui rappresentazione fisica non è altrettanto ovvia, immediata e “continua”. Di queste reti – che comprendono certamente la grande strada mercato che accompagna la statale 16 per centinaia di chilometri, la mappa dei distretti e delle grandi zone produttive, la sequenza delle aree dismesse, il network di porti e aeroporti e quello delle università eccetera – quella degli spazi per la produzione, l’esposizione e la promozione dell’arte rappresenta certamente un layer cruciale, reso particolarmente importante dal ruolo che questo territorio intende affidare allo sviluppo turistico. L’indagine sugli spazi per l’arte è stata quindi svolta in quest’ottica, mappando tutti i fenomeni e i luoghi necessari a comprendere la situazione attuale e a progettarne un futuro efficiente e sostenibile. Le ricercatrici hanno studiato e catalogato i diversi fenomeni della produzione artistica, ne hanno evidenziato le relazioni globali, hanno analizzato qualità e prestazioni degli spazi normalmente utilizzati per i musei, le mostre, le produzioni teatrali, gli eventi. La conclusione concettuale del loro lavoro ha coinciso con il riconoscimento di un tessuto diffuso estremamente vasto e allo stesso tempo con la constatazione dell’assenza di alcuni punti di accumulazione di valore e visibilità sovranazionale. Coerentemente con questa conclusione, completata la ricerca, le laureande si sono applicate proprio alla progettazione di questi “nodi” espositivi, costruendo in sintesi una specie di museo territoriale a tre teste, una dedicata al teatro e alle performing arts a Rimini, una per le arti visive e per le opere più tradizionali ad Ancona, e una per la danza e le arti grafiche a Pescara. Naturalmente la collocazione dei tre grandi contenitori è stata anche l’occasione per individuare e “risolvere” tre nodi urbani particolarmente sensibili e “in attesa di progetto” delle città coinvolte.


Indagine sugli spazi per l’arte contemporanea nella città adriatica. Teatro e città adriatica

L’indagine effettuata sul territorio adriatico ci ha aiutato a delineare le caratteristiche funzionali e spaziali di uno spazio per il teatro per tale territorio. Collocazione in prossimità delle infrastrutture, visibilità, grande e piccola dimensione, produzione, promozione, realizzazione del grande evento e attività laboratoriale, formazione, residenza per il teatro. L’idea di sdoppiare il progetto: un edificio “cubo”, collocato in prossimità del casello di Rimini Sud per le esigenze del teatro/territorio e lo svuotamento e la riprogettazione del grattacielo di Rimini, in prossimità della stazione ferroviaria, come occasione per risolvere una questione urbana, per portare spazi per l’arte nella città. Ma la dimensione “territoriale” del grattacielo, data dalla sua dimensione e dalla sua visibilità, riporta la questione da urbana a territoriale, trasformandolo in un ‘faro adriatico’ dell’architettura, uno dei ‘nodi’ nella rete.

Università degli Studi di Camerino
Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno
Anno accademico
: 2002-2003
Autrici: Antonella Semeghini, Chiara Ugolini
Relatore: Pippo Ciorra

TeatroLab Rimini Sud

TeatroLab è un tentativo di rappresentare un cantiere sperimentale per il teatro contemporaneo, dove le compagnie di artisti producono, organizzano e partecipano alla creazione e promozione delle nuove forme di teatro. La versatilità degli spazi di cui è composto permette di ospitare qualsiasi tipologia di evento, festival di carattere internazionale ed eventi minori, creazioni artistiche a carattere laboratoriale, soggiorni residenza. Al suo interno si articolano spazi collettivi e privati, sale prova, alloggi maxicontainer per gruppi teatrali ed una piattaforma teatrale composta da uno spazio circolare coperto di 9.800 mq carrabile. Sulla piattaforma, in posizione pressoché laterale, è inserito un corpo fisso, uno spazio teatrale classico con platea, scena e torre scenica. Nasce come spazio per rispondere a una esigenza teatrale territoriale e contemporaneamente la sua collocazione lo rende non solo funzionalmente ma anche visivamente un nodo nella rete adriatica dell’uso e del consumo dell’arte scenica.

Antonella Semeghini.

