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Una Rambla verde

Il primo Piceno Garden Show

Intervento: ‘Piceno Garden Show’.
Evento di promozione del Florovivaismo Piceno
Luogo: Ascoli Piceno, settembre 2009
Cliente: Asteria / Sviluppo Tecnologico e Ricerca Applicata
Finanziamento:
Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno
Progetto allestimento e comunicazione grafica:
prof. arch. Cristiano Toraldo di Francia / PROCAM
Collaboratori: arch. Timothy Daniel Brownlee,
Dayla Riera, Paola Tassetti
Responsabile allestimento: arch. Angela Magionami
Aziende allestitrici:
Arteverde, Colli del Tronto (AP); Eco services,
Villa S. Antonio, (AP); Piceno Verde, Spinetoli (AP)
Vivai fornitori: Azienda Agricola Acciarri M.Teresa; Vivai
Acciarri; Balestra; Bernabei Vivai; Vivai Lauri; Gino Marconi;
Piante Santori; Rivoflor

Il cuore del Piceno: Piazza del Popolo in Ascoli. Un pavimento di travertino lucidato dal passaggio della gente, disegnato da una griglia di 70 quadrati divisi da strisce di travertino leggermente più chiaro, a formare un rettangolo perfetto che regolarizza la cortina di edifici intorno, sorti in epoche differenti, risultato di varie trasformazioni urbane.
Sotto a meno due metri il pavimento romano, in mattoncini a spinapesce, racconta di come la città sia anch’essa un organismo in continua lenta evoluzione, in parallelo all’evoluzione politica ed economica dei suoi abitanti. Ma i ritmi lenti di questa trasformazione spesso ci traggono in inganno, raccogliendo in una unica armonica visione stratificazioni, aggiunte, a volte anche violente intrusioni o demolizioni di questa parte del paesaggio che chiamiamo città. Al di fuori del recinto murario, l’altra parte del paesaggio, che oramai non è più divisibile come un tempo nelle contrapposizioni città/campagna, architettura/natura, ma è un ibrido per il quale l’apporto umano alla trasformazione è riconosciuto anche dalla Convenzione Europea del Paesaggio. Quest’ultima afferma che non si dà paesaggio senza la percezionepartecipazione dei suoi abitanti, definendo poi come il carattere di tale paesaggio derivi dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni. In realtà sono le città stesse che superata la cinta muraria hanno nell’ultimo secolo invaso il territorio circostante, determinando quel fenomeno urbano chiamato “sprawl”, configurando una espansione senza più centri di riferimento, che non siano i centri commerciali, e trasformando quindi quello spazio, definito dai luoghi, in una condizione urbana. Per questo fenomeno anche la grande tradizione vivaistica picena che riempiva i territori costieri di San Benedetto e Grottammare, ha visto ridursi pian piano i propri spazi con l’avanzare della Città Adriatica, che ha determinato necessari spostamenti dei vivai verso l’interno lungo le valli del Tronto e dell’Aso. Ma la vocazione vivaistica del territorio piceno, favorita da un particolare microclima, ha retto all’invasione dello “sprawl”, determinando una condizione formidabile di alternanza tra città delle case e città delle piante. Questa condizione in realtà sta determinando una inversione di tendenza per cui non è più o non è solo la città che si espande nella campagna, ma è la campagna che rientra a forza in città, attraverso quel nuovo senso di consapevolezza per cui, forse, solo gli alberi e le piante potranno salvare il pianeta dai guai creati dalla nostra civiltà urbana. Ecco che una nuova alleanza si viene ristabilendo tra l’abitante della città e le piante, un nuovo rapporto di collaborazione a tutti i livelli, che non si ferma alla reintroduzione di giardini (vedi Guerrilla Gardening) nei luoghi urbani dismessi, ma attraversa molte collaborazioni dal Design degli oggetti (Personal gardens) all’architettura con l’introduzione di intere pareti di giardini verticali. Nel 1894 Frederick Law Olmsted progettò per la città di Boston, che stava rapidamente crescendo, una serie di collegamenti lineari tra i diversi Parchi così da creare un continuo percorso verde che fu poi chiamato “Emerald necklace”, una città vegetale intersecata con la città di cemento. Aveva così stabilito il concetto, che nel 1998 verrà definito come green-way, di un percorso verde che attraversava le zone urbanizzate collegando tra loro in un continuo biologico per mezzo di “una circolazione dolce” altri parchi e vaste aree verdi boscate extraurbane. Oltre alla funzione di compensazione biologica e psicologica per i cittadini di una città sempre più densamente popolata, il sistema aveva anche la funzione di educare alla conoscenza della natura, attraverso parchi botanici come l’Arboretum e la etichettatura di molti esemplari vegetali lungo i percorsi.

