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Una nuova porta per la città

Waterfront e Piazza del Teatro 

Università Politecnica delle Marche
Facoltà di Ingegneria
Corso di laurea in Ingegneria Edile-Architettura
Anno accademico:
 2006 – 2007
Tesi di laurea in composizione architettonica:
Una nuova porta per la città di Ancona: waterfront e Piazza del Teatro
Autrice: Antonella Babini
Relatore: prof. arch. Fausto Pugnaloni
Collaboratori: arch. Francesco Leoni,
ing. Leonardo Petetta

Il lavoro ha origine nel tema proposto dal concorso d’architettura
‘Une idée pour chaque ville’: il ridisegno di marginalità urbane in stretto rapporto col centro città e con l’acqua. Da qui lo sguardo al fronte mare di Ancona, il waterfront.
Verso la conoscenza del luogo La storia dei luoghi, indagata
alla ricerca della loro identità, mostra un quadro differente: Ancona storica si arrocca sui colli attorno al porto, da cui trae ragion d’essere, come un anfiteatro sul mare. Il fronte mare, cuore pulsante della città, è scandito da vie parallele alla costa. Poi l’urbanistica fine ottocentesca
stravolge il contesto, sovrapponendo la Spina dei Corsi, che decentra l’espansione: comincia un lento declino che conduce il fronte mare al triste ruolo di area dimenticata, stritolata tra il nuovo centro città e la macchina portuale. Il contrasto si fa stridente in piazza del Teatro: voluminosi edifici postbellici si affiancano alla facciata neoclassica del teatro, all’edilizia medievale, alla borrominiana chiesa del Sacramento, quasi a sopraffarli. Ne rimane un piccolo vuoto, in cui il mare assurge al ruolo di quinta mobile a chiusura della piazza. La superficie, frammentata da percorsi
automobilistici, risulta un non luogo, un luogo che si fa difficoltà a chiamare piazza, nell’accezione classica di agorà o di foro. Serve un intervento che riconferisca ai luoghi la loro dignità.
L’identità dei luoghi Accanto alla certezza, alcuni dubbi. La storia, mostrando l’antico scenario della piazza introversa, piccola pausa nel denso edificato, obbliga a fermarsi ed interrogarsi
su quale sia la forma più naturale da perseguire: l’antica, racchiusa, o l’attuale, aperta, figlia di eventi fortuiti?
È doveroso chiedersi come confrontarsi con l’edificato privo di qualità, per capire quale significato può assumere la piazza oggi. L’analisi dell’architettura della città indica gli elementi che partecipano dell’identità dei luoghi: l’asse dei corsi, il teatro, il mare, la chiesa. Nient’altro. Da questi presupposti discende la filosofia dell’intervento: trasformare
il non luogo attuale, disegnare una piazza al termine dei corsi che si affacci come terrazza sul mare, una volta eliminati gli edifici che la chiudono, violandone l’identità. Questo per indurre, poi, la trasformazione dell’intero arco portuale, sull’esempio di numerose città mediterranee.
Le tematiche di progetto Il lavoro rende nuovamente manifesta l’identità dei luoghi: ripropone l’impronta degli
antichi isolati senza chiudersi al mare; reinterpreta la via di Sottomare come luogo della comunicazione, non più barriera; prolunga i corsi fino a riconquistare il dialogo col mare. Risolve la necessità di segnalare l’ingresso in città, landmark urbano oggi assente, introducendo due edifici cardine, Guasco ed Astagno Tower. La prima mostra il contrasto
tra geometrie urbane e forze imprevedibili del mare; l’altra, sorta sul luogo dell’abside recisa di Sant’Agostino, ne ripropone il vuoto, mescolando le suggestioni di altri edifici verticali: il faro del porto, i silos. I moduli della città scivolano sulla piatta della banchina, parte integrante della nuova piazza: un linguaggio unitario, un connubio unico con le forze naturali che deformano la griglia.
Il progetto Si riportano nell’area le attività un tempo presenti,
che la rendevano contenitore di eventi cittadini: spazi commerciali, culturali e abitazioni. La riproposizione dei segni storici si traduce, nella piazza, in un sommesso intervento di superficie, che disegna piastre frammentate sul piano pavimentato: questo prende vita all’interno, con l’introduzione di un centro commerciale ipogeo, basamento
e collegamento tra le torri. La torre Guasco materializza la metafora del contrasto nel forzato accostamento di due corpi eterogenei: uno basso, opaco e regolare; l’altro alto, sfaccettato e trasparente. Nel primo le residenze, nell’altro attività commerciali; in mezzo, il blocco dei collegamenti verticali, a cerniera. Differiscono le finiture previste: granito nero, vetro. Due anime anche per la torre Astagno: un blocco cilindrico in granito, un volume ellittico esterno, sollevato da terra. Lo spazio interno per i collegamenti, all’esterno l’area espositiva, strutturalmente appesa al nucleo. Dalla discesa a mare emerge il complesso museale: sala conferenze, museo, area gioco bambini, ristorante ed una sosta gradonata che cela un organo marino. Ulteriori approfondimenti riguardo l’aspetto illuminotecnico (che introduce corpi illuminanti alti e a pavimento, per rendere le linee di progetto segni luminosi,
leggibili di notte) e la scelta dei materiali da impiegare nelle pavimentazioni: legno, pietra d’Istria, cotto, sampietrini e metallo nelle coperture, per un forte legame col contesto.

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