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Teatro Giovanni Mestica ad Apiro

Un teatro ‘condominiale’ recuperato alla comunità

Intervento: Ristrutturazione e restauro del Teatro Giovanni Mestica
Luogo: Apiro (MC)
Progettisti: Stefano Leoni, Laura Trevi, Rodolfo Antonucci, Marco Lorenzini,
Claudia Marconi, Francesco Cappanera
Impianti: Luigi Lucchetti, Enrico Cappanera
Committente: Comune di Apiro
Anno di redazione del progetto: 1999
Periodo di esecuzione dell’intervento: 2001-2004
Costo dell’opera: 2.087.343,48 e
Imprese esecutrici: Olimpo srl, Roma, impianto idrico sanitario termico: Diambra M. e L. snc, Senigallia (AN), impianto elettrico: Marasca Maurizio, Apiro (MC), luci: Eclissi di A. Torriani, Osimo (AN), Pastè di Stefano Papacella, Ancona, arredi: Poltrona Frau, Tolentino (MC), Luminari Maurizio, Castelplanio

Foto: Paolo Zitti

Il teatro Giovanni Mestica appartiene alla tipologia dei cosiddetti teatri condominiali, così denominati perché voluti, finanziati e gestiti da una società di cittadini appassionati di spettacolo, in particolare melodramma e prosa. La società teatrale di Apiro, composta da 21 soci, fu costituita nel 1835. Nel 1870 il Consiglio Comunale ne approvò lo statuto e decise di costruire il teatro all’interno del seicentesco palazzo dei fratelli Canonici. Nel 1903 viene inaugurato l’edificio, dal costo complessivo di lire 18.000, poi dedicato (nel 1907) all’insigne letterato Giovanni Mestica, nativo di Apiro, deputato nell’Italia di fine Ottocento. Il progetto originario è dell’ingegner Federico Scoccianti, illustre cittadino di Apiro. I decori che ornano palchetti e soffitto del teatro e l’arco ribassato del proscenio, sono opera del maestro Gaetano Galassi di Fermo. Il teatro ospitò molti spettacoli di buon livello che resero Apiro famosa anche fuori dei confini provinciali. Il teatro, in origine, possedeva una particolarità tecnica che consentiva il sollevamento del pavimento della platea fino a livello del palcoscenico, per mezzo di due carrucole poste al di sotto della platea, azionate manualmente. Purtroppo tale meccanismo venne distrutto dai primi grossolani interventi di consolidamento dell’edificio. Il teatro venne poi trasformato in cinema, e, intorno ai primi anni settanta, l’attività fu ridotta fino alla totale chiusura. Danneggiato dal sisma del 1972, infiltrazioni d’acqua dalla copertura deteriorarono pesantemente la controsoffittatura in camorcanna decorata che costituiva il soffitto artistico del teatro. Con il sisma del 1997 l’edificio subì ulteriori danni con successivo crollo di parte della volta decorata del teatro e di altre parti del tetto. Immediatamente si predispose il progetto definitivo per il restauro, la ristrutturazione ed il miglioramento sismico dell’edificio. Il teatro G. Mestica è un complesso immobiliare composto da un palazzo residenziale prospiciente corso Vittorio Emanuele e dal volume della sala teatrale costruita all’interno di quello che probabilmente era il cortile interno del palazzo stesso. Il corpo del teatro vero e proprio ha una planimetria trapezoidale contenente la sala a ferro di cavallo sviluppata su quattro livelli costituiti dalla platea, due ordini di palchi e un loggione posto a coronamento. In origine l’androne d’ingresso del Palazzo era utilizzato per accedere al Teatro. Al piano terra, oltrepassato l’androne comune, si entrava nel teatro dove, negli spazi triangolari di risulta fra la forma trapezoidale esterna e la sala teatrale a ferro di cavallo, erano ubicati i servizi igienici e i collegamenti verticali che raccordavano i due ordini di palchi al loggione. Vi era un solo foyer posto al piano terra, in continuità con l’ingresso sul corso V. Emanuele. Alcune decorazioni arricchiscono l’impianto architettonico interno alla sala teatrale. Le più pregevoli sono: l’affresco della volta, l’arco ribassato che definisce il proscenio, la mantovana del boccascena. I colori vivaci dei decori dei palchetti (rosso e verde alternato su fondo rosa) e lo stile del disegno ricordano certi dipinti appartenenti alla tradizione popolare rurale marchigiana e costituiscono una peculiarità del teatro. Il complesso edilizio è inoltre caratterizzato da molteplici anomalie strutturali-architettoniche dovute alle trasformazioni subìte dall’organismo edilizio sia nel XVII sec. che alla fine dell’800 con l’inserimento del teatro. Purtroppo, dagli anni 50 ai primi anni 70, furono realizzate una serie di opere volte alla manutenzione e “modernizzazione” del teatro, che lo compromisero in maniera pesante (ridipinture a smalto, inserimento di cornici e mantovane in legno di fattura rozza, sostituzione di gran parte dei pavimenti con materiali impropri), a cui seguirono incuria e abbandono che portarono la struttura ad uno stato di notevole degrado. Per il restauro degli apparati decorativi fissi è stato