MENU

Verde matematico

Ufficio destrutturato da un nuovo colorismo spaziale 

Intervento: realizzazione di interni ad uso ufficio
Luogo: Moie di Maiolati Spontini (AN)
Progettista: arch. Gabriele Marinelli
Collaboratore: geom. Carlo Marinelli
Committente: Sogenus spa
Anno di redazione: 2009
Anno di realizzazione: 2010
Imprese esecutrici: opere edili e tinteggiature: Orazi Luigino,
Moie di Maiolati Spontini (AN); opere in acciaio e vetro:
‘A ferro e fuoco’ di Giampaoletti Massimo, Angeli di Rosora (AN); opere in legno: Falegnameria Cecchetti Alberto, Moie di Maiolati Spontini (AN); climatizzazione: Termoidraulica Carè Rosildo, Moie di Maiolati Spontini (AN); impianto elettrico e sicurezza: Tecnologia e Sicurezza srl, Jesi (AN)
Imprese fornitrici: pareti attrezzate: Babini Office spa, Camerano (AN); scrivanie e cassettiere: Della Rovere spa, Pesaro; sedie: Zamagna Live Design, Calabrina di Cesena (FC); Arredamenti Camilletti, Sassoferrato (AN); illuminazione: Elettrocentro snc, Jesi (AN); banner scenografico: Creative Project, Castelplanio (AN)
Dati dimensionali: superficie netta 140 msq

Foto: Alessandro Cerioni

Il progetto risponde all’esigenza della Sogenus – azienda operante nel ciclo di gestione dei rifiuti – di ampliare la propria sede amministrativa. I nuovi uffici trasformano due locali al piano terra del palazzo che la ospita. Le informazioni date dallo stato dei locali (scarsa luminosità e qualità delle finiture) e dalle precise richieste della committenza (basso numero degli operativi, necessità di pareti attrezzate, sala riunioni e ufficio direzionale) hanno portato a una composizione dello spazio aperta, dinamica efrattale, la cui percezione non è mai immediata, ma in relazione al movimento nello spazio stesso, articolato dalla posizione degli elementi architettonici e d’arredo (sia progettati e realizzati in opera che forniti); dove ogni singola parte e dettaglio rispondono alla concezione totale del progetto che si è voluta dare, e viceversa. L’ambiente costruito è prodotto non dalla somma di tali elementi quanto dalle relazioni che li rendono un organismo non separato e senza evidente soluzione di continuità. Il banner aziendale, illuminato dal basso, domina l’ingresso ed è visibile dall’esterno attraverso la vetrata: come i simboli del riciclo sulle altre, comunica con la città.

La trasversalità della sala d’aspetto rispetto alla massiccia parete di lamiera grecata che nasconde l’ufficio direzionale (dov’è la porta?) genera il passaggio che si apre all’ufficio operativo: addossate alla struttura-totem, hub tecnico, gravitano le scrivanie. La parete in vetro satinato che li divide diffonde la luce attraverso l’intero ambiente di lavoro; le porte vetrate realizzate a tutta altezza, che come piani verticali ruotanti conducono alla sala riunioni circondata da pareti attrezzate, idem: partendo da matrici neoplastiche si è giocato sull’alternanza delle superfici opache e trasparenti, e sullo sfalsamento in pianta delle pareti. Oltre al vetro satinato, anche altri materiali collaborano nel generare l’estetica – ciò che concerne la fisicità delle sensazioni umane – dei nuovi uffici. Acciaio inox (satinato e cromato: appendiabiti, struttura delle scrivanie e sedie, infissi, coprigiunti del pavimento laminato, plafoniere) e legno riciclato (pannelli osb: arredi su misura) rendono ancora più forte la loro identità e contrastano con la luminosità riflessa dal bianco delle pareti in cartongesso, dei piani delle scrivanie, delle sedie, delle tende a rullo e delle pareti attrezzate: lo spazio di lavoro. Come in un sistema a rete, il legame debole che collega dinamicamente il tutto si manifesta nel colore, nella sua dialettica col bianco: non banale decorazione ma struttura organizzatrice dello e nello spazio.

Una fascia verde chiaro (proveniente da fuori) oltrepassa il diaframma d’ingresso connettendo l’esterno con l’interno. Qui è affiancata da una linea verde scuro: entrambe mantengono una quota conforme all’altezza umana, evidenziano gli appendiabiti come bulloni sovradimensionati (richiami po-mo) e accompagnano lungo il corridoio. Ma è nella piccola area quadrata della zona pausa col mobile bar che il colore dilaga sulle pareti che la delimitano. Il verde (connesso con l’esterno: tempo di vita) avanza, compenetra e fa arretrare il bianco (tempo di lavoro), per poi evadere dalla finestra. La linea verde scuro, come un proun, devia e lascia la bidimensionalità della parete proiettandosi nello spazio tridimensionale sotto forma di mensola funzionale a quel luogo, collimante la parete inclinata del medesimo colore che segna l’accesso alla sala riunioni. Elementi della sensibilità suprematista attraversano lo spazio e si fondono con la pratica situazionista del colorismo spaziale verso una realtà plastica organizzata a livello superiore, dove colore e spazialità sono indissociabili “così come dal giallo con l’azzurro nascerà sempre il verde, non il rosa o il marrone: è verde. Verde matematico”.