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Un cuore di vetro per Cuore di pietra

Tre sguardi per ‘Passaggio di luce’

Intervento: installazione artistico architettonica all’interno del progetto di Public art ‘Cuore di pietra’
Luogo: Pianoro (BO)
Progettisti: ideazione, progetto artistico-architettonico:
Mili Romano, arch. Pippo Ciorra, arch. Emanuele Marcotullio, arch. Raffaela Coppari; intervento artistico in sabbiatura
su ante: Sabrina Torelli
Coordinamento e cura: Mili Romano
Committente: Comune di Pianoro
Anni di redazione: 2007 – 2010
Anno di realizzazione: 2010
Costo: 40.000,00 euro
Imprese esecutrici: realizzazione e montaggio parti in vetro: Vetreria Futa 2000 di Fabrizio Stecchetti & C., Rastignano (BO); realizzazione e montaggio parti in ferro: F.lli Pizzo srl, Pianoro (BO)
Illuminazione: Viabizzuno srl, Bentivoglio (BO)
Dati dimensionali: 10 mq

 

Pippo Ciorra
La costruzione del ‘passaggio di luce’ è stata un’esperienza tutt’altro che veloce e superficiale, nata da un dialogo lungo e intenso con l’artista curatrice, da una collaborazione attenta con la comunità locale, da una interazione lenta e paziente con le amministrazioni pubbliche. Alla fine gli aspetti che hanno garantito un esito positivo a una procedura così complessa per un progetto di nove metri quadri sono almeno tre. Il primo è la disponibilità alla collaborazione pluridisciplinare: il primo schizzo del “passaggio” è di Mili Romano. Da quello siamo partiti per sviluppare un progetto fondato sul dialogo quotidiano, collocato, senza mai accettarne i limiti, tra urbanistica, architettura del paesaggio, arte pubblica, design, sociologia urbana. Il secondo aspetto è nella lettura attenta del luogo e delle sue relazioni possibili con il carattere atopico e concettuale del disegno e dei materiali. Il “gazebo” ha forma imprecisa e inafferrabile ma natura chiara e aperta all’integrazione con lo spazio del giardino e con gli usi che ne saranno fatti. La “naturalezza” del suo inserimento riscatta l’astrazione della sua pianta e delle pareti di vetro mobile e colorato. Il terzo aspetto è nell’accuratezza. Non si tratta di una struttura effimera, ma di un dispositivo di spazio pubblico che intende durare, forte di materiali e dettagli solidi ed evoluti. La qualità dell’apporto tecnico degli artigiani locali e la loro disponibilità al dialogo con i progettisti hanno quindi avuto una parte molto importante.
Mili Romano
‘Passaggio di luce’, che è stato inaugurato nel giugno del 2010 a Pianoro nel giardino dove, quando vi erano ancora le vecchie case ex-IACP di via Pierino Bolognesi, sorgeva un piccolo gazebo di legno nel quale gli abitanti si trovavano a giocare a carte nelle sere d’estate, è uno dei segni permanenti, nella rinnovata area urbana, di Cuore di pietra, il progetto di Public art che curo dal 2005 e che sta accompagnando i grandi cambiamenti urbanistici e antropologici legati al processo di ristrutturazione del centro del paese, ancora in corso. Cuore di pietra si è articolato in questi anni in una serie di interventi artistici temporanei e permanenti che, sollecitando una riflessione/azione continua sullo spazio urbano nel suo divenire, coinvolgendo le scuole e le altre realtà sociali, stanno progressivamente lasciando in questo paese di passaggio verso la Futa, nella prima area metropolitana bolognese, dei segni condivisi dalla comunità, “riconosciuti”, nei quali “concetto”, “progettazione” dei vari artisti che con me vi hanno lavorato e “affetto”, segno estetico e continua ricerca di senso, e la quotidiana e attenta cura, sono il risultato di un processo di partecipazione “nella lunga durata” e, in quanto tali, stimolo per il rafforzamento dell’identità del luogo. Ogni intervento artistico qui credo trovi la sua grande forza in una memoria continuamente attualizzata e nella complessa, cocciuta e articolata pratica che tenta di far dialogare in un unico flusso, transdisciplinare e polifonico, passato (con la memoria del luogo e l’esperienza di chi lo vive), presente (come cantiere aperto e in divenire) e futuro (nuovi e sorprendenti utilizzi dello spazio consueto). Così è stato nel caso dell’impresa del piccolo padiglione in ferro e vetri colorati, il cui primo schizzo, un po’ sbilenco, a matita ed acquerello, da me tracciato come “polifonia colorata” (i colori erano già ben presenti come veicolo di un auspicato progressivo processo di trasformazione culturale e nuova conoscenza sollecitate dall’arte) risale al marzo del 2007. Fragile eppure di dirompente energia, fin da subito il ‘Passaggio di luce’ è stato lo spazio in cui generazioni e culture differenti hanno trovato in nuovi rituali di incontro il luogo per i propri racconti, accompagnati da stupefacenti giochi di colori che il giorno o la notte disegnano. Chi lo vede dice che un simile “oggetto” potrebbe essere “lo spirito”, il genius loci di ogni città. Da quel primo abbozzo (ritrovato in un quaderno mescolato alle foto degli interni degli edifici in demolizione e ai racconti degli abitanti), dal quale si è sviluppata un’intensa e progressivamente sempre meno “autoriale” conversazione con Pippo Ciorra e i giovani architetti suoi collaboratori, il “Passaggio” ha continuato ad aprirsi a nuove forme e a nuove occasioni e nel 2008 ha incontrato la mappa/fiaba di Sabrina Torelli disegnata e scritta per Cuore di pietra, che ha costituito un altro, ulteriore, segnale del divenire dinamico del progetto originario il cui intento poetico e metodologico è stato, da sempre, sfidare, nella armonia sempre mobile e permeabile data dal suo essere “passage”, spazio “altro” di accompagnamento ad altro, ciò che spesso costituisce il limite, e in alcuni casi il fallimento, di un progetto artistico o architettonico: l’eccesso di autoreferenzialità dell’artista/architetto e il non tener in alcun conto contesto e desideri degli abitanti.

