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Un concorso di idee per riqualificare il centro storico di Jesi

Linguaggio contemporaneo e tutela dell’identità dei luoghi

Il concorso di idee per la riqualificazione architettonica ed urbanistica di corso Matteotti e piazza della Repubblica a Jesi nasce con lo scopo di raccogliere e mettere a confronto idee, proposte tecniche, economiche e culturali al fine di valorizzare e riqualificare quello specifico spazio urbano, connesso all’obiettivo della valorizzazione del centro storico, culturale ed economico del Comune, di cui corso Matteotti e piazza della Repubblica rappresentano il fulcro, per la loro localizzazione sia sotto il profilo della vita sociale, sia sotto il profilo della qualità urbanistica. Attraverso questo concorso l’Amministrazione Comunale intende ricostruire un rapporto architettonico, urbanistico e sociale tra questi spazi ed il tessuto edilizio circostante, nonché ridefinire il ruolo di questi luoghi, al fine di restituire agli stessi una rinnovata immagine e una nuova vitalità sia culturale che aggregativa. Gli obiettivi e le linee guida dettati ai concorrenti vengono identificati nel superamento della divisione concettuale tra la conservazione architettonica ed urbanistica, riqualificazione urbana ed ambientale e la promozione dell’arte, tenendo conto della vocazione storico artistica della città, in particolare immaginandola come scenografia naturale di eventi di varia natura. L’obiettivo è pertanto il ridisegno di due spazi pubblici del centro storico attraverso una proposta di riqualificazione urbanistica che rappresenti una corretta lettura del rapporto tra linguaggio architettonico contemporaneo e preesistenze storiche, capace inoltre di valorizzare e tutelare l’identità dei luoghi. Le proposte dovevano tendere a produrre integrazione tra disegno urbano, verde, illuminazione, pavimentazione e arredo urbano, viabilità e socialità. Al fine di individuare e selezionare le idee progettuali, è stata istituita un’apposita commissione giudicatrice composta da tecnici dipendenti dell’Amministrazione Comunale e da componenti esterni, di cui uno individuato tra gli architetti componenti il gruppo di progettazione del PRG, e due identificati con i Presidenti degli Ordini Professionali territorialmente competenti. Il progetto vincitore del concorso, predisposto dal gruppo di lavoro guidato dall’architetto Sardellini di Ancona, si contraddistingue per le linee semplici, chiare ed eleganti, che tendono ad unificare gli spazi e a dilatarli. L’inserimento di elementi naturali riporta lo spazio a misura d’uomo. Gli stessi elementi vengono utilizzati anche dal gruppo di lavoro che ha presentato il progetto secondo classificato, guidato dall’architetto Bombonato di Milano. In questo caso, tuttavia, la loro funzione è quella di evidenziare gli spazi pubblici più significativi. Viene infine menzionato il progetto redatto dal gruppo diretto dal geometra Genangeli di Jesi, che ha proposto idee particolarmente meritevoli dal punto di vista architettonico, ma forse troppo ardite per essere realizzate.

Progetto vincitore

Capogruppo: arch. Anita Maria Sardellini
Componenti: ing. arch. Andrea Marasca,
arch. Giorgio Marasca, arch. Germano Franciosi