La Città Adriatica nel suo processo di crescita lineare attraverso la fusione dei suoi nuclei originari può trovare una configurazione finale non più definita dai confini urbani, ma da un sistema verde di greenways e parchi che abbiamo chiamato Urbaparco. Questa struttura prevede il Parco di Mare e parallelamente il Parco di Terra collegati tra di loro da una serie di corridoi verdi, molti dei quali corrispondenti alle aste fluviali o alle aree industriali dismesse. Di questi ultimi il Parco del Tronto e il Parco dell’Aso sono caratterizzati da percorsi verdi che attraversano vaste aree del florovivaismo piceno, creando veri e propri Orti botanici lineari. Da qui nasce l’idea di questo frammento di corridoio verde che attraversa la Piazza: un poco vivaio, un poco giardino, un poco orto botanico. Questa prima trasformazione di una striscia di piattaforme quadrate di duro travertino in Piazza del Popolo ad Ascoli Piceno in un architettura, morbida, verde, colorata, profumata, viva, da toccare, da percorrere, odorare, è l’inizio di un appuntamento annuale del Piceno con i propri vivaisti e l’accenno ad un ritorno progressivo della natura nelle città.

Cristiano Toraldo di Francia

Il Giardino Ascolano tra i giardini del mondo
Piccola storia del giardino


Giardino degli agrumi

Gli antichi romani già conoscevano il Cedro che chiamavano “pomo di Persia” e l’Arancio amaro, delle cui essenze facevano largo uso. Nei secoli successivi sono state introdotte dall’Oriente altre specie di agrumi prima con le invasioni saracene, poi grazie ai rapporti commerciali di Venezia con la Cina, ma solo nel XV secolo sono stati usati come cibo.
Il clima relativamente favorevole ha favorito la coltivazione nelle zone del centro e al sud della penisola. Il giardino all’italiana contemplava sempre al suo interno una collezione di agrumi e dei loro numerosi incroci, spesso coltivati in vasi che durante l’inverno venivano spostati all’interno di appositi ripari: le limonaie. Alla fine dell’ Ottocento partivano dal porto di San Benedetto i barconi che portavano le arance di Grottammare su fino a Venezia.


Giardino aromatico

È il giardino da sempre legato alla casa e in particolare alla casa mediterranea. La radice del verbo greco “aro” indica una disposizione accurata: e in effetti le piante aromatiche venivano disposte secondo semplici figure geometriche in piccoli giardini interni, come piccoli orti, da dove i loro aromi, dovuti agli oli essenziali contenuti in parti diverse delle piante, potevano espandere i loro benefici effetti per tenere lontani gli insetti, profumare l’aria, oppure essere sapientemente impiegati per “aromatizzare” il sapore dei cibi della tavola. Non ultima va ricordata l’importanza delle aromatiche in erboristeria per le varie proprietà terapeutiche dei loro oli.


