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Tecnologia e suggestive ricostruzioni storiche

Il Museo della Carrozza a Macerata 

Intervento: allestimento del Museo della Carrozza
Luogo: Palazzo Buonaccorsi, Macerata
Progettisti: Museum Engineering srl, arch. Luca Schiavoni
Collaboratori: Carlo Chiatti, Valeria Venturini, Giorgio Bartocci, Massimo Carletti
Committente: Comune Macerata
Anno di redazione del progetto: 2008 – 2009
Anno di esecuzione del progetto: 2009
Costo dell’intervento: 500.000,00 euro
Imprese fornitrici: Gruppo Bodino Spa
Dati dimensionali dell’intervento: 1000 mq

 

Nel 2008 la Museum Engineering srl, società specializzata in museologia e museografia, ottiene l’affidamento della progettazione degli allestimenti di Palazzo Buonaccorsi a Macerata con un progetto dell’architetto Luca Schiavoni.
La realizzazione del Museo della Carrozza costituisce il primo lotto esecutivo per l’allestimento del palazzo e si sviluppa nei circa mille metri quadrati del piano seminterrato, in ambienti articolati e ricchi di suggestioni.
La progettazione ha richiesto una complessa elaborazione di integrazione tra le scelte di ordinamento e gli spazi esistenti, tra l’esposizione delle carrozze e gli strumenti grafici e multimediali di comunicazione.
In tutte le fasi il team che si è costituito ha quindi costantemente confrontato le scelte proposte ed operate con la Direzione scientifica del Museo, mettendo a disposizione il bagaglio di conoscenze tecniche e metodologiche che da almeno due decenni costituisce la principale professionalità in questo campo dei progettisti coinvolti. Nella realizzazione gli ambienti sono stati arricchiti di nuove pavimentazioni con cui sono articolati e distinti i percorsi del pubblico e le superfici destinate alle carrozze, utilizzando legno Paduk a doghe per i primi e graniglia naturale per i secondi, con l’intenzione di rendere gli ambienti quasi un esterno, o comunque suggerire l’originaria superficie su cui esse viaggiavano lungo le strade della nostra regione ed oltre.
Il rivestimento delle superfici, sia orizzontali che verticali, oltre alla realizzazione degli elementi di fondale e organizzazione dell’esposizione, ha permesso di operare tutti gli spostamenti di impianti e apparecchiature senza opere murarie.

Le pannellature sono state realizzate con telai rivestiti in gesso e in telo di poliestere, questi ultimi utilizzati sia per stampa digitale che per retroproiezioni.
I teli in poliestere posti sul retro delle carrozze sono stati illuminati con luce radente dal basso allo scopo di trasformarli in schermi luminosi che, in un raffinato gioco di luce e controluce, consentono un’ottima illuminazione delle vetture e soprattutto una perfetta la leggibilità di ogni loro dettaglio meccanico e strutturale sottostante la cassa.
L’illuminazione diretta delle carrozze è stata realizzata dall’alto con un sistema di spot dicroici orientabili e con filtri antiabbagliamento a nido d’ape.

I video interattivi e la grafica tradizionale costruiscono attorno alle carrozze un tracciato parallelo di contestualizzazione delle vetture nella terra maceratese e nel loro tempo, con immagini storiche ed evocative dei luoghi, dei personaggi e della cultura cui appartenevano, montate in sequenze dinamiche e con audio.
Per la loro singola descrizione specifica invece, le tradizionali didascalie sono state sostituite da touch screen interamente progettati ad hoc per questo museo, attraverso i quali i visitatori potranno trovare le notizie di loro interesse per ogni carrozza, liberi di scegliere ma condotti e stimolati a cercare.

La ricca collezione di finimenti, costituita da materiali compositi in metallo, legno e materiale organico, è stata sistemata in un particolare ambiente costruito come una grande vetrina di oltre 20 metri quadrati, dove sono stati raccolti ed esposti in condizioni microclimatiche e di luce ideali per la loro conservazione preventiva. L’ambiente è stato realizzato con vetrate in cristallo extrachiaro, illuminato con fibre ottiche e condizionato con uno speciale dispositivo capace di controllare contemporaneamente umidità e temperatura.

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