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Una scuola in un quadrato

27 marzo 2017 Visualizzazioni: 307 Architettura

a Tavernelle di Serrungarina

progetto di Caterina Bernucci

L’edificio della nuova scuola dell’infanzia di Tavernelle, progettata per 120 alunni, sorge ai margini del tessuto edilizio a bassa densità che si sviluppa ai lati della via Flaminia verso il fiume Metauro, in un’area destinata a impianti sportivi ed edilizia scolastica.

La realizzazione è stata possibile grazie al nanziamento ottenuto dal programma “6000 Campanili” del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Il progetto ha preso forma attorno a tre obiettivi individuati come fondamentali: la ricerca del massimo comfort per gli spazi destinati ai bambini, la possibilità di generare relazioni positive tra la nuova architettura e il paesaggio circostante e in infine il contenimento dei costi di realizzazione e l’ottimizzazione dei consumi e della gestione futura.
La scelta è stata quella di un edificio dalla forma semplice e compatta, essenziale dal punto di vista costruttivo ma ricercato nella spazialità. L’impianto architettonico è risolto all’interno di una pianta quadrata di 31 metri di lato, suddivisa in due porzioni uguali: la prima parte dell’edificio, rivolta verso la strada, ospita tutti gli spazi collettivi e gli ambienti di servizio disposti attorno ad una grande sala centrale.  Da qui si accede alla seconda porzione del quadrato, occupata da quattro sezioni didattiche, composte ciascuna da uno spogliatoio d’ingresso, un bagno, un piccolo deposito e in ne l’aula vera e propria. Cuore dell’edificio è dunque il salone centrale destinato alle attività libere; come in una piazza urbana qui si a affacciano tutti gli ambienti della scuola: l’atrio d’ingresso, le aule, il refettorio. L’attività progettuale si è giocata soprattutto nello studio della pianta con l’obiettivo di sintetizzare un programma articolato e tradurlo in una forma semplice. L’immagine planimetrica ricorda quella di un tangram, gioco in cui forme geometriche diverse e indipendenti si incastrano perfettamente ricomponendosi senza alcuno scarto all’interno di una cornice quadrata. Nella scuola gli spazi serventi sono ridotti al minimo, impostazione che ha permesso da un lato di risparmiare spazio e dall’altro, più importante, di dar vita a un sistema aperto, comodo e con spazi ampi ed accessibili, in diretta comunicazione tra loro e con lo spazio esterno. Il paesaggio circostante permea l’edificio, elementi naturali entrano negli spazi della scuola come parti del discorso, come sfondi, a affacci, quinte sceniche. Il salone centrale è pensato come un cannocchiale che si proietta all’esterno catturando il panorama della Gola del Furlo e incorniciandolo in una loggia di colore arancione, mentre dall’alto, abbondante luce naturale si riversa nello spazio interno attraverso un lucernaio longitudinale rivolto a nord. Le quattro aule hanno ciascuna una grande apertura che a accia sul verde del giardino e, più in lontananza, verso la valle del Metauro. Dalle aule si esce in un portico-frangisole realizzato con una tta ed esile struttura metallica che sorregge elementi modulari a lamelle in legno di cedro. Il portico-frangisole ha sia la funzione di proteggere le aule dall’irraggiamento diretto che di mediare il passaggio verso l’esterno generando un ambito intermedio pavimentato tra l’interno e il giardino. Logge e portico frangisole sono elementi che hanno una precisa funzione rispetto alle condizioni climatiche ma sono anche importanti elementi architettonici di intermediazione tra interno ed esterno, che arricchiscono l’esperienza spaziale e moltiplicano le possibilità di utilizzo dei vari ambienti. L’edi cio nel suo insieme opera una sintesi formale capace di unire povertà di mezzi e ricchezza spaziale con un risultato chiaro, misurato e dinamico.

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