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Spirito di leggerezza

Adeguamento funzionale e arredo del Palazzo degli Anziani di Ancona

Intervento: adeguamento funzionale e arredo Palazzo degli Anziani, Ancona
Responsabile del Procedimento per il Comune di Ancona:
 arch. Anna T. Giovannini
Progetto: Brunetti Filipponi e Associati – Marco Brunetti, Marco Filipponi, Luisa Marini
Collaboratori: Alessandra Moroni, ing. Elisa Di Giuseppe
Progettisti collaboratori: impianto elettrico: ing. Francesco Baldassari, impianti speciali: ing. Marco Galeazzi
Committente: Comune di Ancona
Anni di redazione: 1999-2009
Anno di realizzazione: 2010
Impresa esecutrice: Montedil srl, Recanati (MC), Impresa Gaspari, Ascoli Piceno
Imprese fornitrici: ISMEA Arredamenti Casa e Ufficio, Ancona, Della Chiara snc, Tavullia (PU), CIFA Serramenti e infissi, Jesi (AN)
Dati dimensionali: superfici tra piano terra e piano primo ca 1.500,00 mq

Foto: Angelica Muzzi, Giorgio Pergolini

Il Palazzo Nel 1979 l’architetto Vincenzo Pirani scriveva che la storia di Palazzo degli Anziani è chiaramente visibile in ogni parte dell’edificio: basta girargli intorno. Tanto imponente quanto docile nell’avvicendarsi delle funzioni ospitate, è stato Palazzo degli Anziani e Regolatori, del Podestà, della Farina, carcere, del Giudice, del Vescovo di Como, della Lana, albergo-lazzaretto pei mercanti turchi e poi di nuovo Palazzo delli Venerabili Signori Antiani, Palazzo della Reggenza francese (antistante la ribattezzata Piazza della Rivoluzione) ancora sede della Civica Amministrazione, della Pinacoteca Comunale, dell’Università ed ora sede istituzionale del Comune di Ancona. Dal 2011 è stata completata la parte delle opere che hanno consentito il riuso dei tre piani fuori terra verso Piazza Stracca.

Il progetto L’intervento è consistito nella ridefinizione delle funzioni del palazzo, che è ancora ambito di discussioni e risulta fortemente assoggettato al suo impianto tipologico; nell’adeguamento impiantistico; nelle opere manutentive generali; negli interventi necessari al superamento delle barriere architettoniche e nell’arredo. In particolare l’intervento ha riguardato l’allestimento del seicentesco salone d’onore destinato a sede della Sala Consiliare del Comune di Ancona. Tutte le operazioni sopraddette dovevano tener conto dello spirito del luogo in cui andavano effettuate. Inoltre (data la natura e la qualità degli ambienti, la presenza di paramenti murari, pavimenti, imbotti, particolari architettonici, elementi lapidei e scultorei di pregio) ogni singolo intervento doveva misurarsi con un intorno carico di storia ed a volte (come nella Sala Consiliare) sovraccarico di presenze incombenti. Nelle sue linee generali il progetto ha interpretato questa operazione di confronto con le preesistenze con uno spirito “leggero” e, costantemente, di totale reversibilità. Così la lettura tipologica (in definitiva si tratta di quattro grandi ambienti affiancati il cui passo è quello dei magazzini del porto romano, nel tempo fortemente rimaneggiati) ha reso possibile una micro-definizione funzionale interna (ai quattro ambienti) con partizioni “leggere” in cartongesso o vetrate – comunque reversibili – che tendono, sempre, a portare la luce e a far ri-leggere gli ambienti nella loro interezza: nello stesso spirito, laddove possibile, i muri non toccano il soffitto dell’ambiente ove sono posti. Massima attenzione è stata dedicata alla scelta dell’apparato lluminotecnico, in particolare nella Sala Consiliare, dove la presenza di luci riflesse o puntate sui numerosi busti li rende protagonisti e spettatori di quanto lì sta accadendo, ed insieme all’utilizzo di tonalità chiare per arredi e strutture, alleggerisce la severità dell’ambiente. Altri elementi atti al superamento delle barriere architettoniche sono stati inseriti dove necessario: si tratta di “leggere” carpenterie metalliche con impiantiti in legno che si scostano dai muri, per farli risaltare.

L’inserimento degli impianti tecnologici è stato particolarmente complesso: si è optato per l’uso di canale a raso pavimento negli ambienti più delicati (fascia perimetrale verso valle di piano terra), utilizzo di controsoffitti ove possibile (ali nord e sud dei piani primo e secondo, e in tutti i locali ammezzati) o di impianti a vista (locali di sottotetto). Infine – tentando di esimersi dall’attribuire giudizi di merito, o estetici – è stato recuperato anche il più piccolo manufatto che potesse contribuire a far leggere le stratificazioni degli interventi che le – pur grandi – spalle del palazzo hanno sopportato nel tempo. Come si diceva all’inizio, il palazzo “parla”, la sua storia è scritta nei muri, nelle pietre, questo è vero: non solo è possibile ascoltare, è anche possibile lèggere ed è stato proprio questo che ha consigliato e condotto a scelte ed operazioni leggère.

  • Sala consiliare - veduta della sala dalle aperture a piano secondo
  • Sala consiliare – veduta generale
  • Ingresso
  • Uffici piano terra e zona attesa