MENU

Superstudio backstage 1966-1978

10 gennaio 2015 Visualizzazioni: 621 Exhibit

di  Cristiano Toraldo di Francia e Mariadele Conti

I documenti presentati sono un estratto della Mostra del 2000 al Centre Pompidou a Parigi, che ha poi viaggiato al Design Museum di Londra nel 2003, alla Pratt Gallery e alla Storefront di New York, al Design Centre di Pasadena (Los Angeles), al Zeuwiss Museum in Middleburg (Olanda), e finalmente nel 2012 in Italia al Centro Pecci a Prato e infine al MAXXI di Roma. Un’altra parte dei materiali è oggi contemporaneamente esposta a Villa Olmo a Como nella mostra “La città oltre Sant’Elia”. L’allestimento della Pescheria documenta alcuni anni di lavoro dal 1966 al 1978, con i quali, attraverso i progetti del Superstudio, e di altri gruppi del movimento che sarà nel 1973 definito “radical”, l’architettura italiana ha assunto il ruolo di capofila nel compito di traghettare il pensiero critico della disciplina dalla seconda alla terza modernità, con la convinzione che l’Architettura non fosse solo attività di risoluzione di problemi, ma anche strumento di comunicazione e conoscenza. Questo lavoro si può riassumere in quattro fasi. La prima (1966-68) chiamata della “Superarchitettura” già nel titolo rappresenta la presa di coscienza realistica della fine del mito della seconda modernità, che aveva visto nella produzione industriale la risoluzione delle contraddizioni sociali, attraverso l’assunzione del modello razionale della fabbrica, esteso con un disegno unico dal Piano della città, all’Architettura e al Design degli oggetti, visti come strumenti finali. Il problema è che il sistema non può sopravvivere con la produzione di oggetti razionali e definitivi, ma necessita di sempre nuovi modelli, capaci di rinnovare il desiderio di consumo. E ancora, se d’altra parte la città oramai non è più un luogo o una forma, ma una condizione e questa è trasmessa attraverso la merce, converrà partire progettando dagli oggetti. La Superarchitettura smascherava la contraddizione del progetto razionale e definitivo, accettava realisticamente questa logica cercando di renderla visibile, portandola al limite attraverso gli oggetti pensati come cavalli di Troia, per restituire capacità critiche e creatività agli utenti dei “deserti” domestici. Con la seconda fase (1968-71) chiamata degli “Istogrammi”, ovvero dell’architettura ridotta a neutri diagrammi tridimensionali, preso atto della capacità del sistema di volgere a proprio vantaggio ogni mossa, ancorché tesa a destabilizzarlo, abbiamo deciso di porre in atto un atteggiamento riduttivo, coscienti che qualsiasi fosse la forma, l’architettura, avendo perso ogni capacità comunicativa o di rappresentazione, si riduceva a un puro dato di quantità: l’utopia negativa del Monumento Continuo, istogramma a scala planetaria neutro e senza facciata, smaschera la definizione di “Grande è bello”. A conferma di questa ipotesi 25 anni dopo, nel 1995, uscirà il libro di Rem Koolhas dal titolo “S,M,L,XL”. Il modello non era più la fabbrica, ma la scatola neutra del supermercato. La terza (1971-73) con il progetto della “Supersuperficie” corrisponde ad un ulteriore passaggio critico nel quale si prende coscienza dell’evoluzione dell’individuo dal modello leonardesco/vitruviano, alla visione dell’uomo macchina razionalista, all’uomo che si avvia ad estendere i propri sensi nello spazio e nel tempo della rete digitale. Nel frattempo l’architettura ha perso anche il suo valore tridimensionale, per ridursi a puro supporto di comunicazione, riducendo il suo spessore alla superficie cablata del pianeta. L’architettura si adegua alle leggi della merce: quest’ultima ha vinto la sua battaglia. Con l’ultima parte del lavoro critico di Superstudio, “Gli Atti fondamentali”, si sposta ancora l’obiettivo verso l’indagine antropologica, per indagare l’architettura come rituale, come fatto mentale e culturale. CTF

Leggi di più

Non è un caso che la sezione design della Pescheria abbia proposto con la mostra Superstudio backstage 1966-1978, una riflessione su uno dei gruppi che hanno dato vita ad un particolare periodo di ricerca che si è sviluppato nella Firenze degli anni ‘60. Un periodo ricco di ricerche di avanguardia sui linguaggi visivi, sul design, sull’architettura, sull’urbanistica ma anche e soprattutto sul modo di intendere la produzione e sulle condizioni della vita nell’ambiente costruito. Si esce da una consuetudine del progetto fisico e da una tradizione della ricerca formale sugli oggetti di design e sull’architettura che appare sempre più distante dai modi di sentire e dai comportamenti emergenti. Nuove configurazioni simboliche, allusioni anticipatrici ai sistemi informativi globali che presto diventeranno realtà – il web è forse la concretizzazione più estesa e densa di significati del “monumento continuo” di cui ci parla Superstudio – delineano un nuovo pensiero sociale e una forte spinta di rinnovamento nei modi di sentire e di vivere. Anche gli oggetti di design che vengono creati in questo periodo, più che dei prodotti, sono anticipazioni allusive di un nuovo modo di usare e di pensare gli ambienti domestici, di impiegare colori e materiali, che influenzeranno sotto molti aspetti il design degli anni successivi. I tavoli “quaderna” di Zanotta sono ancora in produzione e le lampade Gherpe e Passiflora sono rieditate da Poltronova, dimostrando la loro attualità. Superstudio è una delle punte più avanzate e più lucide di questo progetto che conteneva posizioni e orientamenti anche molto diversi e non privi di contraddizioni, che scuotono la cultura tradizionale della città fiorentina e raggiungono in breve tempo una risonanza nazionale ed internazionale imprevedibile. Guardiamo con attenzione questa volontà di comprendere una realtà che cambia e questa spinta che oggi chiameremmo “innovativa” con un’espressione forse troppo abusata, ma che interpreta un’aspettativa diffusa nella attuale situazione critica: le invenzioni, le ricerche e le coraggiose utopie degli anni 60 e 70 rappresentano una sfida forse non irripetibile, per il cambiamento. I materiali di Superstudio backstage approdano in Pescheria dopo essere stati protagonisti di diverse esposizioni al Design Museum di Londra, a New York in tre diverse gallerie – Pratt Manhattan Gallery, Artist Spaces, Store Front for Art and Architecture –, al Pasadena Art Center di Los Angeles, in Olanda al Zeewus Museum e in seguito al Beaubourg di Parigi ed al Maxxi di Roma. All’interno della mostra sono stati presentati molti documenti inediti sull’attività del Superstudio provenienti dall’archivio di Cristiano Toraldo di Francia con 70 stampe digitali in bianco e nero e a colori che documentano la vita e l’attività del gruppo fondato nel dicembre del ’66 da Adolfo Natalini e Cristiano Toraldo di Francia e a cui si aggiungeranno Piero Frassinelli, Alessandro e Roberto Magris e Alessandro Poli. MC

Leggi meno
Sfoglia la rivista Mappe 2
  • 8730g
  • 8731g
  • 8732g
  • 8733g
  • 8734g
  • 8735g
  • 8736g