 

Sabrina Torelli
Sulla superficie di una delle pareti formata dai vetri arcobaleno, c’è un grande disegno: è L’Uomo Colorato. È tratto da ‘Pianodoro’, una fiaba ideata e scritta per il paese di Pianoro, elaborata sui tratti evocativi e descrittivi della realtà in cambiamento vissuta dal paese. La favola esorta ad accogliere uno sguardo diverso della realtà e ad aprirsi agli insegnamenti e alle avventure che ci riserva la Natura: incontrando Lei si incontrano parti nostre che sono oramai assopite. La storia si è fatta mappa in cui sono segnate le tappe del viaggio e gli incontri singolari di Piccolo, un bambino curioso e coraggioso che alla fine del suo peregrinare si fa uomo e diventa l’Uomo colorato, il protagonista della fiaba, l’uomo dormiente in ognuno di noi. È colorato poiché i suoi centri di energia corporea sono color arcobaleno: il violetto che esce dal vertice del suo capo e si connette con Padre Cielo, poi passa al blu, al verde, al giallo, all’arancio fino al rosso del coccige, depositario dell’energia ancestrale di Madre Terra. Questi mulini di energia irradiano luce e capita che lo sguardo innocente dei bimbi li colga nella loro totalità. A volte le cose nascono per caso, a volte si originano contemporaneamente delle sintonie, delle intersezioni nei linguaggi e nella propria poetica di ricerca. È accaduto così che come l’energia si trasforma in ogni centro corporeo, e assume nel suo percorso caratteristiche diverse, così è nata spontanea la risonanza tra la fiaba che ipotizza il Passaggio da Pianoro dell’Uomo Colorato con il progetto di Passaggio di Luce, in cui l’idea del bisogno di quel tipo di energia luminosa colorata del singolo è proiettata e si trasmette fisicamente allo spazio suddividendosi nell’intero spettro solare. Ad alcune ore del giorno, entrandovi, si origina una sorta di cromoterapia spontanea, la figura sabbiata di grandi dimensioni dell’uomo colorato al centro della mappa del paese sembra prendere vita e risuona con ciò che resta invisibile agli occhi, con ciò che pochi bimbi hanno potuto ascoltare da un cantastorie di passaggio un giorno di alcuni anni fa. L’intento è contenuto in una frase semplicissima: vivere la vita a pieni colori. Mi piace continuare a pensare che non sempre si crede a ciò che i bimbi dicono di vedere o forse non si crede che vedono le cose a modo loro e che quel modo, anche se diverso e lontano dal mondo dei grandi, è un mondo che ha la sua verità e in questo caso la comunione tra la fiaba e ‘Passaggio di Luce’ ha trovato la sua massima possibilità di