Giardino dei fiori colorati

L’origine etimologica della parola “oleandro” ci riporta all’antica Grecia dove era appunto chiamato “albero delle rose” per i suoi fiori dal bel colore rosato, mentre il termine Nerium ci ricorda il nome di una divinità latina legata al mare. E infatti l’Oleandro nelle sue varietà dai fiori diversamente colorati ha trovato nell’area picena lungo la costa adriatica un habitat così favorevole da diventare una delle piante sempre presenti nella produzione vivaistica del territorio. Unica accortezza è il ricordare l’estrema tossicità di ogni sua parte.


Giardino acquatico

Se l’acqua è l’elemento primordiale da cui nasce la vita, le piante acquatiche sono il simbolo di questo primo apparire degli esseri viventi sul pianeta. Il giardino acquatico dei Papiri ci riporta alla memoria le sponde del Nilo e le grandi vasche dell’antico Egitto e dall’altra le Ninfee ci ricordano i delicati laghetti della tradizione prima cinese e poi giapponese con le loro conformazioni irregolari contrapposte alla griglia geometrica delle architetture. Dopo il 1890 il pittore Monet, ritiratosi in campagna, si fece costruire un giardino acquatico dedicato alle ninfee che dipinse in grandi tele piene di luce. «Mi ci è voluto molto tempo per capire le mie ninfee. Le avevo piantate per il gusto di piantarle, e le ho coltivate senza pensare di ritrarle… Non si assorbe un paesaggio in un solo giorno».


Giardino mediterraneo

Le essenze vegetali raccolte nell’allestimento sono alcune delle componenti di quella formazione vegetale sempreverde che caratterizza tante parti dell’ecosistema mediterraneo denominata “macchia mediterranea bassa”. A queste sono stati uniti due esemplari di Melograno anche questi presenti fin dall’antichità nei giardini mediterranei.
Il nome deriva dal latino malum punicum, cioè melo fenicio, perché Plinio, ritenendolo di origine nord africana per errore, così lo chiamava.
Nell’Antico Testamento il frutto del melograno simboleggiava la femminilità. Un esempio celebre del simbolo della fertilità è la ‘Madonna del granato’ del Carpaccio, dove la Vergine tiene il frutto nella mano destra come fosse uno scettro. Nell’iconografia medioevale e rinascimentale è invece Gesù bambino a reggere il frutto.


Giardino degli alberi

Anche questi alberi si riferiscono all’ecosistema che in questo caso viene definito “macchia mediterranea alta”. Tutti e tre gli esemplari hanno fornito frutti commestibili: dal leccio e il suo “pane di quercia” ricavato dalla macinatura delle ghiande, al carrubo, che, introdotto in Italia dai greci, fin dall’antichità fu apprezzato per il gusto dolce dei suoi frutti, al giuggiolo conosciuto anche come “dattero cinese”. Al liquore che si estrae dalle giuggiole fa probabilmente riferimento Omero quando nell’Odissea racconta di Ulisse e dei suoi compagni, prigionieri ubriachi nell’Isola dei Lotofagi.


Giardino geometrico

In questo caso il ligustro è diventato materia vegetale da scolpire per dar forma ad un giardino geometrico che ci ricorda della antica contrapposizione tra natura naturans e natura naturata, ragione e origine del rigido controllo formale della disposizione vegetale nel giardino all’italiana. Il giardino alla francese dopo il 1600 ha poi esasperato tale controllo dando origine al filone fantastico dell’arte topiaria, che è giunto fino ai nostri giorni attraverso le astrazioni del giardino modernista.


Giardino ascolano

Se il travertino ha fornito la materia solida per la costruzione della città, l’olivo ha contribuito a nutrire i suoi abitanti, non solo con la spremitura dei suoi frutti, ma con l’originale invenzione culinaria delle “Olive all’Ascolana”.
Questo piccolo giardino è un omaggio alle due componenti essenziali del paesaggio urbano e naturale della città di Ascoli. Infatti l’unione di pietra e albero ha rappresentato presso molti popoli un principio fondamentale, simbolo da una parte della vita eterna della roccia e dall’altra della continua rigenerazione vitale dell’olivo.