Il progetto recupera lo spazio pubblico della città del passato: la piazza, la strada, il giardino, elaborandone al tempo stesso una reinterpretazione. Seguendo criteri di semplicità, chiarezza ed eleganza, la proposta si pone l’obiettivo di evidenziare e valorizzare gli elementi insiti nella storia del luogo. La sovrapposizione delle fasi storiche della città e delle sue trasformazioni lasciano sempre anche una serie di tracce fisiche nei luoghi. L’intenzione è quella, quindi, di rendere le tracce elementi di architettura. Il progetto si basa su poche linee e su concetti molto chiari: livellazione altimetrica, dilatazione dello spazio pubblico e unitarietà della proposta. Il manto stradale viene portato al livello del marciapiede esistente permettendo la continuità totale dello spazio. Il corso torna ad essere viale e diventa ufficialmente spazio pubblico di relazione in cui le persone passeggiano liberamente, si incontrano, sostano e giocano. L’intenzione è quella di modificare fisicamente la percezione visiva che si ha degli spazi pubblici nel centro di Jesi. Gli spazi adiacenti al corso, oggi, sono concepiti come  “stanze” separate e con funzioni diverse. Il progetto, pur mantenendo le attuali funzionalità, si propone di allontanare i limiti visivi dilatando lo spazio pubblico del sistema lineare del corso. Piazza della Repubblica da un lato e piazza Pergolesi dall’altro, grazie alla continuità delle pavimentazioni e ai nuovi segni architettonici, allargano lo spazio pubblico del corso, accompagnando naturalmente i visitatori ad occupare i nuovi luoghi. La nuova immagine del corso si basa su due concetti fondamentali: la rimodellazione del suolo e la sezione asimmetrica. La continuità della pavimentazione è interrotta nella parte esposta a sud da una fascia in lastre di pietra chiara (70 cm), che gestisce interamente l’arredo urbano dell’intero corso. Alternando pieni e vuoti, per tutta la sua lunghezza e nel suo spessore, trovano infatti spazio panchine, corpi illuminanti, raccolta rifiuti, dissuasori a scomparsa, stele informative ed elementi vegetali. La pavimentazione continua è in lastre di pietra di Bedonia in differenti tonalità di grigi. Due bande in pietra chiara da 17 cm, divise da una fessura assiale, celano il reflusso delle acque piovane. Altre fasce perpendicolari in pietra accompagnano la “promenade” e segnano il passaggio tra un edificio e l’altro marcando la scansione del tessuto preesistente. Piazza della Repubblica è parte integrante del nuovo spazio pubblico jesino: la continuità della pavimentazione e la modellazione altimetrica del terreno sono anche in questo caso fondamentali: la trasformazione, ancora una volta realizzata attraverso poche ed eleganti linee, è radicale. Il terreno scende attraverso un leggero declivio verso il teatro Pergolesi, un sistema di scale e gradoni in pietra chiara incide il terreno e si inserisce nelle trasformazione del suolo ridisegnando l’immagine della piazza. Le leggere pendenze accompagnano i visitatori all’appropriazione totale dello spazio urbano. Le nuove prospettive e i nuovi spazi di sosta creano inoltre un ideale ambiente per manifestazioni e avvenimenti culturali all’aperto. L’illuminazione della piazza è garantita interamente attraverso luci lineari fluorescenti incassate nel terreno e dall’illuminazione indiretta degli edifici circostanti. La riqualificazione dalla piazza Pergolesi utilizza ancora una volta le stesse idee reinterpretate: il suolo è modellato e inciso da tre semplici gradini che richiudono poi lo spazio attraverso una comoda seduta; un sistema di panchine analogo a quello del corso, unitamente all’edicola, disegna una fascia pavimentata in legno. La piazza è arricchita dalla presenza della Chiesa di San Nicolò che, rivalorizzata con un adeguato sistema di illuminazione, partecipa attivamente al disegno urbano e contribuisce naturalmente ad accentuare il valore di un’architettura del vuoto.

Progetto 2° classificato

Capogruppo: arch. Paolo Marco Bombonato
Collaboratori: arch. Laura Botto Rossa, ing. Luigi Botto Rossa

