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Storie di giardini

Storie di giardini

Alla Biblioteca Memo di Fano

Il 22 marzo 2011 presso la Memo – Mediateca Montanari di Fano si è tenuto il primo incontro relativo il progetto ‘Adotta un giardino’, serie di conferenze sugli aspetti storici, architettonici e scientifici del giardino storico e moderno promosso dal Soroptimist International Club di Fano rivolto alle scuole, agli insegnanti, ai genitori, al pubblico, per una educazione al verde delle giovani generazioni.
Il titolo della presentazione era ‘L’evoluzione delle forme compositive del giardino dall’epoca antica a quella contemporanea – 12 Giardini’ e il suo obiettivo quello di ripercorrere con estrema sinteticità le diverse tipologie compositive del giardino che nel tempo si sono succedute. Si è anche parlato della collocazione degli ambiti di verde progettato nel contesto territoriale ed urbano, affrontando quindi la generale questione del rapporto fra città e natura.

Relatore della comunicazione è stato Franco Panzini, il quale ha proposto al pubblico 12 esempi di architetture verdi, attraverso i quali ripercorrere nelle loro caratteristiche compositive, funzionali e di contesto, una serie di giardini, parchi e sistemazioni ambientali, sia storici che moderni. Gli esempi presentati sono stati prescelti in maniera tale da costituire un itinerario attraverso le principali tipologie formali e funzionali, così come nel tempo esse si sono andate configurando.
Il percorso ha preso le mosse da un giardino storico del territorio, quello della Villa Imperiale di Pesaro, realizzato a partire dal 1530, che rappresenta un esempio precoce di quella forma di disegno del giardino che prenderà il nome di ‘Giardino all’italiana’. Si è poi passati al parco della Villa Medici di Roma, avviato nel 1576, che consolidò le forme geometrizzate della tradizione della penisola e poi a quello di Vaux-le-Vicomte, nelle vicinanze di Parigi, che un secolo dopo avviò la stagione del ‘Giardino alla Francese’ con le sue grandiose e scenografiche composizioni. Per sintetizzare la tradizione islamica, anch’essa basata su un disegno geometrizzato del verde, ma con una diffusa presenza di rivi d’acqua, è stato proposto uno straordinario spazio verde che sorge a Dehli, il parco che cinge il mausoleo della tomba di Humayun, imperatore Mughal, realizzato nella seconda metà del XVI secolo.

Per testimoniare la tradizione inglese, di un giardino cioè che rifiutava ogni geometria e ambiva invece a replicare in forma elegante un paesaggio naturale dal sapore antico, si è scelto il parco di Stourhead, dei decenni centrali del XVIII secolo. La tradizione dei giardini orientali, anch’essa ispirata alla naturalità, ha avuto invece come giardini testimonial lo Yu Yuan di Shanghai, della metà del XVI secolo, e il parco Ginkaku-Ji di Kyoto di un paio di secoli dopo.
Il XIX secolo è per eccellenza il periodo di diffusione del giardino pubblico. Il sofisticato Parc des Buttes-Chaumont a Parigi, degli anni Sessanta del secolo e il contemporaneo monumentale Central Park di New York sono stati scelti per mostrare la vitalità del fenomeno.
Per il secolo XX un solo spazio verde, che conferma però la continuità dell’evoluzione nell’architettura dei giardini: quello della Residenza Cavanellas a Petropolis, nelle vicinanze di Rio de Janeiro, opera del 1954 progettata da Roberto Burle Marx, il più significativo paesaggista del secolo.

Due spazi pubblici recentissimi hanno concluso la presentazione e mostrato come il nuovo territorio della sperimentazione nel campo della costruzione degli spazi verdi sia oggi la metropoli con la sua presenza di infrastrutture e attrezzature degradate o abbandonate che offrono una interessante opportunità alla loro riconversione. Il Cheonggyecheon a Seul, un parco lineare lungo un fiume costruito a Seul negli anni scorsi in sostituzione di un’autostrada urbana sopraelevata demolita, e la High Line a New York, tracciato di una ferrovia commerciale su viadotto convertita in passeggiata-giardino, ne sono due straordinari esempi. Due progetti che aprono allo scenario di città intersecate da spazi di naturalità per il prossimo futuro.

L’incontro, oltre alla piacevolezza del racconto attraverso le immagini scattate dal relatore nel corso dei suoi viaggi, ha dato modo di constatare, come ha scritto Silvia Carini, socia del Soroptimist Club Fano, la presenza forte della committenza, privata o pubblica. “Una considerazione che è sicuramente la base per una reale e auspicabile svolta anche per la realtà prossima italiana; infatti proprio da questa carrellata di esempi in cui si sono confrontate realtà geografiche e società diverse, è emersa l’immobilità della situazione italiana, e a questo proposito, a parte qualche esempio recente di giardino voluto da privati (che poi nel tempo si sono trasformati in fondazioni per poter sopravvivere), si può affermare che non esistono esempi di giardini pubblici, ovvero di committenze pubbliche che assumono il giardino come possibilità reale di modificazione urbana e strumento di riconversione di aree geografiche e che risultano esempio della nostra contemporaneità.”

La conversazione è stata poi riproposta con successo il 7 giugno 2011 alla Biblioteca San Giovanni di Pesaro, all’interno delle conferenze ‘Profumo di verde’ promosse dal Centro Yoga Rasa di Pesaro in collaborazione con il Centro di Ricerche Floristiche della Provincia di Pesaro-Urbino. L’iniziativa, proposta per riscoprire l’utilità delle piante officinali e aromatiche e per ricordare l’orto aromatico anticamente coltivato dai frati dell’ex-monastero dove sorge la San Giovanni, si concluderà nel prossimo settembre con la piantumazione di un orto di piante officinali nel giardino della biblioteca.