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Scatole magiche ecosostenibili

10 gennaio 2015 Visualizzazioni: 665 Eco Design

di Marco Federico Cagnoni

Le foto che realizzo sono create con una macchina fotografica autoprodotta, costruita con materiali semplici e poveri di facile reperibilità come il legno, il metallo, il sughero e il velluto che uniti insieme sono capaci di creare immagini molto particolari. Le sfumature sgargianti rimandano agli acquarelli e alla tecnica impressionista, ma soprattutto lascia ampio spazio alla narrativa, a favore di un’espressione personale, come la pittura astratta, o l’espressionismo stesso… Al di là dell’impatto visivo, e quindi del prodotto ultimo, la particolarità di queste immagini (a discapito delle comuni macchine fotografiche), non risiede nell’atto conclusivo della fotografia ma nel lavoro di progettazione dello stesso mezzo fotografico. Una sorta di simbiosi tra utente e manufatto, che è molto rara creare nel mondo consumista di oggi.

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Paragonabile all’andamento di una parte del design, che offre più attenzione al recupero di saperi del passato per contrastare periodi di crisi; ma soprattutto per il rispetto dell’ambiente grazie ad oggetti alimentati con la forza dell’uomo, con una durata media maggiore, e che sono frutto di una progettazione intelligente, ponendosi come l’antitesi dell’usa e getta. Per esempio la classica torcetta elettrica a dinamo, la cucina ad energia solare di Roger Bernard, la cucina a pedale di Christoph Thetard, i manodomestici di Dick van Hoff, le borse di Markus e Daniel Freitag, i generatori magnetici, e tutti gli oggetti che utilizzano i pannelli solari come le calcolatrici ecc. Ritornando a noi, questa sorta di scatola magica, che ho costruito, desta molta curiosità in coloro che sono abituati ad aver a che fare con prodotti altamente tecnologici già pronti, che eliminano totalmente una modifica da parte del fruitore. Proprio perché oggi il consumatore medio è colui che usufruisce delle situazioni entro i limiti posti dalla possibilità di avere una conoscenza generale, dove interagisce con oggetti sempre più complessi, che lo distaccano dallo spazio in cui vive. Senza andare troppo indietro nel tempo, il progresso crea l’esatto opposto di un vivere con semplicità, dove tutto era fatto “artigianalmente”, spesso attraverso un sapere centrale all’interno dell’individuo stesso, dalle stoffe fatte al telaio, ai tessuti in canapa, alla lavorazione dell’argilla, o ai generi alimentari come il pane, la farina, ai prodotti sott’olio ecc., in una società che non richiedeva più energia di quella che necessitava; dove il prodotto, dalla raccolta delle materie prime fino al suo smaltimento, era in armonia con la natura. Quindi dal mio punto di vista, vorrei che il mio lavoro sia preso come esempio per chi è sensibile nell’ambito dell’ecosostenibilità, e per tutti coloro che sono semplicemente curiosi e vogliosi di cambiare le cose, modificando e mettendo in discussione ciò che ci hanno insegnato, creando una rivoluzione intelligente contro il sistema consumo, unendo gli elementi che ci circondano per creare qualcosa di nuovo. E infine aggiungo che queste fotografie all’apparenza possono sembrare modificate con programmi digitali come photoshop o software con funzioni vintage tipo instagram ecc. Invece gli “effetti” che si vedono sulle foto, sono reali e non sono il risultato di una post-produzione. E proprio il bello di questa ricerca è rappresentato dall’incertezza, perché non si dispone di esiti fino al momento dello sviluppo. Il risultato ottenuto, anche se poco visibile, sfocato, rovinato o l’opposto dell’alta definizione (HD) sarà da parte mia sempre accettato, per via del lavoro di pazienza e per la frenesia che c’è dietro ad un singolo “scatto”, se cosi lo si può chiamare…

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