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Sposalizio con il mare, la rinascita del Clandestino a Portonovo

Progetto di Emilio D’Alessio, Fabio Pandolfi

Nel 1999 Maurizio Fiorini, titolare dell’Hotel Emilia e dell’Osteria del Poggio, rilevò un piccolo bar ristorante sulla spiaggia anconetana di Portonovo. Il locale si trovava in un terreno di proprietà della Associazione Vittime Civili di Guerra, a poca distanza dalla Torre Bosdari, ed era il classico “baracchino” marinaro che serviva panini e spaghetti alle cozze. Niente di memorabile, a parte la location mozzafiato.

Fiorini lo ribattezzò “Clandestino” in omaggio alla canzone omonima di Manu Chao, uno dei tormentoni di quella estate. In realtà il nome si adattava molto bene anche alla natura precaria del manufatto e alla sua collocazione defilata sotto una rupe coperta da lecci e lentischi, ai margini della spiaggia. L’anno successivo Maurizio Fiorini decide di dare una svolta al Clandestino.

Lo fa grazie a un neonato sodalizio con Moreno Cedroni, già al tempo chef di rango con una consolidata reputazione. In un pomeriggio d’estate ad un tavolo nel giardino dell’Hotel Emilia si comincia a definire il nuovo corso, e si conia il neologismo susci, che nella semplicità della sostituzione di una consonante racchiude il senso completo di una cucina innovativa ma legata agli elementi di tradizione, a base di semplici ingredienti locali e raffinate tecniche di avanguardia. Il successo è immediato e si consolida ad ogni stagione. Il Clandestino chiude i battenti in autunno, ma ogni nuova primavera la ricerca e la passione di Cedroni arricchiscono il menu e il numero degli aficionados.Il 31 ottobre 2012 una violenta mareggiata da levante provoca gravi danni alla spiaggia di Portonovo e alle sue strutture. Il terrapieno su cui è basato il Clandestino viene eroso in profondità, le onde demoliscono la gettata in cemento e quasi tutta la struttura in legno della veranda del ristorante. Il corpo delle cucine e dei servizi viene invece risparmiato, riportando solo lievi danni. Nel corso degli anni il locale non aveva modificato il suo aspetto, e la ricostruzione nasce con l’intento di mantenere l’immagine dell’architettura marinara vernacolare, basata su geometrie semplici e strutture in legno. Per superare la criticità dell’erosione del terrapieno di appoggio si sceglie di progettare una nuova veranda su pali, lasciando alle onde la possibilità di penetrare sotto la struttura. Il progetto viene perfezionato con il benestare delle autorità competenti: Comune di Ancona, Parco Regionale del Conero, Soprintendenza ai Beni Artistici Architettonici e Paesaggistici delle Marche, Ufficio Difesa della Costa della Regione Marche. Ovviamente non sono ammesse modifiche al sedime o alla sagoma dei volumi esistenti. Si decide per una costruzione completamente in legno, sospesa su pali di rovere che, dopo accurate indagini geotecniche, vengono infissi profondamente nel terreno. Il solaio portante è realizzato in tavole maschiate di abete rosso lamellare. Le ampie finestre aprono verso l’esterno, ritmando i prospetti a mare e permettendo la fruizione completa del piccolo locale. Il tetto, con un forte aggetto a protezione della vetrata inclinata a sud, è leggero e di minimo spessore grazie a un manto di copertura in fogli di alluminio aggraffati sul posto. L’illuminazione, progettata da Davide Groppi, è realizzata con lampade appositamente concepite per il Clandestino. La volontà è quella di mantenere l’immagine “leggera”, se non addirittura precaria, del manufatto originale, curando la pulizia delle forme e la scelta dei materiali, razionalizzando gli schemi costruttivi.