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Un caso di recupero a Fabriano

Rinasce il complesso dlla Fondazione e filiale della Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana

Intervento: recupero e ristrutturazione palazzo sede Fondazione e filiale storica Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana
Luogo: Fabriano, centro storico
Progettisti: arch. Elisabetta Parisi Presicce e ing. Bruno Vitaletti
Collaboratori: arch. Elena Pucci, ing. Augusta Cantarelli
Progetto termoelettrico: ing. Andrea Carsetti e ing. Andrea Ortolani
Committenti: Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana spa, Fondazione Cassa di Risparmio di Fabriano e Cupramontana
Anno di redazione: 2004
Anni di esecuzione: 2005 – 2007
Costo: 1.200.000,00 euro
Dati dimensionali: 2.000 mq
Imprese esecutrici: opere edili filiale: Impresa Costruzioni Carnevali Pietro srl, Fabriano; opere edili Fondazione:
Impresa Costruzioni Edilserra srl, Serra San Quirico;
opere di restauro e arredi: Restaura sas, Ascoli Piceno; opere in marmo: Simeg srl, San Severino Marche;
impianti termoidraulici: Tecnoimpianti srl, Fabriano; impianti elettrici: Nuova Ciem srl, Fabriano;
opere in legno e arredi: Bettucci & Bettucci srl, Macerata;
stucchi e cartongessi: LAS srl, Pietrarossa di Trevi (PG)

 

Sede storica della Cassa di Risparmio in Fabriano, il palazzo
risale al 1903, quando si deliberò “la costruzione d’un fabbricato nell’area dove sorgeva la chiesetta di S. Giovanni del Cantone, non priva di interesse storico
e artistico ma che necessità edilizie obbligarono a sacrificare” (dal discorso pronunciato in occasione dell’inaugurazione dei nuovi locali, il 30 ottobre 1927). Con il passare dei decenni, sin dai primi anni Cinquanta
la Banca riconosce la necessità di una nuova sede. Per questa ragione è acquistata la porzione di edificio adiacente la filiale lungo la via Gioberti, all’interno del quale si insediano nuovi uffici e nuove funzioni. Questi spazi si riveleranno poi ancora troppo piccoli e si deciderà la realizzazione della nuova sede in via Don Riganelli (1985). In corso della Repubblica rimarranno la filiale e alcuni archivi. Mentre, come sopra brevemente
raccontato, la storia dell’edificio della Cassa di Risparmio in corso della Repubblica è nota, quella dell’edificio
adiacente sicuramente più antico, non è altrettanto
ricostruibile. Durante la ristrutturazione, sono stati di facile lettura rimaneggiamenti soprattutto nei collegamenti verticali e nelle distribuzioni interne. La Banca da tempo pensava a una ristrutturazione dell’intero
complesso, e in epoca recente l’evento sismico ha reso improcrastinabile l’intervento di recupero e risanamento
conservativo, permettendo anche un più ampio
progetto architettonico di ristrutturazione. Il complesso
presentava una struttura portante in muratura, con solai e volte in legno e laterizio, caratterizzata da carenza di resistenza della muratura dovuta alla modesta
qualità dei materiali costituenti, dalla presenza di murature portanti in falso e da coperture realizzate con orditura principale priva di collegamento trasversale. L’intervento strutturale è stato concentrato sul consolidamento
della struttura, mediante l’incremento della resistenza nei maschi murari e la riduzione della carenza
di collegamenti. Esternamente la facciata principale su corso della Repubblica presentava i caratteri compositivi
del disegno originario abbastanza inalterati: lo zoccolo bugnato incorniciato fra due paraste laterali e una cornice superiore; la porzione muraria sopra lo zoccolo a intonachino con una decorazione minuziosa a mattoncini faccia vista; le finestre arricchite da timpani
rettilinei e cornici in pietra arenaria; la cornice marca soglia con peducci a disegni floreali e la cornice sommitale con peducci a disegno geometrico semplice. L’intervento di restauro è consistito nella revisione degli
elementi decorativi e nella ricerca e riproposizione della cromìa originale. A seguito di un accurato lavaggio, spazzolatura e risciacquo a bassa pressione sono riapparsi i toni cromatici originali che, dove possibile, sono stati consolidati. Nei casi in cui presentavano zone
lacunose, è stato ripreso l’intonachino con prodotto analogo all’originale per consistenza, granulometria e finitura cromatica che ha reso ancora più compatto e leggibile il disegno del mattoncino. All’interno l’obiettivo
di progetto è stato il recupero strutturale e architettonico dell’intero organismo in una visione sempre funzionale degli spazi. Sono stati semplificati gli accessi
al piano terra eliminando gli ingressi di sicurezza e rendendo più fruibile il percorso all’ascensore. Sono state ridisegnate le postazioni di lavoro, con il duplice scopo di mantenere inalterata l’architettura della hall principale e di creare spazi funzionali alla gestione di tutte le operazioni. I nuovi arredi, più visibili alla clientela
al di là del bancone, sono stati disegnati e realizzati
in totale sintonia con gli arredi esistenti, in modo tale che il linguaggio formale dell’intero spazio fosse omogeneo e senza contrasti. Si evidenzia che, mentre per la porzione di edificio su corso della Repubblica l’obiettivo di progetto è stato facilmente perseguibile trattandosi di un organismo di chiara lettura morfologica, nella porzione di edificio lungo via Gioberti le manomissioni succedutesi nel tempo non hanno lasciato
la stessa chiarezza e quindi non hanno imposto un uguale rigore filologico. Ciò ha portato a trasformare gli spazi appena più liberamente, in maniera tale da rispondere meglio alle esigenze della nuova destinazione
dei luoghi. È stato realizzato un auditorium con settantaquattro posti a sedere e un salone per piccoli ricevimenti. L’intervento si è svolto in tre stralci funzionali: il recupero della filiale, piano terra e piano primo; la ristrutturazione degli uffici della Fondazione
piano secondo; la ristrutturazione della porzione di edificio su via Gioberti, infine adibita all’esposizione permanente delle opere degli artisti Quirino Ruggeri ed Edgardo Mannucci, piano terra e primo.

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