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Torre di Babele del XXI secolo – Tania Dragoni

16 gennaio 2015 Visualizzazioni: 620 Tesi

Università degli Studi di Camerino Unicam Facoltà di Architettura

Tesi di laurea in progettazione architettonica di  Tania Dragoni

Relatore prof. Umberto Cao

Ovvero la Città zappata

La “Torre di Babele del XX secolo” è un grande edificio che emerge su Roma dall’esplanade del Campo boario dell’antico e dismesso Mattatoio Testaccio, come la Torre di Babele emergeva su Babilonia. Dovrà accogliere la moltitudine multietnica che popola le metropoli contemporanee. È una architettura che rilancia la sfida della torre mesopotamica distrutta da Dio affinché gli uomini si disperdessero nel mondo con lingue, usi e costumi diversi. Qui invece gli uomini devono ritrovarsi e vincere la sfida, accomunati dalle loro sofferenze e difficoltà, ma forti delle loro tradizioni. Dalle lingue diverse dovrà emergere una unica parola di pace e solidarietà. Sarà una architettura che potrà richiamare le forme dell’antica Torre di Babele così come la leggenda ce l’ha tramandata, ma sarà una architettura contemporanea, polifunzionale, molteplice e multiforme; che dia casa ai popoli che qui si sono rifugiati, che contenga anche spazi per lo studio, la preghiera, il tempo libero, il commercio. Tutto insieme come una piccola città contenuta in un cubo XL di metri 90 x 90 x 90, una città zippata che rifiuta la coerenza di un linguaggio architettonico, preferendo l’incoerenza delle immagini e degli stili che caratterizza ogni città contemporanea. Con queste premesse gli studenti del 3° anno del Corso di Laurea in Scienze dell’Architettura dell’Università di Camerino con sede in Ascoli Piceno hanno partecipato al workshop guidato dal prof. Umberto Cao, con l’aiuto degli architetti Giovanni Rocco Cellini e Maurizio Tempera, che li avrebbe portati alla tesi di laurea triennale.

La città caotica della Babele moderna
Tania Dragoni ha immaginato che all’interno di un gigantesco cubo cavo si svolgessero ad ogni piano percorsi sotto forma di tortuosi ballatoi che richiamano le strade delle città antiche. Ogni percorso è diverso dagli altri e inviluppa funzioni sempre variabili. L’unità dell’edificio è solo nella sua stereotomia cubica esterna. La vita comunitaria degli abitanti di cultura e lingua diversa si svolge tutta all’interno, da dove si può sempre guardare la luce del cielo che piove dall’alto, ma dove piccole e grandi aperture consentono la vista della metropoli al di là del fiume.

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