L’oggetto del concorso riguarda piazza della Repubblica e corso Matteotti, intesi come luoghi storici da rivitalizzare mantenendone l’attitudine economica, culturale e aggregativa. L’impianto e l’articolazione della soluzione proposta sono tesi a conferire al luogo un ordine, una specificità e una particolarità oggi non riconoscibili e ad assicurare nel tempo una utilizzazione in regime di massima sicurezza per il pedone. Si è partiti con il ricostruire un’identità di piazza basandosi sul tracciato forte che, provenendo dalla città entro le mura lungo via Pergolesi, attraverso l’arco del Magistrato, giunge proprio in piazza. Lo spazio viene ridisegnato grazie a questo segno che, oltre a caratterizzare l’orditura della pavimentazione, definisce gli spazi pubblici in relazione con le importanti presenze della Chiesa e del teatro. La pavimentazione in pietra disegna il ritmo sia della piazza che del corso, dove i dislivelli dei marciapiedi sono stati annullati, e solo la posa ne differenzia il disegno. In alcuni punti le lastre si estrudono per formare panche per la sosta o tavoli per il relax e ciò in funzione delle attività che si fronteggiano nella via. Altre volte ancora, il modulo cede il passo a vasche di ghiaia, prato o sabbia, elementi naturali che arricchiscono la percezione sensoriale di chi passeggia o sosta accompagnando nel passeggio lungo corso Matteotti, con un corridoio attrezzato formato da diversi episodi, sempre permeabile al pedone, senza differenza di quota o barriere visive. Un elemento dinamico e distintivo, decentrato rispetto al calibro della strada attuale, che consente il passaggio degli autobus e la sola sosta temporanea per il carico-scarico. L’intento è quello di ricreare all’interno delle mura cittadine la qualità di vita presente nelle campagne che le circondano, introducendo della vegetazione in grado di modificare le condizioni del comfort cittadino. Protagoniste dell’intervento sono alcune piante di ciliegio ornamentale che in ogni stagione possono contribuire a vivacizzare, con varie tonalità di colore, lo spazio artificiale della città e al tempo stesso contribuiscono al controllo bioclimatico del microclima. La localizzazione dei Prunus è studiata in modo da favorire un ombreggiamento della zona d’ingresso della Chiesa  consentendo al fruitore della piazza di sostare sia durante le ore più calde della stagione estiva, seduto sul sagrato all’ombra dei ciliegi, sia durante l’inverno quando gli alberi a foglia caduca garantiscono l’irraggiamento diretto. Anche l’illuminazione di questo spazio pubblico si differenzia: nella zona alberi sono previsti faretti a terra, direzionati verso le facciate degli edifici e verso le fronde dei Prunus, mentre verso Palazzo Magagnini una fila di lampioni invita nel foyer all’aperto del teatro.

Progetto 3° classificato

Capogruppo: geom. Giorgio Genangeli
Componenti: arch. Luigi Antonio Tartaglia,
arch. Andrea Mangialardo, geom. Massimiliano Cardinali

L’approccio di progetto tende a non esaurirsi nella operazione di arredo urbano senza radicate motivazioni con l’identità e il senso dei luoghi e persegue la promozione integrale e integrata della centralità urbana legandosi all’idea della città lenta, con percorsi e modi più accessibili per fruire il centro con modalità non convenzionali e “a misura del tutto”. La valorizzazione del sistema centro procede attraverso le metafore dei modelli del “museo diffuso” e della “metropolitana di superficie”, quindi collegamento a rete del corpo di emergenze di rilievo del “territorio ampio” a valori complementari anche intangibili, in cui la percorrenza diviene strategica tanto quanto le singole tappe. Il tematismo fondante prevede il superamento della divisione fra “conservazione” e “riqualificazione”, nel rispetto ragionevole verso la storia (passato e divenire), i luoghi (identità e ruoli possibili), la socialità (persone e cittadini) e il superamento della dicotomia statica corso-piazza verso una concezione dinamicamente allargata e integrata del sistema centro, in cui la spina del corso si coagula a rete con il tessuto circostante e tutti i suoi valori culturali, sociali, storici: si ricostituisce così l’unicum dell’impianto urbano centrale storicamente formatosi e congeniale anche all’utilizzo moderno. Si valorizza nelle funzioni l’intero tessuto del centro connettendo le peculiari identità dei luoghi in una matrice di stampo urbano in cui ogni elemento ha ruolo per il proprio valore ma anche per le relazioni che instaura con il tutto del contesto (luoghi, vuoti, contenitori, monumenti vengono ridefiniti non tanto nella propria singola caratterizzazione ma soprattutto nelle mutue relazioni con la globalità dei valori ambientali) producendo rinnovata vitalità aggregativa nei tessuti connettivi (pagina di “testo urbano”- la sintassi della scrittura ordina vocaboli e simboli del linguaggio architettonico).

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