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Visione e rigore nel secolo scorso

Il rivoluzionario sistema di costruzione di Ubaldo Fiorenzi

Se non siete curiosi, lasciate perdere. Achille Castiglioni

Il nome di Ubaldo Fiorenzi (1890 – 1949) è sicuramente sconosciuto ai più. Agronomo osimano con una grande passione per il costruire, vissuta non come strada per  facili profitti ma, in modo forse visionario, come sfida tecnologica e impegno sociale, fu l’ideatore di sistemi di costruzione innovativi che consentivano di realizzare edifici di dimensioni non troppo rilevanti con notevole risparmio di tempo e costi. Lavorando in Africa nelle coltivazioni del cotone, sentì l’esigenza di creare  un sistema di costruzione rapido ed economico. Il suo primo brevetto, la ‘Blocchiera idraulica Fiorenzi’,  riguarda una pressa idraulica montata su ruote per la produzione di blocchi di terra compressa a 250 atmosfere, con cui è possibile costruire i fabbricati utilizzando la terra raccolta in loco. Con questi blocchi, dotati di proprietà isolanti e resistenti all’acqua, si edificarono case coloniche in Libia  e in varie parti d’Italia, oltreché la villa Fiorenzi a Marzocca. Il secondo importante brevetto è quello della ‘Casseforme Fiorenzi’: “un’apparecchiatura metallica per la realizzazione di casseforme elevabili, mediante le quali è possibile gettare contemporaneamente e con la massima precisione tutti i muri interni ed esterni di un fabbricato, realizzando nel contempo i vani per porte e finestre, nonché gli incassi per la posa delle condutture e per i cavi delle apparecchiature elettrodomestiche” e anche per gli armadi a muro. Con questa tecnica costruì case per lavoratori in Jugoslavia e un villaggio per operai a Magenta. Nel 1945 Ubaldo Fiorenzi, l’architetto Giò Ponti, gli ingegneri Soncini, Bosisio, Fornaroli, Gho, fondano la STAR -Studi Tecnici Artistici Riuniti- e stipulano con la società Breda una convenzione che prevede l’utilizzo delle casseforme Fiorenzi nell’ambito delle ricostruzioni del dopoguerra. E nel 1947 le Cassaforme Breda-Fiorenzi vincono la medaglia d’argento della Triennale di Milano. Ma il programma più ambizioso è sicuramente il progetto per Marzocca, in cui esprime la sua idea globale che pone al centro di tutto temi fino ad allora poco considerati: sostenibilità nel costruire, benessere abitativo, relazione col paesaggio, reperimento del materiale in loco, economicità dei costi. Marzocca sarebbe dovuta diventare una piccola città ideale, una cittadina verde  anche grazie all’auspicato, ma mai realizzato, spostamento a monte della linea ferroviaria. Furono costruiti un centinaio di villini, di tre diverse tipologie, alcuni dei quali sono giunti ai nostri giorni conservando quasi intatte le caratteristiche originali. Tutti furono realizzati con l’impiego delle casseforme e con materiale di costruzione costituito da un conglomerato di cemento e ghiaia del litorale. Ubaldo Fiorenzi non trascurò neanche l’aspetto della comunicazione pubblicitaria e fece stampare  brochure e locandine che reclamizzavano villini con giardino e arredamento totale o parziale, ai prezzi, accessibili per la media borghesia dell’epoca, di 5, 8, 14 mila lire. Nel 1949, mentre era impegnato nella realizzazione delle palazzine del quartiere UNRA di Torrette di Ancona, viene a mancare in un incidente stradale e i suoi progetti si fermano. Progetti che avrebbero dovuto varcare l’Atlantico: il primo gennaio 1952 arrivò dagli Stati uniti il riconoscimento del brevetto delle Casseforme Fiorenzi, ma né il socio americano né altri ebbero la forza di proseguire senza la sua guida. Il lungo viaggio delle visioni di quest’uomo straordinario iniziato in Africa e approdato sulle rive dell’Adriatico, ci racconta di un pensiero semplice ma profondo e ci insegna come una natura curiosa permetta di spaziare da una ricerca vicina alle necessità degli uomini al rigore nel costruire, al rispetto e all’esigenza di una buona qualità di vita. Eravamo nella prima metà del secolo scorso.

Giovanna Fiorenzi, Stefania Scaradozzi

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