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Un recupero urbano ‘privato’

Casa Sassaroli a Jesi

Luogo: Jesi, corso Matteotti
Progettisti: Anita Sardellini, architetto, Stefano Santarelli, ingegnere (struttura)
Committente: Bruno Sassaroli
Anno di redazione del progetto: 1996
Anni di esecuzione dell’intervento: 1997/1999
Costo dell’intervento: £ 300.000.000
Impresa esecutrice: Impresa Siro Leoni
Dati dimensionali: 280 mq
Foto: Paolo Semprucci

Il recupero di Casa Sassaroli è legato a una storia urbana privata, modesta, fatta di semplici accorpamenti, che non ha mai prodotto un “Palazzo”. E dunque l’assenza di obblighi, reale e metaforica, ha guidato le scelte progettuali in questo secondo intervento: duecento metri quadrati, nel centro storico di Jesi, in un lotto di 25,00 x 4,50 metri su tre piani (tra corso Matteotti e via Saffi), per un privato e la sua collezione d’arte.
La casa si trova vicino a piazza della Repubblica, elemento di filtro e mediazione spaziale fra la città murata, che si conclude con l’Arco del Magistrato, e l’espansione della città nuova, fuori della cinta quattrocentesca. Inglobando stradine e cortili, e subendo varie trasformazioni, il tessuto, sostanzialmente ancora compatto e continuo, raramente ha dato esito ad accorpamenti importanti. Proprio per questo motivo non sono mai stati inseriti pozzi di luce soddisfacenti un uso abitativo. Il lotto quindi è arrivato fino a noi con i suoi problemi di luce ed aerazione e mentre il piano terra ben si adattava a contenere funzioni commerciali, più problematico risultava utilizzare i piani superiori.
Scomposto l’impianto originale (caratterizzato da unità diverse e cortili chiusi) si è cercato di unificare il tutto in una sorta di open space, interrotto solo da scale di raccordo tra i piani, affacci continui e pochi elementi divisori. La luce, con la sua ricerca zenitale, è la protagonista assoluta di questo appartamento, che raggiunge la parte giorno solo nel sottotetto, dove pochi segni architettonici e contenitori di pietra aesina danno nuova personalità allo spazio.
Il campo visivo è ridotto alla sua stessa essenza. L’astrazione dello spazio, rinforzato da parti quasi sempre senza finestre e privo di arredi, crea un paesaggio meditativo in contrasto con l’esuberanza del corso sottostante. Il pavimento in legno trattato con vernici sbiancanti, i contenitori in pietra aesina, i giochi di bianco e corda ottengono un effetto di nitore totale, creano un luogo dove esplorare i sensi senza impedimenti: ascoltare la luce, vedere il silenzio.