Spazi per il teatro e la cultura al grattacielo di Rimini

 Abbiamo scelto di sviluppare un progetto all’interno del grattacielo di Rimini per una serie di questioni:
– il progetto TeatroLab è legato ai grandi eventi: volevamo portare a Rimini uno spazio per un uso quotidiano ed integrarlo con altre funzioni
– il grattacielo è collocato tra la stazione ferroviaria e un asse cittadino che lega la parte a monte della città con quella a mare sotto i binari
– esiste un progetto di collegamento rapido TrC tra tale zona e quella del casello, accompagnato da un progetto di parcheggi scambiatori per alleggerire il traffico estivo
– ha rappresentato la modernità della Rimini anni ’60. Ora è un ‘gigante abbandonato’.
Le scelte progettuali:
– grande asse alla base del grattacielo che passa sotto i binari e crea un sistema di depressioni
– dal punto più profondo di tale depressione si costruisce un teatro che infila la sua torre scenica alla base del grattacielo
– il grattacielo viene sventrato, mentre è mantenuta la sua facciata di vetro
– piani inclinati partono dalla rampa e poi salgono fino a diventare solai appesi e terrazzi che aggettano esageratamente dal perimetro del grattacielo.
In questo salire progressivo, le funzioni urbane lasciano spazio a funzioni sempre più strettamente legate all’attività teatrale. Solo un minuscolo solaio inclinato molto aggettante arriva ad alta quota e permette a chiunque di affacciarsi a +99.50 m. sulla città.

Il grattacielo, così, ci ha dato due occasioni, quella di affrontare un tema progettuale urbano, scavando alla sua base, utilizzandolo come crocevia visivo, come fulcro di un intreccio di percorsi urbani e di funzioni e quello di completare la nostra ricerca sul teatro e sul territorio adriatico. Svuotandolo, lo abbiamo poi di nuovo dotato di spazi per le arti sceniche e la città, ma salendo il loro rapporto con la città diventa sempre più effimero. Le sale teatrali, le sale performance, le terrazze, i percorsi, i terrazzi sovradimensionati, mostrandosi a 360 gradi, lo trasformano in un enorme edificio torre scenica, un faro della cultura, un nodo nella rete dell’arte, una architettura della città adriatica.

Chiara Ugolini.

Indagine sugli spazi per l’arte contemporanea nella città adriatica. Una kunsthal adriatica nell’area della ex fiera al porto di Ancona

L’idea è quella di immaginare possibili punti di tangenza e sconfinamenti tra arte contemporanea e uno spazio urbano irrisolto. Uno degli aspetti più interessanti è la capacità dell’arte contemporanea di instaurare reti e relazioni in grado di dare visibilità globale. Allo stesso tempo la quasi totale mancanza del progetto contemporaneo d’architettura per l’arte contemporanea, a favore del recupero sempre più frequente di spazi industriali dismessi, suggerisce la necessità di sperimentare nuove occasioni di interazione tra queste due discipline. Il tentativo è quello di creare le premesse per la riappropriazione di uno spazio urbano dimenticato, innescando episodi di vita collettiva, dove l’architettura diventi interfaccia tra arte e pubblico e un punto di connessione tra reti globali e interessi locali. L’area di progetto si configura come un tipico spazio di frontiera, in cui più stridenti si fanno le mancate connessioni tra le parti. Qui si incrociano diversi confini amministrativi (porto, ferrovia, città). Immagini e situazioni contrastanti rendono il fascino e il carattere complesso di questo spazio: la mole vanvitelliana e i serbatoi per lo stoccaggio delle rinfuse, rimesse per le piccole imbarcazioni accanto ai grandi volumi industriali, navi traghetto accanto ai pescherecci, containers, binari ferroviari. Il porto è per sua natura un territorio ‘plurale’, dove coesistono paesaggi e situazioni diverse e dove l’architettura in senso lato può generare cambi di scala, relazioni tra spazi diversi e distanti. Il progetto vuole chiarire il sistema di connessioni tra i diversi ambiti, cercando di trovare una maggiore accessibilità e visibilità all’area, soprattutto dalla città. La kunsthal si pone visivamente in continuità con gli spazi per la ‘cultura’ dell’arco portuale storico, ma in quanto elemento di connessione tra “parti” di città differenti, prende come riferimento formale la semplicità volumetrica, il gigantismo, l’indifferenza degli involucri industriali. L’edificio tenta nello sviluppo in verticale di entrare in contrasto con la logica dello spazio portuale industriale per relazionarsi invece con la parte più urbana della città, nel tentativo di assumere quella visibilità capace di restituire al sito il carattere di cerniera che gli si riconosce. All’interno l’utente incontra uno spazio dinamico, in continuità e a sintesi delle percorrenze urbane. La volontà è quella di coinvolgere diversi tipi di ‘utenti’, che possano attraversare lo spazio per motivi differenti, come vero luogo d’incontro, di scambio ma anche di semplice compresenza. Rampe e scale mobili, che costituiscono l’elemento dinamico di riconnessione dei vari piani, ritagliati in maniera tale da creare continuità visive tra ambiti diversi, consentono l’attraversamento dell’intero spazio come se si trattasse di un unico lungo e variegato percorso espositivo verso l’interno ma anche verso la città. Di notte il grande involucro vetrato scompare e la kunsthal diventa un ‘faro’ contemporaneo per la città.

