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Territori creativi

Un progetto di rinnovata attualità

Al centro della proposta, la consapevolezza che la cultura sia oggi la nuova scienza pesante dello sviluppo. Non più un dato aggiuntivo, ultimo e residuale, ma un elemento portante per la gestione e la rigenerazione del territorio alla cui luce i piani tradizionali della pianificazione e della programmazione vanno ripensati.

Proprio mentre il futuro dell’Ente Provincia è all’esame del Parlamento, appare utile riprendere un progetto che la Provincia di Ancona realizzò, con il contributo dell’ISTAO e de “Il lavoro editoriale”, tra il 2009 ed il 2010. In quel periodo, la crisi economica si andava svelando in tutta la sua crudezza, gli indicatori ne preannunciavano durata e portata dirompente e in fibrillazione entrava la maggior parte dei consolidati moduli di crescita. Ci interrogammo, Patrizia Casagrande in testa, sulla necessità di affrontare in quel contesto il tema della governance e dello sviluppo forti di un approccio “culturalmente orientato” ai temi più strategici: programmazione di area vasta, progettazione del paesaggio, infrastrutture e politiche culturali.
Dalla nostra il vantaggio di un’adatta dimensione territoriale dello sguardo, delle funzioni di copianificazione, coordinamento, verifica e controllo che consentivano di superare localismi e al tempo stesso di mantenere un forte ancoraggio al territorio, alla conoscenza delle sue caratteristiche, alla sua memoria e al suo patrimonio sociale e culturale.
Territori Creativi. Manuale per la governance territoriale è il volume frutto di quel percorso. Curato a sei mani con Paolo Pettanati e Vittorio Salmoni, raccoglie le riflessioni di quattro seminari intensi, nel corso dei quali, abbandonato l’approccio settoriale alle politiche, si è utilizzata una concezione multidisciplinare capace di connettere tra loro i diversi ambiti della pubblica amministrazione.
Al centro della proposta, la consapevolezza che la cultura sia oggi la nuova scienza pesante dello sviluppo. Non più un dato aggiuntivo, ultimo e residuale, ma un elemento portante per la gestione e la rigenerazione del territorio alla cui luce i piani tradizionali della pianificazione e della programmazione vanno ripensati. Uno sviluppo, dunque, anche di tipo immateriale, legato non solo alla mera riqualificazione fisica ma anche alla gestione, alla fruizione, alla percezione di luoghi e spazi. Uno scenario nel quale i territori affidano la propria rappresentanza alla cultura, passando da un modello quantitativo, legato al mondo della produzione di beni tangibili, ad un modello qualitativo, legato alla produzione di sapere, di servizi e beni intangibili, alla creatività, al turismo, alla conoscenza e tecnologia, al contesto del paesaggio e delle risorse naturali.
Una governance di tipo interdisciplinare in cui gli elementi costitutivi del territorio, la conoscenza dei luoghi e dei processi di trasformazione determinano un risultato stratificato e complesso ove ogni traformazione rientra in un impianto socialmente condiviso che definisce i caratteri identitari, i valori patrimoniali, i beni comuni non negoziabili e le regole che consentono la riproduzione e la valorizzazione durevole delle risorse ambientali, territoriali e paesaggistiche. A due anni di distanza, con la crisi all’apice della curva, quel percorso appare oggi ancora più credibile e necessario.

Carlo Maria Pesaresi
già componente la Giunta Casagrande della Provincia di Ancona