necessario, oltre ad una campagna di saggi stratigrafici atti ad individuare eventuali sovrapposizioni di colori, un’attenta rilettura dei vari elementi, per verificarne la coerenza delle forme e dei materiali, al fine di operare scelte di conservazione o di eliminazione di quanto non risultava appartenente al teatro originario. Il progetto ha avuto come obiettivi, oltre al miglioramento sismico e al recupero funzionale della struttura, la valorizzazione di ogni elemento che contribuisce alla complessità e la fusione degli stessi in un unico organismo: il Teatro. Oggi il teatro ha 150 posti a sedere. A livello funzionale, anche grazie all’acquisizione da parte del Comune di spazi contigui, il progetto ha potuto realizzare un’integrazione sempre maggiore tra palazzo e ambiente circostante. Nell’androne è stata realizzata una nuova porta che mette in comunicazione diretta una attigua osteria – prima accessibile solo dal corso – trasformandola nel bar del Teatro. Lo scalone seicentesco è divenuto il collegamento verticale principale per il primo piano del teatro. Si è creato un altro foyer a servizio del secondo ordine di palchi simile al sottostante foyer del piano terra. Su entrambi si aprono i nuovi servizi igienici. Al piano terra vi sono anche un bagno per disabili e il guardaroba. Al primo piano sono stati inoltre ristrutturati spazi che erano originariamente del palazzo, come il salone con le pregevoli finestre seicentesche che si affacciano sul corso V. Emanuele, al di sopra dell’ingresso del teatro. In tale modo il prospetto del palazzo sul corso diviene realmente la facciata del teatro. Per posizione e caratteristiche, questo spazio può essere usato come prolungamento del foyer o come piccola sala mostre o conferenze. Sono inoltre stati ricavati degli spazi sotto tetto a disposizione della scuola di danza e del gruppo folcloristico locali. I foyer sono impreziositi da un’esplosione di luce artificiale ottenuta con lampadari appositamente realizzati. La nuova scala di sicurezza e il cavedio per i nuovi impianti sono stati collocati negli spazi triangolari di risulta fra la forma trapezoidale esterna e la sala teatrale a forma di ferro di cavallo. Nello spazio del sottopalco sono stati ricavati gli ambienti di servizio per gli attori: due cameroni, un camerino e i relativi servizi igienici. Particolare attenzione è stata dedicata alla ristrutturazione dell’attuale ingresso del teatro, a forma di un corridoio largo, fiancheggiato da colonne, che connette funzionalmente il dislivello esistente fra la quota della strada (+0.60) con quella della platea (0.00). In adeguamento alla legge sull’abbattimento delle barriere architettoniche è stato necessario trasformarlo in una lieve e lunga rampa, intervallata da due ripiani, uno in corrispondenza del nuovo ingresso al bar del teatro, l’altro in corrispondenza dell’arrivo dello scalone seicentesco. Con l’ausilio di opportune tonalità di colore e per effetto delle velature della calce, utilizzando la luce artificiale per valorizzarne l’architettura, l’ambiente si è trasformato in un luogo scenografico, in cui si percepisce il cambiamento dovuto al passaggio fra il mondo reale e quello dell’illusione, ciò che il teatro ha sempre rappresentato: il luogo dell’effimero per eccellenza. Gli elementi unificanti della progettazione interna sono: sostituzione dei pavimenti non originari o in pessimo stato di conservazione con campigiana in cotto posata a diverse tessiture per adattarsi agli spazi e alle caratteristiche anomalie architettoniche; introduzione di tendaggi in velluto rosso scuro, all’interno della sala teatrale in sostituzione delle rozze mantovane in legno ed in tutti i passaggi fondamentali fra ambienti con diversa funzione del teatro; uso di calce in tinte tenui per le tinteggiature delle pareti dei diversi ambienti del teatro, derivanti dai colori dei decori interni alla sala teatrale (bianco crema, verdino, creta). In adeguamento alla normativa antincendio, il sistema della uscite di sicurezza che conducono all’esterno del teatro ricalca e integra quello esistente, utilizzando materiali contemporanei e riconoscibili. Sono stati realizzati una passerella e una scala in acciaio e lamiera stirata, che dalla quota del secondo ordine conducono in uno spazio aperto trasformato in una piazza lastricata in pietra arenaria. Un muro curvilineo, realizzato ancora in pietra arenaria, sostiene la terra del giardino soprastante della scuola comunale e fa da limite-tramite fra la piccola piazza e il giardino, divenendo in parte scala, ed in parte lunga panchina per la socializzazione. Possiamo quindi affermare che la ristrutturazione del teatro si è trasformata anche in un’occasione per valorizzare uno spazio urbano degradato e creare sinergie con le altre funzioni circostanti.

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