Giardino spinoso

I giardini raggruppati in questa ultima sezione utilizzano essenze vegetali di più recente diffusione nel territorio mediterraneo e nel Piceno in particolare.
Le specie raccolte nel giardino spinoso sono state trasportate in Europa dal continente americano dalle varie spedizioni che si sono succedute dopo il 1492. In particolare il Fico d’India arrivato nel 1493, si è rapidamente diffuso in tutta l’Italia meridionale, trovando un clima favorevole e divenendo quindi una parte fondamentale del paesaggio peninsulare e della Sicilia in particolare.


Giardino planetario

Il vertiginoso aumento del movimento delle persone e degli scambi commerciali tra le varie parti anche molto distanti del pianeta, se da una parte hanno favorito lo spontaneo trasmigrare dei semi da un continente all’altro, dall’altra hanno aumentato la conoscenza delle varie specie e la consapevolezza di un ecosistema planetario in pericolo, che forse solo le piante e gli alberi potranno salvare. Queste Bougainville provenienti nei nostri vivai dalla lontana Cina, ci ricordano dell’origine arborea dell’architettura (intreccio, tetto, texture, capanna) comune alle varie civiltà del pianeta.


Giardino delle palme

Le palme sono tra le più antiche specie vegetali: i loro resti fossili sono attribuibili al Cretaceo (circa 80 milioni di anni fa). Sono specie diffuse nelle aree a clima tropicale e subtropicale. La palma da datteri, coltivata dai Sumeri già 5000 anni fa, è anche considerata il primo albero da frutta, piantato, curato e selezionato dall’uomo. Una delle più antiche specie di palme, la Cycas revoluta, è giunta nel nostro paese nel 1700 proveniente dal Giappone meridionale.


Giardino pensieroso

Davanti ai templi shintoisti in Giappone all’albero sacro Sakaki sono appesi foglietti di carta contenenti pensieri e preghiere per il dio albero. A noi piace ritenere che anche gli alberi partecipino al dialogo globale dei pensieri degli esseri viventi sul pianeta. Per questo ogni anno nella facoltà di Architettura realizziamo un giardino “pensieroso”, per cui appendiamo foglietti scritti con pensieri, desideri, poesie dedicate al paesaggio vegetale che vorremmo gli alberi leggessero riconoscendo che non tutti li odiano, ma c’è anche chi dialoga con loro nella convinzione che solo gli alberi e le piante potranno salvare le nostre metropoli e il nostro pianeta.


Filare di allori

Il mito racconta di come l’alloro fosse albero sacro ad Apollo che si adornò con una corona delle sue foglie, dopo aver trasformato la ninfa Dafne, che lo fuggiva, proprio in una pianta di alloro. Originario della Mesopotamia ha trovato in tutta l’area mediterranea l’ambiente adatto anche al suo sviluppo spontaneo. Le sue foglie vengono fin dall’antichità utilizzate per aromatizzare le carni e per uso terapeutico. È una delle coltivazioni importanti dei vivai del Piceno per il suo diffuso utilizzo nei giardini come siepe a filare ma anche come folta macchia.


Giardino verticale

Nel 1995 il botanico Patrick Blanc espone in via sperimentale al Festival des Jardins di Chaumont-sur-Loire in Francia il suo primo muro verticale, dopo una serie di viaggi nelle foreste del Camerun e della Guyana per studiare la capacità di numerose specie vegetali di sviluppare le proprie radici su tronchi e rocce senza terra. Da allora ha realizzato numerose pareti verticali verdi per molti edifici in Francia e non solo, dalla Fondation Cartier al Museo di Antropologia di Quai Branly. Numerosi sono i benefici dei giardini verticali che vanno dal miglioramento della qualità dell’aria, alla diminuzione del consumo energetico, mentre si frappongono come schermo naturale tra le condizioni atmosferiche e gli abitanti delle architetture.

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