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Un nuovo racconto del territorio

La legge regionale 22/’11 e i suoi contenuti innovativi

Nell’ambito del nuovo progetto editoriale della rivista Mappe, inizia la collaborazione con INU Istituto Nazionale di Urbanistica, che avrà a disposizione uno spazio per cercare di raccontare in che direzione si sta muovendo l’Urbanistica in Italia e nella nostra Regione.
Abbiamo accolto con entusiasmo l’invito di una rivista non di settore, perché siamo convinti che oggi più che mai, la pianificazione delle città e dei territori non può che essere multidisciplinare e interscalare, capace quindi di dialogare con gli altri saperi e con le altre scale del progetto.
L’obiettivo è quindi ambizioso e ci pone delle sfide, prima fra tutte quella di rinunciare in parte alla autoreferenzialità della nostra disciplina per troppo tempo attenta agli aspetti legati alla tecnica e agli strumenti, in secondo luogo ci costringe ad una comunicazione meno specialistica, ma non per questo meno efficace. Soprattutto, e questa è la vera sfida, ci costringe a rappresentare il territorio e a raccontare il suo governo in maniera diversa, con uno sguardo più attento alle realtà urbane e ai loro fenomeni in rapidissima e costante evoluzione. Proprio per questo intendiamo soprattutto approfondire il dibattito sui paesaggi ordinari, ovvero quelle parti di territorio senza specifiche qualità che costituiscono la maggior parte delle nostre città e sulla quali bisogna intervenire in maniera incisiva e soprattutto innovativa. Approfittiamo quindi subito dello spazio che ci viene concesso per fare un accenno ai contenuti innovativi della nuova Legge Regionale sulla Riqualificazione Urbana sostenibile e l’assetto idrogeologico, la n. 22 approvata dal Consiglio Regionale a novembre del 2011.
La nuova Legge Regionale sulla riqualificazione urbana contiene molte novità sia sul piano della governance che della pianificazione urbanistica. Dopo circa venti anni dalla legge urbanistica regionale e dopo che quasi tutte le Regioni hanno aggiornato le proprie leggi in materia del governo del territorio, questa riforma, seppur parziale, introduce importanti elementi di innovazione sia sul piano disciplinare che sociale, indispensabili per affrontare il rinnovamento delle nostre città.
La necessità di lavorare alle diverse scale del progetto urbano, da quello della pianificazione generale all’intervento edilizio diretto, consente di agire in maniera corale utilizzando tutti gli strumenti messi in campo della legge con la possibilità di garantire un elevato livello di fattibilità del programma. Inoltre obbliga a mettere in campo diverse professionalità e saperi. Architetti, Urbanisti, Economisti, Naturalisti, Geologi ecc. sono chiamati, forse per la prima volta, ad una stretta collaborazione al fine di affrontare in maniera adeguata la complessità dei temi e degli obiettivi previsti dalla legge. L’introduzione, per la prima volta, nella Regione Marche del principio perequativo nelle trasformazioni urbane, consente di garantire un equo trattamento dei soggetti privati interessati alla trasformazione oltre che a contribuire alla realizzazione della città pubblica. Il tutto attraverso il recupero di una parte della rendita fondiaria generata dalle premialità previste dalla Legge, sia in termini di incrementi volumetrici sia in termini di cambi di destinazione d’uso.
La promozione di trasformazioni urbane in termini di qualità, sia nello spazio privato che pubblico, e il necessario legame di questi interventi alla sicurezza del territorio nel campo del rischio idrogeologico, degli effetti sul clima, del contenimento del consumo di suolo e del contributo al rafforzamento delle reti ecologico-ambientali (il titolo della legge è “Norme in materia di riqualificazione urbana sostenibile e assetto idrogeologico”), allarga i riferimenti del contesto progettuale oltre la dimensione edilizio-architettonica dell’intervento, ‘responsabilizzando’ il progetto verso obiettivi di maggiore complessità.
L’introduzione di uno strumento attuativo come il Programma Operativo di Riqualificazione Urbana (PORU), bilanciato tra un piano urbanistico e un programma finanziario comunale, costituisce il contesto nel quale sia l’intervento edilizio che quello urbanistico possono integrarsi in maniera virtuosa e trovare spazi per criteri progettuali innovativi, con l’applicazione della perequazione o della compensazione, e procedure poco praticate come quelle del concorso di progettazione. Indubbiamente un’occasione di “progetto sul costruito” impostata su una visione di più alto respiro, di cui valuteremo le applicazioni e i risultati nei mesi a venire, anche grazie all’emanazione dei recenti Regolamenti che definiscono i criteri e le modalità attuativi del PORU e le procedure per lo svolgimento dei concorsi di progettazione.

Claudio Centanni presidente INU Marche
Roberta Angelini, Sauro Moglie direttivo INU Marche

inumarche@libero.it