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Tu tela il paesaggio

Leonardo Cemak

Seduto sdraiato sulla vecchia panca di legno, spalle appoggiate al muro di San Biagio, di fronte al deserto campo di bocce, esposizione perfetta a sud, faccio la lucertola che finge di dormire pigra al sole. Potrei restare qualche secolo fermo a guardare l’erba mossa dall’aria. A sentire la voce degli alberi. E quella degli uccelli. A pensare ai fatti miei. Penso a posti lontani visti nonvisti immaginati fantasticati. Atlantidi Macondi Afriche Patagonie Arcipelaghi. E mi dico: che te ne frega? Tu stai bene qui. A casa tua. Questa natura è la tua vera casa. Il tuo nido. Giusto, rispondo, ma sono triste perché su questa natura incombe una terribile minaccia: un montemoto! Chiamato PPAE. Che non è un partito (o forse sì?). Bensì: Piano Provinciale Attività Estrattive. Vogliono bucare il monte Sant’Angelo. Farne una montagna incantata, tipo sanatorio. Lo chiamano bacino. Così, con una parola tenera e gentile. Un bacino, un bacio. Però mortale! Si comincia con un bacio e poi non si sa dove si va a finire… In fumi densi di polvere di silice che salgono dal dirupo calcareo chiamato Sasso del Diavolo. Il diavolo, risvegliato dagli umani, torna a far sentire la sua terribile voce dalle viscere del monte. Dall’inferno! Come difenderci? Non ci resta che appellarci all’Arcangelo. (E agli uomini di buona volontà).
Saliamo a piedi, io e te, in ecologico pellegrinaggio, sul monte fino alla croce, portando la nostra come è giusto che sia. La croce di ferro, eretta sulla vecchia Chiesa, fu portata in spalla fino alla vetta, un secolo fa, dai nostri antenati per gli impervi sentieri. Questa antica devozione era presente, fino a pochi anni fa, nella Festa dell’Ascensione. In quel giorno le persone che abitavano le pendici del monte, i paesi e i castelli vicini, percorrevano all’alba i sentieri per darsi appuntamento nella Chiesa medievale dove assistevano alla Messa. Tutto il giorno si faceva poi festa sulla cima del monte con pranzi, canti e balli. Dopo il sacro, il profano. Cioè la vita. Salire al punto più alto possibile rappresentava nell’animo della gente l’essere più vicini al cielo, proprio nel giorno dell’Ascensione.

E noi oggi siamo molto vicini al cielo. La vista che si gode da quassù è cosi ampia da far venire le vertigini. Sembra di volare. Se è la luce che stabilisce la distanza tra una cosa e un’altra oggi tutto appare vicino e chiaro. Guarda, te che non ci sei mai salita quassù: quello è il San Vicino quello il Montecucco quello il Catria l’altro il Nerone… Dai Sibillini al monte Titano. Sembra di guardare dall’alto la mappa delle Marche. “ho la mappa di tutti i tuoi nei, la potrei disegnare”. Siamo collegati con il satellite, senza pagare. Blue sky!

I politici-amministratori amano molto questo ambiente. Perciò lo desiderano! E vogliono bucarlo per cavarne calcare e quant’altro. Da qualche parte dobbiamo pur permettere di cavare quei materiali che servono per costruire! E per fare affari. Lepri daini cinghiali istrici scoiattoli beccacce colombacci poiane picchi starne formiche grilli cicale lucciole assieme a funghi asparagi tartufi caccialepri querce ippocastani lecci acacie ginestre sambuchi assieme a qualche raro umano hanno costituito un comitato di difesa del monte. Lotta dura con molta paura. Confidando nell’Angelo custode del monte. Visto che non possiamo confidare in coloro che dovrebbero avere nel loro DNA politico la tutela e la difesa dell’ambiente.

Si sta facendo sera. Torniamo, scendiamo dalla montagna. Sentiamo quella malinconia che viene quando una bella giornata  sta per finire. Ciao, a presto. “nei tuoi occhi mi ritrovo, nell’attimo prima in cui sto per baciarti”- Me lo dai un bacio? – Per ora solo un bacino.

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