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Orto: Un negozio sospeso a filiera corta

23 aprile 2015 Visualizzazioni: 722 Interni, Architettura

Progetto di Dayla Riera

soSPESO_KM0” nasce da tre ragazzi, poco più che ventenni, legati dall’attenzione per l’ambiente e dalla fiducia verso il futuro. Tanti sogni, poche risorse economiche, voglia di fare… Fattori questi, che hanno portato alla realizzazione di una piccola perla di speranza, che nasce da un garage, si trasforma e diviene spazio conviviale prima che luogo di vendita, un sogno prima che un attività commerciale. “soSPESO” vuole proporre un nuovo modo di fare la spesa, senza imballaggi, attento alla natura e alla sua salvaguardia.

Non è un supermercato ma una bottega dagli antichi sapori, dove è possibile acquistare prodotti provenienti dalla terra marchigiana, a filiera corta e a costo ridotto grazie alla politica del “no packaging” “no waste”. La differente concezione di vendita si riversa anche nel concetto architettonico alla base dell’intervento. Interamente realizzato con materiali di riuso, recupe- rati da un vecchio garage che doveva essere ripulito, lo spazio si definisce attraverso pallets “sospesi”, corde, cassette di legno assemblate, pannelli OSB e assi di legno che si aggregano, divengono modulo e riprendono nuova vita e nuove funzionalità.

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Le cassette aggregate appese al muro si trasformano in scaffali espositivi o, con l’aggiunta di manici di scopa come gambe d’appoggio, in GAMBALUNGA, espositori mobili “spostabili”; assi in legno grezzo recuperate da un cantiere edile fungono da quinta scenica dello spazio, intervallati da mensole espositive; una vecchia molletta fermacarte e un foglio di acetato diviene MOLLALAMP, lampada a sospensione. Ogni oggetto realizzato ha un nome, ha una propria storia, nasce da altro e si trasforma in altro… Il legno nella sua accezione più grezza, è il protagonista. Muta e trasforma l’ambiente in un luogo flessibile e polivalente. Infatti, molti dei contenitori/espositori perimetrali realizzati in OSB, qualora necessario, con il solo ausilio di cuscini, possono fungere da sedute, per poter ospitare conferenze ed eventi, anche non strettamente legati all’attività di vendita. Inoltre, gran parte degli oggetti che compongono l’arredo sono stati realizzati senza l’aiuto di ditte specializzate, ponendo alla base il concetto dell’ “handmade”. Per sopperire alle ovvie problematiche di manualità, è stata il più possibile semplificata la tecnologia costruttiva, sostituendo, per esempio, le cerniere con calamite per l’apertura dei contenitori e sono stati usati punti metallici per l’ancoraggio delle cassette. Un lavoro di passione e di scoperta, di semplicità costruttiva e realizzativa. Oltre all’aspetto meramente architettonico, particolare cura e progettazione è stata dedicata all’aspetto comunicativo e grafico. I disegni interni, le illustrazioni e le istruzioni d’uso, sono state realizzate completamente a mano, ove possibile direttamente sui contenitori/ pannelli, enfatizzando ulteriormente l’aspetto “handmade” e “homemade” di tutta l’operazione. I colori del logo, il font usato, trasmettono l’anima di questo luogo, riconducendo il tutto ad un’unica linea generatrice, ovvero al ritorno alla manualità. Nell’era della tecnologia, che tutto genera e gestisce, che tutto equalizza e rende piatto, vi è l’intento di far diventare quest’ultima mero strumento, usato nelle giuste dosi per riprendere quella manualità che spesso si dimentica, ma che rende particolare ed unico lo spazio, dall’architettura alla grafica, dalla vendita al cibo.

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