Università degli Studi di Camerino
Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno
Anno accademico
: 2002-2003
Autrice: Raffaela Coppari
Relatore: Pippo Ciorra

Indagine sugli spazi per l’arte contemporanea nella città adriatica. Un centro per la grafica e la danza nell’area dell’ex tracciato ferroviario della stazione di Pescara

La collocazione di Pescara nel sistema territoriale adriatico fa sì che la città possa essere considerata il punto d’arrivo della “metropoli lineare” estesa lungo la costa e collegata da un continuum di infrastrutture che contribuiscono ad una strategica localizzazione nel territorio di grandi contenitori pubblici. Pescara è formata da due distinte identità urbane: la fascia compatta tra la ferrovia e il mare scandita da una maglia ortogonale e la zona retrostante la ferrovia con uno sviluppo a grappoli. L’area in cui si colloca il progetto è quella dell’ex tracciato ferroviario della stazione: un enorme ‘vuoto urbano’ costeggiato da quella che viene chiamata “strada parco”. Questa, nata dal riutilizzo del vecchio tracciato ferroviario, è un corridoio verde che percorre la città parallelamente alla linea di costa, punteggiata da una serie di spazi inutilizzati o dismessi, di cui l’area della stazione rappresenta sicuramente l’occasione più rilevante, sia per le dimensioni che per la centralità. Pensando al sistema territoriale adriatico, e alla nostra idea di un museo “globale” che fosse come esploso sul territorio in tre eventi distinti ma strettamente connessi, il luogo che avevamo davanti era un’occasione ideale. L’area si prestava naturalmente al duplice ruolo di ingresso alla città e di centro di rappresentanza. L’idea è quella di creare una sequenza di attraversamenti ortogonali sfruttando le aree presenti lungo la costa sull’asse della Strada Parco in modo da dare vita ad un sistema di parchi su scala territoriale. Un sistema in cui il nucleo principale sia quello del nostro grande contenitore nell’area della stazione in corrispondenza del centro della città. Qui il sistema verde, sottopassando la stazione, si estende aldilà dei confini dell’area creando un vero parco urbano fatto non soltanto dal verde ma dal tessuto stesso della città. La stazione guarderà le due città da due fronti principali. Il progetto propone la demolizione delle pareti che costituiscono la hall per ottenere uno spazio completamente aperto, un’area ininterrotta di incontro, connessione e attraversamento. Il lungo prato, attraversando la città, diventa uno spaccato delle sue zone caratteristiche: ogni fascia racconta un’identità ben precisa che descrive e rappresenta i suoi spazi e i suoi modi attraverso elementi e forme che mettono in evidenza quello che è il suo utilizzo principale.
Ne derivano cinque settori consecutivi:
1. Area della stazione: dedicata agli spostamenti, ai viaggi, all’attraversamento
2. Area dell’ex tracciato ferroviario: con un grande contenitore per l’arte e la cultura
3. Area dedicata allo shopping: vi si può trovare una particolare concentrazione di negozi e servizi
4. Area del relax: con alberghi, ristoranti e bar d’epoca
5. Area del divertimento: il lungomare con locali notturni e diurni, servizi, negozi e spazi per lo sport e per la musica.

Università degli Studi di Camerino
Facoltà di Architettura di Ascoli Piceno
Anno accademico
: 2003-2004
Autrici: Cinzia Gentile, Paola Gentili
Relatore: Pippo Ciorra

Centro per la grafica e la danza
Autrice
: Cinzia Gentile

Centro per la grafica e la danza
Autrice: Paola Gentili

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