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Uno sguardo molteplice

Il paesaggio urbano riletto da Andrea Silicati 

Personale di Andrea Silicati ‘Jesi la città molteplice’
A cura di: Roberto Gigli
Jesi, Palazzo dei Convegni, 1 – 7 dicembre 2008
Con il patrocinio di: Comune di Jesi,
Assessorato alla Cultura, Circoscrizione Jesi Centro
Sponsors: Santarelli & Partners, Caseificio Piandelmedico, Tibi Ottica, Associazione Artistica ‘Il Camaleonte’

Foto: Fabrizio Carotti

Presenze architettoniche e funzione degli edifici caratterizzano città e rapporti sociali. La ricerca pittorica dell’artista marchigiano Andrea Silicati parte da questa riflessione sul concetto di città, sulle forme consuete o più nuove. La conseguenza naturale e immediata, ma non più semplice, è stata la rivisitazione in chiave artistica dei nuovi complessi architettonici di Jesi, la città in cui Silicati vive. Nasce così la prima raccolta di opere e l’appuntamento espositivo dedicato al tema, con la mostra intitolata ‘Jesi la città molteplice’: un omaggio rivolto ai propri luoghi e alle proprie radici. Volutamente imploso in una realtà di provincia, comune denominatore dei centri della nostra regione, Andrea Silicati indossa le vesti dell’artista/abitante.
L’immagine quotidiana è praticata, rivisitata, trasfusa e restituita con grande energia creativa e rara efficacia. Silicati ridisegna i soggetti architettonici superandoli. Preconcetti o reali contraddizioni tra vecchio e nuovo tessuto, tra volumi storici e strutture moderne, icone di nuove esigenze abitative e commerciali, non sono la provocatoria ricerca del cattivo esempio o l’esasperata ricerca del “bello”, percezioni di difficile definizione tecnico/estetica, ma lo stimolo primario per l’espressione dell’artista. Le radici, possibile ostacolo a una visione più libera, sono l’humus che diviene gesto e colore, mentre il binomio forma/contenuto si rivela immediatamente riconoscibile, ma sempre nuovo e fresco, a volte familiare, ma mai visto così. “L’architettura attuale – dice Andrea Silicati – a volte si sovrappone, certo si rinnova e spesso si distingue nettamente dalle caratteristiche delle nostre città e ancor più dei nostri centri storici. L’architettura si reinventa ma a volte linee, forme, materiali potrebbero essere visti in altre città d’Europa o del mondo. Proprio questo è il mio maggiore stimolo, siamo quasi tutti abituati a leggere la città attraverso i canoni della “città museo”, qualcosa di indiscutibile perché bello e prezioso e antico a prescindere, ma a me piace prendere libertà da questo pensiero. Lascio che il segno distingua tutte quelle presenze, spesso nuove, interessanti e significative, al di là della contingenza o del puro richiamo estetico, evidenziando nel seguire una curva, o l’insieme del volume, l’inserimento socialmente attivo all’interno del tessuto urbano di un nuovo complesso.

Qualcosa che lascia il suo segno, diventando identità e luogo in divenire. Il ruolo della pittura è fondamentale in questo. Come il design e l’architettura hanno il potere di condizionare le relazioni sociali e la percezione spaziale, la pittura mi dà la possibilità di riplasmare l’immaginario su luoghi e spazi non ancora storicizzati nella memoria urbana”. Stimolante l’idea dell’abbinamento tra arte e architettura suggerita da Silicati, nulla di scontato però, anzi. È invece particolarmente originale il rovesciamento del piano che nasce dalla sollecitazione artistica creata dal soggetto architettonico, viceversa è piuttosto comune l’utilizzo del soggetto d’arte da parte dell’architetto come colto oggetto d’arredo.
La capacità di sintesi e la scelta stilistica dell’artista enfatizzano l’importanza dei volumi (o della loro assenza), amplificano i canoni della stessa architettura contemporanea.
Il segno insegue e vola con esiti di minimale leggerezza verso il gesto puro, il vuoto disegna il pieno spesso monocromatico, mentre le trame emergenti delle carte giapponesi utilizzate da Andrea Silicati come texture, divengono delicato intervento tridimensionale. Tagli e variazioni sulla stessa gamma cromatica del soggetto con i quali Andrea Silicati sa mirabilmente evocare uno spessore, una superficie, uno spazio altro.

Roberto Gigli

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